Piano anti-dissesto idrogeologico. Il governo accelera sempre quando piove

Data: 30/12/2014 / Inserito da: / Categorie: Informazione Tecnica / Commenti: 2

Non è la prima volta che parlo di dissesti idrogeologici. Spesso l’ho fatto lamentando lassismo da parte delle istituzioni. Questa volta però parlerò del maxi piano anti-dissesto idrogeologico che in questi giorni il governo e le regioni stanno mettendo a punto.

I disastri idrogeologici sembra che siano purtroppo sempre più frequenti e sempre più tragici. Per molte regioni di Italia l’inverno non è cominciato nel migliore dei modi: le emergenze meteo sono state tante e i danni molto ingenti.
Il mio pensiero vola subito alle recentissime alluvioni di Genova e in Toscana. O agli allagamenti di cui è stata protagonista Roma.
Gente costretta ad abbandonare la propria casa, che ha perso i propri ricordi molti che hanno perso anche la vita durante questi tragici avvenimenti…
E l’elenco delle alluvioni sembra allungarsi, e considerato che siamo appena entrati nella stagione invernale e che le previsioni sono tutt’altro che buone, c’è da mettersi le mani ai capelli.

Secondo uno studio sui disastri naturali in Italia pubblicato nel 2013 dal Centro Euro-Mediterraneo di Documentazione e Ingv, in Italia il numero di vittime dovute a frane e alluvioni è secondo solo ai terremoti.
 


Basta dare un’occhiata ad alcuni numeri, per rendersene conto:
 

  •  tra il 1850 e il 1899 le vittime e i dispersi a causa delle frana erano 614

  • nella prima metà del ’900 le vittime sono aumentate a 1207

  • tra il 1950 e il 2008 in Italia sono state registrate 4103 vittime per eventi franosi (di cui 1917 per il solo Vajont).


Quindi è chiaro che questi disastri ambientali legati all’instabilità idrogeologica dei terreni non sono certo una novità, sono decenni che non si fa altro che rattoppare e correre i ripari quando da tempo si richiede una serie di interventi anti-dissesti idrogeologici lungo tutto il territorio italiano. Proprio perché pressato da questi avvenimenti e da queste continue emergenze, a fine novembre il Governo ha spinto il piede sull’acceleratore per definire – come previsto dall’articolo 7 del cosiddetto decreto Sblocca Italia – un maxi piano anti-dissesto idrogeologico.


Il maxi piano anti-dissesto idrogeologico


Il piano anti-dissesto idrogeologico consiste in un maxi piano per cui sono stati stanziati 7 miliardi di euro da erogare in sette anni.


Il maxi piano prevede nel 2015 l’avvio di oltre mille cantieri per un valore di oltre 1 miliardo per tamponare il rischio idrogeologico. La novità è che non ci saranno gare di appalto, ma per accelerare i tempi si sfrutteranno le deroghe al codice degli appalti che sono state introdotte dal già citato decreto Sblocca Italia.

In pratica si tratterà di un grande piano di emergenza: per lo più i cantieri saranno dedicati a piccoli interventi che costeranno meno di un milione di euro ciascuno. Non si tratterà quindi di grandi opere, per una volta.

Infatti sono solo 20 i progetti da più di dieci milioni. Tra i quali  ci saranno le tanto attese opere di consolidamento dell’area di Giampilieri nel Messinese, che nel 2009 era franata per via di un’alluvione provocando 25 vittime.
Nel piano rientrano anche le opere per la messa in sicurezza del Lago d’Idro a Brescia (50,3 milioni).

Questo maxi piano che prevede migliaia di piccoli cantieri qua e là per il territorio e con un cronoprogramma molto breve è stato messo a punto principalmente per due motivi:

 

  • mettere in sicurezza le zone a rischio alluvione e frane
  • far prendere una boccata d’aria al settore edilizia.

 

Questo espediente sarà veramente un toccasana per il territorio e per l’economia?

Il Sole24ore però mette una pulce nell’orecchio e suggerisce che il rischio è che però queste gare siano sottratte al mercato. Questo timore è dovuto al fatto che con il famosissimo (che ho paura diventi presto famigerato) decreto Sblocca Italia ha innalzato da uno a 5,18 milioni il tetto massimo per l’assegnazione degli interventi sulla difesa del suolo con la formula della procedura negoziata senza bando, riducendo in questa maniera anche i termini per le offerte, pubblicando il bando solo sul sito dell’ente e con la possibilità di firmare il contratto subito dopo l’assegnazione.
 

Non ci resta che attendere e vedere l’evoluzione di questo piano. Io spero che sia davvero un modo per sbloccare l’empasse in cui si trova il mondo dell’edilizia oramai da anni. Ma spero soprattutto che a giovarne sia il territorio.
Torna indietro

I dati saranno trattati per consentire l’inserimento e la pubblicazione dei commenti attraverso una piattaforma esterna (Disqus). Prima di lasciare il tuo commento, leggi l’informativa privacy

  • Massimo Sergenti

    Mi ricollego al punto
    “far prendere una boccata d’aria al settore edilizia.”
    In sintesi, nella Regione Marche la L.R. 22 del 23/11/2011 “Compatibilità Idraulica delle Trasformazioni Territoriali” e succ. integrazioni, prevede che si attuino studi e interventi anche rigorosi per l’adeguamento delle reti idriche, in prospettiva di una trasformazione territoriale che produca un aggravio di carico nelle reti esistenti, oltre alla valutazione dell’invarianza idraulica. Il richiedente di una concessione edilizia nel Comune di appartenenza, per l’approvazione delle misure compensative/mitigative, da parte della competente Autorità idraulica (Provincia), deve studiare ovviamente l’intero bacino imbrifero. Se questi tra i primi richiedenti e se i lavori proposti sono stati approvati con ogni prescrizione possibile (legittima), è costretto ad eseguire in prima persona tutti i lavori necessari. Ovvero a sistemare aste fluviali (canali, fossi) per centinaia di metri, ampliare gli attraversamenti, costruire intere vasche di laminazione o casse di espansione. La L.R. 22/2011 è senz’altro ottima, ma a cosa ha portato? Ha portato al blocco dei lavori e addirittura alla rinuncia, per le eccessive spese di sistemazione idraulica, stante la mancanza d una pianificazione preliminare a livello di PRG. Conclusioni: la legge è buona, il rischio idraulico rimane invariato, l’edilizia già in crisi si ferma del tutto.
    Massimo Sergenti

  • Enrico Flaccovio

    Purtroppo è esattamente così