5 modi per vincere una causa di ingegneria forense

Data: 11/06/2014 / Inserito da: / Categorie: Informazione Tecnica / Commenti: 0
Le cognizioni specialistiche dell’ingegnere rappresentano una condizione necessaria, ma non sufficiente, per fornire consulenza tecnica processuale in quanto tale esercizio esige che le questioni tecniche siano esaminate in rapporto alla giurisprudenza e vanno a interessare quella branca dell’ingegneria detta: ingegneria forense.


Cosa fa il CPT

L’attività del consulente tecnico di parte (CTP), sia nel processo civile che penale, deve prima di tutto conformarsi ad alcune regole generali:

  • la strategia processuale è definita dal difensore e pertanto gli accertamenti tecnici dovranno incentrarsi sulle questioni poste a base della strategia
  • il giudice, chiamato ad apprezzare la bontà dei metodi d’indagine, le valutazioni e le conclusioni  del CTP, è  privo di cognizioni tecniche e fonda il proprio convincimento sui comuni criteri di verifica quali l’autorevolezza dell’esperto, il riconoscimento scientifico della metodologia adottata, la coerenza e la logica delle argomentazioni
  • le valutazioni del CTP devono reggere il confronto con quelle del consulente della parte avversa e del CTU; il CTP si asterrà pertanto da qualunque affermazione priva di solido fondamento che, specialmente nella dialettica dibattimentale del processo penale, potranno farlo apparire superficiale o incompetente  e provocare  grave pregiudizio alla causa del proprio cliente

 

Il CTP nel processo penale

Nel processo penale per un reato colposo, il CTP non è chiamato a “trovare il colpevole”, ma principalmente deve opporre proprie argomentazioni alle fonti di prova che il PM adduce al processo nei confronti del cliente indagato/imputato, con l’ausilio del proprio consulente tecnico; nello specifico del reato colposo, il CTP dovrà incentrare i propri accertamenti sul confronto del comportamento tenuto dall’indagato/imputato con le regole di condotta e, distintamente:

  • la regola positiva, ovvero la norma precettiva contenuta in una fonte normativa; il consulente dovrà quindi condurre un raffronto tra il comportamento del cliente e le cautele (omesse o violate) richieste dalla specifica fonte giuridica (leggi, regolamenti, ordini, discipline);
  • la regola comportamentale del cosiddetto agente modello che  trova la propria fonte nell’esperienza e nel contesto sociale. Il  parametro di riferimento è in questo caso la condotta ideale di una persona accorta e prudente che eserciti  la stessa attività del soggetto agente e il raffronto sarà condotto ponendosi in una visione retrospettiva, nelle stesse condizioni in cui il cliente si è trovato ad agire e rapportando il suo operato ad un astratto modello di riferimento.


Il punto fondamentale riguarderà il rapporto di causalità, cioè quel particolare nesso in forza del quale è possibile affermare che un determinato evento è conseguenza di una certa azione o omissione.
Compito del CTP è individuare dei parametri che consentano di definire un rapporto di derivazione eziologica fra determinati fenomeni. La risposta a un simile interrogativo è fornita dalla cosiddetta teoria della condicio sine qua non. Secondo tale impostazione, con il termine causa deve intendersi ogni singola condizione dell’evento, ogni antecedente senza il quale l’evento  non si sarebbe verificato.
In una prospettiva sfavorevole al proprio cliente, il CTP dovrà porre in evidenza tutti gli aspetti tecnici che possano concorrere al riconoscimento delle circostanze attenuanti previste dal c.p.p.



Il CTP nel processo civile

Nel processo civile, l’onere della prova grava sulla parte attrice e il CTP è chiamato allora ad evidenziare l’esistenza di una fattispecie che leghi storicamente un evento o a una condotta o a cose o a fatti di altra natura che si trovino in una particolare relazione con il soggetto chiamato a rispondere di un danno.

La causalità in ambito civile pone in evidenza due aspetti:

  • il rapporto che deve sussistere tra comportamento ed evento perché possa configurarsi una responsabilità strutturale;
  • il rapporto di collegamento tra l’evento e il danno che permette l’individuazione delle singole conseguenze dannose, con la funzione di tracciare i confini di una responsabilità risarcitoria (causalità giuridica).

 

Le differenze

Ciò che muta tra processo penale e quello civile è la regola probatoria:

  • nel processo penale vige la regola della prova oltre il ragionevole dubbio
  • nel processo civile vige la regola del più probabile che non, stante l’equivalenza degli interessi in gioco tra le due parti in lite


Il nesso eziologico tra condotta commissiva e danno subito potrà quindi essere ritenuto esistente qualora una legge scientifica o statistica di copertura porti a formulare il giudizio che sussista una preponderante evidenza che dalla commissione di un determinato fatto segua un determinato danno.

Tale certezza probabilistica non può discendere solo da dati statistici, ma va fondata mediante gli elementi di conferma (e nel contempo di esclusione di altri possibili elementi) che il caso concreto evidenzia.
Inoltre sia il rapporto di causalità che il concorso di cause vanno temperati dalla teoria della causalità adeguata secondo la quale la casualità nasce con un evento adeguato, ovvero con un’azione idonea a generarlo, escludendo gli effetti improbabili.

Nella quantificazione del danno, infine, il CTP dovrà esplicitare quale criterio dell’Estimo abbia utilizzato per formulare il suo giudizio di stima e indicare la fonte (ufficiale o comunque autorevole) da cui ha tratto i parametri di stima.


di Pippo Sergio Mistretta

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