Prove distruttive e non distruttive: finalità, metodi e… limitazioni

Data: 17/07/2015 / Inserito da: / Categorie: Senza categoria / Commenti: 0
prove-distruttive-e-non-distruttive Sei tra quelle persone che preferiscono preservare oppure pensi che sia meglio distruggere per rifare qualcosa che ha evidenti problemi direttamente da zero? Io non lo so, sono indecisa… se hai letto i miei articoli degli ultimi mesi avrai capito che amo la tecnologia e che sono fortemente tendente all’innovazione, ma dall’altra parte è anche vero che abbiamo tante strutture che dovrebbero essere preservate. È per questo motivo che oggi ho deciso di parlarti di prove distruttive e non distruttive sugli edifici in ca, approfondendone le finalità, i metodi…. e anche le limitazioni.

Prove distruttive e non distruttive: le finalità

Le prove distruttive (o metodi diretti) comportano la distruzione del campione di calcestruzzo o di acciaio e consistono in esami analitici (chimici, fisici, petrografici) o in prove meccaniche su campioni di calcestruzzo o di armatura prelevati, rispettivamente mediante carotaggio e taglio, dalla struttura esistente. Le prove non distruttive – o che determinano un ridotto disturbo – richiedono, come previsto dalla UNI EN 13791, la calibrazione delle curve di correlazione, base o di riferimento, mediante il prelievo di un numero significativo di carote. È il caso di sottolineare che questa sostituzione può essere adottata solo in presenza di un numero di prelievi (carote) statisticamente rappresentativo, infatti la C.M. n. 617/2009 prevede un numero minimo di prelievi in funzione della superficie dell’opera e consente di sostituire non più del 50 per cento di prelievi, nella misura del triplo, da controlli non distruttivi:

  • esempio 1: sono previste 40 carote, allora è possibile ridurre a 20 i prelievi e integrarli con non meno di 60 prove non distruttive
  • esempio 2: sono previste 4 carote, non è possibile eseguire due prelievi anche integrandoli con 6 controlli non distruttivi.

L’estrazione di tutte le carote deve essere effettuata in coincidenza della stessa area nella quale vengono eseguiti i controlli non distruttivi (velocità di propagazione, indice di rimbalzo, prova di estrazione, ecc.) in maniera da costruire le curve base di correlazione dei metodi indiretti sulla scorta delle procedure indicate dalla uni en 13791.

Limitazioni delle prove non distruttive – calcestruzzo

I controlli non distruttivi e localmente distruttivi consistono in indagini strumentali (indice di rimbalzo, velocità di propagazione degli ultrasuoni, forza di estrazione, misura della penetrazione della sonda, impact-echo, emissione acustica, radar, metodi magnetometrici, ecc.) ed, eseguiti direttamente sulla struttura, consentono di ridurre, e di circoscrivere, alla parte superficiale il danno eventualmente prodotto con metodi più invasivi. L’impiego di queste metodiche consente di ottenere, dal calcestruzzo in opera, informazioni prevalentemente di tipo qualitativo anche se la letteratura tecnica fornisce delle procedure da seguire per la stima della resistenza a compressione del calcestruzzo in opera. Il ricorso alle prove non distruttive è consigliabile quando la precisione e la riproducibilità del metodo sono ritenute coerenti con l’obiettivo dell’indagine, solo in presenza di una curva di taratura e di un campione di dati statisticamente significativo. I controlli non distruttivi presentano minore dispersione e risultano più riproducibili per calcestruzzi di buone caratteristiche meccaniche; particolare attenzione richiede invece l’elaborazione dei risultati sperimentali di calcestruzzi di classe inferiore.

Metodi

I metodi che non arrecano alcun danno alle strutture, quali la determinazione dell’indice di rimbalzo (sclerometro) e la determinazione della velocità di propagazione degli ultrasuoni, o che arrecano un danno limitato, quali la prova di estrazione (pull-out) o la prova di penetrazione (sonda Windsor), sono quelli più frequentemente impiegati e sono oggetto, ad esclusione della prova di penetrazione, di una specifica norma armonizzata che richiede la correlazione del parametro non distruttivo determinato con la resistenza alla compressione delle carote prelevate dalla struttura.

Questo è quanto ho da dire sulle prove distruttive e non distruttive, o meglio è quello che ho potuto “rubacchiare” dal libro del nostro caro autore e amico Salvatore Lombardo. Certamente c’è molto altro da dire sull’argomento ma se ti va puoi aiutarmi tu a svilupparlo meglio utilizzando i commenti, al momento – come ti ha anticipato Enrico nell’articolo di un paio di giorni fa – qui in DF siamo al lavoro sul nuovo sito… quello vecchio lo stiamo distruggendo, con tutte le prove e i controlli del caso!
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