I geositi: luoghi per la protezione del patrimonio geologico

Data: 28/02/2012 / Inserito da: / Categorie: Informazione Tecnica / Commenti: 1

di Francesco Zarlenga (ENEA, CRE-Casaccia, UTRINN, ROMA)


La conservazione del patrimonio geologico: i geositiIl lettore non specialista potrà chiedersi giustamente cosa significhi il termine geotopo o geosito, che possiamo definire come un luogo ove siano presenti peculiarità di scienze della terra, che rivestano un valore scientifico nell’ambito del più ampio contesto geologico di riferimento.

Facendo un semplice esempio, può essere considerato un geosito un giacimento di fossili che attesta una particolare presenza di specie o segna un evento ambientale particolare nella storia geologica evolutiva regionale.

La sua importanza sarà locale, regionale, nazionale o internazionale a seconda del valore rappresentato. Se non fossero stabiliti dei criteri di selezione standard, ogni singolo ciottolo di ghiaia potrebbe essere considerato un geosito: provate a immaginare la storia geologica e i processi subiti dal ciottolo per diventare quello che ora è.

Anche in Italia, pur se con qualche sfumatura relativa alla specializzazione degli operatori, è più o meno accettata come filosofia che può regolare la scelta dei siti quella proposta dagli autori anglosassoni, che suggeriscono come logica migliore da seguire per la selezione dei geositi quella di pensare di realizzare un libro (“Domesday Book”) in cui leggere le varie tappe, contenute nei siti prescelti, dell’evoluzione geologica dell’area.

Di conseguenza, la base di valutazione per l’attribuzione del valore che consente, per la nostra legislazione, di porre sotto tutela il bene geologico in questione, è stata basata sui seguenti elementi:
- rarità e condizione, riferiti sia al processo di formazione, sia al significato scientifico a scala regionale;
- diversità;
– caratteristiche di rappresentatività;
– valore storico e “posizione chiave”, per il valore scientifico;
- valore educativo-didattico;
- viabilità e accessibilità;
- vulnerabilità;
- valore scenico, per il suggestivo risalto nel contesto paesaggistico;
- valore socio-economico;
- valore culturale.

Per quanto riguarda come possa essere valutato in modo univoco l’interesse scientifico, tutti gli autori italiani che si sono occupati dell’argomento concordano, pur se con diverse sfumature di posizione, con lo schema proposto nell’ambito del progetto“Censimento dei geotopi della provincia di Modena”.  Tale schema indica nella valenza geologica (definita anche rappresentatività o significatività) il metodo d’attribuzione del valore scientifico, che può essere relativa al modello di evoluzione, all’esemplarità didattica, all’esempio paleoambientale, al supporto ecologico e infine al valore storico-culturale del sito nell’ambito della storia delle scienze geologiche.

Ogni oggetto che pertanto contenga un significato scientifico nel contesto geologico di riferimento è da considerarsi un geosito, che a seconda del suo grado di interesse potrà essere definito di interesse mondiale, nazionale, regionale o locale. Il geosito può avere sia una dimensione puntuale (alcuni esempi: sito paleontologico, scarpata di erosione, affioramento mineralogico), sia una dimensione areale, e in tal caso può essere significativo di più settori di scienze della terra (per citare un caso, la passeggiata dell’amore”, nelle Cinque Terre in Liguria, è un geosito rappresentativo dei seguenti settori e sottosettori: morfologia, geologia strutturale, sedimentologia, petrografia, con valenze di esemplarità didattica legate al modello di evoluzione costiera dei versanti, di tipologia di strutture tettoniche, di strutture sedimentarie che evidenziano processi e ambienti ecc.).

Il bene geologico deve essere inteso come risorsa, che si trasforma da eredità da consumare a bene non riproducibile su cui orientare azioni equilibrate. Va tuttavia rimarcato come la centralità del concetto di “conoscenza” del bene territoriale, come presupposto alla gestione del territorio stesso, è stato espresso e si è evoluto nel corso degli anni nella giurisprudenza italiana.

Il territorio deve considerarsi sia come spazio reale su cui le società operano mediante le loro potenzialità culturali, in intimo rapporto con l’ambiente naturale e antropico modellato e contrassegnato dalla vicenda culturale che vi si è svolta, sia infine come contenitore totalizzante dei beni culturali e ambientali, recuperando pertanto l’unità del concetto del bene culturale, in luogo della tradizionale divisione tra beni umanistici e naturalistici.

Anche il concetto di parco inteso come area protetta si è modificato nel tempo, passando da un regime quasi eccezionale di governo del territorio, all’interno del quale si prefigurano zone in cui è preclusa l’azione dell’uomo, perché considerata dannosa in quanto tale, a uno strumento di pianificazione territoriale, di  controllo sociale, di gestione di talune attività umane, in questo modo riconvertite e finalizzate al perseguimento di una politica di protezione.

Nella fase storica segnata dalla nascita dei primi parchi nazionali, fu adottato il modello di “parco riserva“, caratterizzato dal divieto di una serie di attività umane, con possibilità di eccezioni in seguito al permesso dell’autorità del parco. Quest’ultima si configura, in realtà, come svuotata di poteri di gestione del territorio su cui insiste e si trova nell’unica condizione di vietare o autorizzare le utilizzazioni del suolo, mediante provvedimenti decisi caso per caso, non riferiti cioè a un piano di uso globale del territorio.

Il parco si trova costretto quindi a svolgere un ruolo di guardiano dei vincoli e a collocarsi di conseguenza in una posizione meramente difensivistica. Il moderno concetto di parco prevede invece la trasformazione dello stesso in un istituto giuridico che prende in considerazione anche i valori culturali connessi  alla vita e alle attività dell’uomo, prevedendo un equilibrato sviluppo del territorio e delle popolazioni residenti.

Di conseguenza, le priorità conservative tendono a combinarsi con altri aspetti più dinamici, tesi ad assicurare la promozione, la pubblica fruizione, il recupero turistico ed economico di quelle zone. Attualmente, a rimarcare il forte interesse per la geoconservazione, sono nate numerose associazioni, tra cui la Sigea e l’International Association of Geomorphologists (quest’ultima cura prevalentemente gli aspetti geomorfologici, tendendo a svolgere un prevalente ruolo di informazione scientifica), l’Associazione GT (Geologia e Turismo) che tenta di sviluppare l’utilizzo dei geositi ai fini di un turismo culturale qualificato ed infine l’Associazione Geologia e Vino, che tenta di associare alcune peculiarità viti-vinicole alla particolare struttura del territorio. 

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  • Matteo Garofano

    Salve, esiste anche l’Associazione Geoturismo che gia’ dal 2001 si occupa di geoturismo ovvero turismo a tema geologico in Italia e all’estero.
    Sito web: http://www.geoturismo.it/