E se sparissero gli Ordini Professionali?

Data: 25/05/2016 / Inserito da: / Categorie: Informazione Tecnica / Commenti: 7
Firenze, gennaio 2020. Fa freddo, vento impetuoso di tramontana, a tratti nevischia.

C’erano una volta gli Ordini professionali, istituiti con regi decreti risalenti agli anni ’20 del Novecento.

Circa un anno fa (febbraio 2019) con un provvedimento “lampo” il Governo ha posto fine ad alcune istituzioni, in particolare quelle che tra pochi anni avrebbero compiuto un secolo di attività cioè rispettivamente quelle degli Architetti, Geometri e Ingegneri. La Legge Cinelli, una norma che ha disposto l’immediata smobilitazione totale di questi enti, ha concesso solamente sei mesi di ulteriore loro attività per trasformarsi perentoriamente in associazioni nazionali a statuto speciale, con iscrizione volontaria da parte degli stessi professionisti fino ad allora iscritti nelle rispettive sedi provinciali degli ex Ordini tecnici.

La stessa legge, oltre ad abrogare tutte le norme istitutive degli Ordini, consente inoltre la possibilità di istituire libere associazioni di professionisti allo scopo di coordinare e fare aggiornamento ai propri iscritti. La norma ridistribuisce alcune funzioni una volta attribuite agli Ordini nazionali e provinciali, ovvero:

  • trasferimento e tenuta degli Albi professionali vigenti al Ministero delle Attività Produttive
  • soppressione degli obblighi formativi professionali (CFP) da parte dei professionisti e istituzione presso lo stesso Ministero del registro pubblico dei crediti formativi volontari (CFV) gestiti da sistema di certificazione di qualità
  • scioglimento delle commissioni di disciplina presso i Tribunali ordinari e cancellazione regime sanzionatorio disciplinare
  • confermata l’abolizione delle tariffe professionali e respinta l’adozione dei parametri
  • la definizione delle competenze professionali è delegata alla discrezione totale del Ministero delle Attività Produttive
  • abolizione dell’esame di abilitazione per l’accesso alla professione

Le rappresentanze nazionali degli Ordini professionali presentarono immediatamente ricorso d’urgenza alla Corte di Giustizia Europea, che a differenza della tempistica di quella italiana, nel giro di un mese sentenziò la legittimità della “Legge Cinelli”.

Nel primo semestre del 2019 si è assistito a una fuga biblica degli iscritti dagli Ordini provinciali, la prima stima ne quantifica un valore superiore all’80%, mentre la parte residuale ha convertito la propria iscrizione come soggetti associati alle nuove associazioni nazionali di Architetti, Geometri e Ingegneri, confermando quindi la loro permanenza in continuità.

Queste nuove associazioni professionali, con una ridottissima platea di iscritti, hanno dovuto effettuare drastiche revisioni di spesa a causa del crollo improvviso e imprevisto delle entrate, procedendo a chiudere tutte le sedi provinciali e a mantenerne solo una per Regione, seppur con molta difficoltà e licenziando circa centinaia di dipendenti.

Di quell’80% dei professionisti una volta iscritti agli Ordini Professionali, gran parte non si è iscritto a nessuna associazione; ai professionisti è rimasto l’obbligo di rapportarsi e confermare l’iscrizione presso l’Albo Unico tenuto dal Ministero di cui sopra; il Ministero per canto suo ha imposto l’obbligo di versare il canone annuale di 140 € per l’iscrizione al nuovo “Albo unico”, come è stato soprannominato.

…Un anno dopo

A circa un anno dall’entrata in vigore si può cominciare a fare un piccolo bilancio della Legge Cinelli, e interrogando alcuni professionisti sull’argomento si è potuto rilevare un certo grado di smarrimento.

Marco, geometra di Roma, si è lamentato del fatto che adesso la deontologia professionale e il rispetto tra colleghi stia venendo meno a causa della soppressione dell’unico organo di vigilanza e di sanzionamento ovvero gli ex Consigli di Disciplina: egli testimonia la proliferazione di pratiche professionali scorrette tese a “soffiare” clientela e commesse tra professionisti, per non parlare della diffusione pubblicitaria low-cost anche di ogni prestazione professionali. E nel proseguire Marco dice «succedeva anche anni fa con le APE e pratiche edilizie, tuttavia oggi avviene spudoratamente e senza ritegno».
Sempre sulla deontologia si lamenta anche il suo collega di studio, Paolo, che testimonia l’inedita crescita di scortesia e mancanza di collaborazione tra i diversi studi e professionisti:
 «una settimana fa per comprendere i progetti redatti quattro anni prima da un altro collega, nel contattarlo per chiarimenti costui oltre ad inveire contro di me si è perfino spinto a dirmi “tanto non possono buttarmi fuori dall’Ordine”».
Giuseppe, un ingegnere torinese sui cinquant’anni, ha riscontrato un fenomeno ancora più preoccupante a suo dire, cioè la sistematica anarchia sulle competenze professionali: dice di aver visto effettuare pratiche edilizie strutturali per un appalto pubblico da parte di tecnici non competenti sulla materia. Non essendoci più gli Ordini professionali, ha dovuto consultare a proprie spese un suo legale per valutare le possibili opzioni: ha deciso sul niente da fare, potrebbe fare ricorso al Tar a sue spese contro il provvedimento di appalto (che comunque andrà avanti) rischiando maggiori importi per danni morali e materiali all’altro professionista aggiudicatario; ovviamente ha dovuto lasciare perdere con l’amarezza in bocca.

Un architetto di Firenze, che preferisce rimanere anonimo, lamenta due nuove oggettive difficoltà sulla formazione e aggiornamento:
«si è moltiplicata a dismisura l’offerta di corsi da parte di agenzie formative “fuffarole” che hanno inondato il mercato di corsi di vario tipo».
Volendo capire meglio il problema, alla domanda di chiarimenti ci precisa:
«il fatto è che i nuovi Crediti formativi vengono assegnati dal Ministero che li attribuisce in base alla sola durata di svolgimento senza fare riferimento ai contenuti, mediante una piattaforma nazionale chiamata “Bu.Bo.La”; pensate, hanno perfino accreditato un corso di fisica quantistica per Architetti, credevo fosse uno scherzo. Si immagina lei?».
Vito, un perito edile di Bologna, si esprime in maniera assai nostalgica:
«la presenza degli Ordini provinciali dava pur sempre l’idea “psicologica” di un presidio sulle attività istituzionali vicino agli iscritti, ad esempio le commissioni urbanistiche che facevamo ogni 15 del mese ci permettevano di essere informati sull’andamento dei nuovi Piani regolatori, e in certi casi intervenivano direttamente gli Ordini quando c’era da fare decise osservazioni e critiche». Prosegue: «adesso come possiamo prendere una ferma posizione contro una nuova norma comunale? Un conto era l’Ordine provinciale che aveva tipo duemila iscritti, adesso ci presentiamo con la nostra associazione da cento iscritti che ha minor rappresentanza rispetto al passato ». Di fronte ad una richiesta di approfondimento, Vito ci fa un esempio della città di ****** in cui « le osservazioni al nuovo PRG da parte dei tecnici sono state effettuate attraverso ben 27 distinte associazioni professionali, tra l’altro apertamente e politicamente in conflitto tra loro: mi viene da sospettare che ci siano pure infiltrazioni dall’esterno, temo che possano sfociare anche in conflitti d’interesse e corruzione».
Un ex presidente del collegio dei Geometri di ****** va giù duro come un macigno:
«se prima l’espulsione di un professionista colpevole di pratiche professionali scorrette era difficile, adesso è divenuto impossibile, non essendo più prevista la radiazione dagli Albi: infatti l’ammissione al Registro unico ministeriale non è soggetta al rispetto deontologico, e neppure legata alle possibili condanne in sede civile e penale a carico del professionista. Dunque chi controlla chi adesso?».
Le casse previdenziali (Inarcassa, CIPAG, ecc) sono rimaste in funzione, resta il fatto che la soppressione degli Ordini professionali provinciali e nazionali ha costretto i singoli professionisti ad avere rapporti diretti con gli stessi enti previdenziali, non potendo più appoggiarsi ai consiglieri delegati in materia presso gli ex Ordini provinciali. Non solo: se prima c’era comunque una certa capacità di scambio informazioni tra cassa previdenziale e Ordine provinciale, adesso questa è sparita e al professionista singolo non rimane altro che informarsi direttamente su propria iniziativa, allungando tempi e disagi da entrambe le parti.

Negli ultimi mesi sono nate apposite aziende e associazioni che forniscono assistenza nella materia e rapporti previdenziali tra singolo professionista e l’ente previdenziale centrale: tale servizio è svolto a spese gravanti sul singolo professionista il che, a detta degli intervistati, è divenuto un ulteriore costo a loro carico.

Sulle RC professionali sembra sia successo il finimondo: la soppressione degli Ordini professionali ha causato la perdita della loro funzione informativa del mercato e condizioni di assicurazione professionali verso gli iscritti. A livello nazionale agli “ex Ordini professionali” (oggi sopravvissuti come rispettive associazioni nazionali) si sono aggiunte nuove sigle di rappresentanza pseudo-istituzionale, in buona parte come associazioni, fondazioni, onlus e perfino sottoforma di aziende private, per un totale di ben 76 organismi.

Proprio la settimana scorsa nell’intervista rilasciata dal Ministro delle Attività Produttive sul futuro decreto attuativo individuante le competenze professionali, egli ha sbottato:
«una gran faticaccia mettere d’accordo tutte queste sigle, ancora più difficile di quanto avviene coi sindacati dei lavori per la grande e media industria; il fatto è che i lavoratori sono milioni, mentre per circa cinquecentomila architetti, geometri e ingegneri ci sono ben 76 sigle e organismi tutti in palese competizione tra loro. È peggio che viaggiare nella nebbia, non so se riusciremo a trovare un accordo condiviso entro un anno».
Sembra interessante l’iniziativa portata avanti con successo dall’ex Ordine dei Notai, anch’esso soppresso con un decreto collegato: hanno costituito un apposito organismo di certificazione di qualità nel quale hanno fatto confluire l’associazione che ha preso il posto del loro ex Ordine; secondo i dati forniti, il 97% dei notai ha confermato la permanenza in questo passaggio organizzativo. In un articolo pubblicato di recente su un noto quotidiano nazionale si è spinto a definire i professionisti tecnici “generazione ultima di cani sciolti”.

Non sappiamo come si evolverà la situazione in futuro, resta il fatto che la situazione è diventata critica e difficilmente gestibile. Speriamo che il futuro riservi condizioni più rosee a questa ampia platea di lavoratori.

Ora lascio a te la parola. Questo il mio fantascenario sull’ipotesi di soppressione degli Ordini delle Professioni tecniche: qual è il tuo?
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  • Arch. Lepore

    Ottimo articolo con diversi spunti riflessivi!
    Confermo il fatto che sia un fantascenario, ma non mi sembra tanto lontano da oggi.

    Facendo finta di proiettarmi nel post “Legge Cinelli”, risponderei:
    - A Marco e Paolo geometri di Roma: cosa è sinceramente cambiato? La scortesia tra colleghi era un dato di fatto anche nel 2016 nonostante il codice deontologico, ed in ogni caso era meglio non denunciare i colleghi visto che gli ordini erano praticamente sordi da questo punto di vista.
    - A Giuseppe ingegnere torinese: caro collega, se ti ricordi bene all’epoca il controllo sull’esattezza delle pratiche edilizie non spettava al tuo ordine ma direttamente agli uffici tecnici pubblici o privati, e la scelta di un proposta a basso costo dovuta al minimo ribasso nelle gare pubbliche, era un problema già presente all’inizio del 2000. Al limite potevi fare una segnalazione all’ordine, ma se ben ti ricordi i ponti, le scuole e gli edifici pubblici sono sempre venuti giù alla prima scossetta sismica e nonostante i morti, il tutto finiva sempre a tarallucci e vino alla faccia della responsabilità cinquantenaria sul calcolo strutturale.
    - All’anonimo architetto di Firenze: forse non hai mai saputo come funzionavano le cose a Torino? Nel 2014 mi vennero dati alcuni crediti perché avevo assistito alla promozione assicurativa (RC professionale) da parte di alcuni broker con i quali il mio ordine aveva stipulato delle convenzioni, ma non mi vennero riconosciuti i crediti di alcuni corsi e convegni che seguii perchè, essendo specifici del campo energetico, avevano un accreditamento solo presso il CNI (Consiglio Nazionale degli Ingegneri). Quindi cosa stai dicendo?
    - Al Ministro delle Attività Produttive: quale faticaccia? Era ora che voi politici facciate un po’ di fatica! Vi ricordate in quali condizioni ci avete messo con la Legge Bersani ed la relativa abrogazione del tariffario? Non ricordo che ci sia stato un tavolo di trattativa con i diversi ordini e/o collegi!!

    Insomma, tornando nel 2016, è dura oggi e sarà dura in futuro, con o senza ordini professionali.

  • EttoreAchille

    Perchè non si dice invece che in Germania ci sono ancora i minimi tariffari? L’ho letto su un articolo l’anno scorso, parlando del loro adeguamento per l’anno corrente. Noi non adeguiamo: svalutiamo invece la nostra professionalità mentre le responsabilità civili e penali sono rimaste invariate. Bersani, ancora grazie

  • Carmine Iuliano

    AD ESSERE SINCERO DA GEOMETRA ABOLIAMO LE CASSE PROFESSIONALI E TUTTI IN INPS COSI PER IL 2017 AL POSTO DEI 5000 EURO DI MINIMO DA PAGARE ALLA CASSA MAGARI PACHEREMO MASSIMO 2000 EURO

  • Alessandro Maurizi

    uéh, ma sei matto? Tutti in INPS significa tutti nel calderone dove ognuno, non autorizzato, tira fuori i soldi per soddisfare le sue clientele. Ordini e Collegi professionali saranno anche troppo discutibili, ma sono magistrature ausiliarie (questa è la definizione), previste dalla costituzione, con compiti di tutela della professione (le associazioni tutelano i professionisti e non sono comunque proibite). Non so la situazione della Cassa Geometri, sono iscritto ad Inarcassa e se voglio posso ritirare i contributi versati finora azzerando tutto (ipotesi estrema in caso di bisogno di liquidità). Versare tutto all’INPS significa rischiare di versare 100 e ottenere 10.

  • Amodeo Insegna

    Nel 2016 invece della fisica quantistica per Architetti, propongono 4CFP per gli ingegneri per seminari sulle LENR (come dire sul formaggio coi buchi estratto dalla luna, tanto sono ridicole le teorie pseudoscientifiche trattate)…gli ordini vanno aboliti, chiunque sostiene il contrario difende gli interessi di casta. Tra l’altro, nel mio caso non si dovrebbe nemmeno chiamare ordine degli ingegneri, ma ordine degli ingegneri civili ed edili…

  • enricodiba

    Gli ordini professionali vanno aboliti punto, tanto di fatto sono già superati, poi basta vedere come gli iscritti a questi ordini manifestano regolarmente sotto i palazzi di governo, per rivendicare chissà che diritto.
    Tanto vale abolirli, in tantissimi paesi ue non esistono e si lavora bene se non meglio, del resto questi ordini sono solo un emanazione della casta di governo che ci governa, inoltre sono solo d’impaccio con l’ue che non li considera proprio.

  • vincenzo

    vanno aboliti, va creato un registro tenuto dalle camere di commercio, si paga per l’iscrizione una tantum e per la cancellazione una tantum, basta con la tassa annuale ed un apparato inutile. L’iscrizione è sul modello delle Ditte, con le qualifiche conseguite
    Ognuno se la cava da solo con contratti preventivi col cliente e finisce li!
    Esame di stato si perché previsto per legge.
    E’ sicuro che si può ritirare quanto versato ad Inarcassa azzerando tutto, sarebbe fantastico!