BIM obbligatorio negli appalti pubblici dal 2019: ci siamo!

Data: 03/07/2017 / Inserito da: / Categorie: Informazione Tecnica / Commenti: 0
bim-obbligatorioNel vasto panorama normativo nazionale, il 2017 può essere annoverato come una delle più prospere annate in tema di regolamentazione delle attività BIM. Se nel 2016 il D.Lgs 50 aveva introdotto per le stazioni appaltanti la possibilità di utilizzare “metodi e strumenti elettronici specifici” per le attività di progettazione, le più recenti norme UNI 11337-2017 sono state pubblicate con lo scopo di regolamentare i flussi di lavoro interni alla progettazione BIM tra i diversi attori della filiera integrata (committenti, progettisti e costruttori).

A sottolineare l’impegno politico intrapreso dal legislatore nazionale di allinearsi a standard normativi comunitari già consolidati, risulta attualmente in fase di consultazione pubblica il decreto di attuazione dell’art.23 comma 13 del D.Lgs 50/2016, che legittima l’uso di metodi e strumenti elettronici di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture.

Nel dettaglio, tale provvedimento, atteso in realtà fin dalla pubblicazione della prima versione del nuovo Codice degli Appalti Pubblici, specifica le modalità e le tempistiche di attuazione della metodologia BIM da parte della Pubblica Amministrazione, in funzione dell’entità dell’opera da realizzare.

Al di là di nomenclature e nozioni già introdotte a inizio anno dalle UNI 11337, sono definite nel decreto le milestone relative all’applicabilità del metodo: si parte dal 2019 per lavori con importi a base di gara superiori ai 100 milioni di euro, per arrivare alla data limite del 1° gennaio 2025 per le opere di valore inferiore ad 1 milione di euro.

Una forbice che apparentemente potrebbe sembrare abbastanza ampia, ma che fissa il limite del 2022 per i lavori pari o superiori alle soglie comunitarie (5.225.000,00 € per appalti pubblici di lavori e per le concessioni). Una scadenza molto ravvicinata per tutti quei professionisti e quelle aziende che iniziano oggi ad intraprendere un percorso di conversione alla metodologia BIM.

Come affrontato nel nostro testo “BIM e Project Management. Guida pratica alla progettazione integrata” edito da Dario Flaccovio Editore (2016), l’intera attività BIM prevede l’uso sincrono, da parte dei soggetti coinvolti nel processo di costruzione e gestione di un’opera, di diverse piattaforme digitali ed interoperabili, in uno spazio virtuale multidimensionale, che dalla fase di modellazione disciplinare (3D) evolve verso forme via via più interconnesse: il modello digitale economico (4D-5D), il modello relativo alle attività di Facility Management (6D) e il modello energetico dell’edificio (7D).

Queste attività non stravolgono certo gli apparati normativi su cui si basano gli attuali processi di progettazione, ma modificano profondamente il modus operandi di tecnici e progettisti, andando a trasformare il vettore di trasferimento delle informazioni da un semplice disegno vettoriale a un modello virtuale parametrico ben più complesso.

Sempre all’interno della bozza in consultazione sul decreto BIM viene introdotto un utile strumento che andrà ad integrare il corpus documentale relativo alle gare per appalti pubblici. Si tratta del Capitolato Informativo, ben descritto dalla UNI 11337-6 (Linea guida per la redazione del capitolato informativo), che traduce quanto presente nella normativa UK nell’ Employers Information Requirement (BS PAS 1192-2013).

Si tratta nello specifico del Piano di Gestione della commessa BIM richiesto ai partecipanti alla gara pubblica al fine di comprenderne la capacità operativa.

I contenuti del documento sono essenzialmente di due tipi: tecnici, quali ad esempio l’infrastruttura hardware e software, e gestionali, come la strutturazione ed organizzazione della modellazione digitale, le procedure di verifica e validazione dei modelli, gli intervalli di tempo per l’invio dei report relativi alle analisi delle interferenze e delle incoerenze, ecc.

In risposta al Capitolato Informativo (CI) il concorrente dovrà produrre in fase di gara un secondo documento: l’Offerta di Gestione Informativa (oGI) che risponderà a tutti i requisiti richiesti dal CI. Tale documento, una volta aggiudicata la gara, costituirà la base per la stipula del contratto tra la stazione appaltante e l’aggiudicatario.

Nelle fasi di attuazione della progettazione l’Offerta di Gestione Informativa (oGI) verrà ulteriormente arricchita da ulteriori informazioni, quali ad esempio le matrici delle LOD per le diverse fasi della progettazione, che confluiranno in un nuovo documento ben più ampio: il Piano di Gestione della Commessa (pGI). Il pGI sarà monitorato e aggiornato durante l’intero ciclo di vita dell’opera.

Sebbene questo ricco apparato documentale possa sembrare solo una rigida imposizione burocratica alla progettazione BIM, sono diversi i vantaggi che ne derivano. Citiamo un semplice esempio per completezza: in riferimento alle analisi delle interferenze nell’oGi il concorrente dichiarerà che condividerà con la Pubblica Amministrazione i report sulle clash detection ogni settimana. Tali report andranno ad arricchire la documentazione interna al pGI. Il soggetto incaricato della validazione, che andrà a verificare il progetto IFC consegnato, dovrà comparare quanto presente in modello con quanto dichiarato nel pGI. In questo modo, verificando i diversi report nel periodo di riferimento ed eseguendo parallelamente una verifica di interferenza sui modelli, potrà constare come i progettisti abbiano risolto di volta in volte le interferenze rilevate.

Anche in questo caso oGI e pGI non introducono nulla di nuovo nel panorama delle attività BIM, ma contestualizzano quanto presente nel Building Execution Plan (BEP) già in uso nelle normative di altri Paesi Europei (per approfondire: “BIM e Project Management. Guida pratica alla progettazione integrata”).

In conclusione, contrariamente da quello che emerge dal quadro normativo nazionale, sono già diverse le stazioni appaltanti virtuose che a partire dal 2016 hanno incentivato l’utilizzo del BIM nell’espletamento di una gara pubblica.

Sebbene ci sia stata una risposta positiva da parte dei professionisti coinvolti, sono però ancora pochissime le gare di appalto in cui eseguire una vera progettazione BIM. L’oGI e il pGI dovranno infatti divenire i veri strumenti attuatori delle procedure BIM per i servizi di progettazione e lavori così come tutti i modelli dovranno essere referenziati ai relativi computi, cronoprogrammi e piani di manutenzione al fine di strutturare quella vera simulazione digitale dell’opera che ambisce ad eliminare varianti e contenziosi spingendo il costo preventivato verso il costo reale del costruito.
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