10 domande alle Autrici di “Rosolio alla cannella”, Licia Cardillo Di Prima ed Elvira Romeo

Data: 06/07/2017 / Inserito da: / Categorie: Mondi e Culture, Sicilia e Dintorni / Commenti: 0
licia-cardillo-di-prima-elvira-romeo-rosolio-alla-cannella Negli ultimi anni, insieme ai nostri libri tecnico-scientifici abbiamo rafforzato le nostre pubblicazioni di varia, concentrandoci soprattutto su narrativa, saggi, libri dedicati a Palermo e dintorni, e alla cucina tipica di questa Regione. Proprio relativamente a quest’ultimo ambito è da poco disponibile il nuovo “Rosolio alla cannella”, un libro scritto a quattro mani da Licia Cardillo Di Prima (di seguito indicata come LCDP) ed Elvira Romeo (come EV) che riflette, con un mix travolgente di racconti e ricette, le contraddizioni tipiche della cucina siciliana. In occasione del lancio abbiamo intervistato le due Autrici, per farci raccontare qualcosa sul loro lavoro e qualche curiosità sul loro secondo libro scritto a 4 mani ed edito da noi di Dario Flaccovio!

Dei libri che avete letto, quali vorreste aver scritto e perché?

LCDP: Sono molti i libri che amo e da cui non riesco a staccarmi. Quando penso a quelli che ho letto, ho l’impressione di trovarmi davanti alle facce di un prisma, ciascuna delle quali riflette una particolare visione della realtà. Non ho mai desiderato di esserne l’Autrice. Ho guardato a loro come a qualcosa di distante e di prezioso, a una luce che indica una strada da percorrere per trovare la mia.

ER: Amo la lettura, ho sempre letto e cerco di leggere sempre, anche solo qualche pagina, ogni sera prima di addormentarmi, al mare quando prendo il sole, in viaggio o quando sono costretta ad attendere dietro qualche porta. Mi piace anche sfogliare e leggere libri di cucina che consulto quotidianamente. In realtà accarezzavo l’idea, già prima di conoscere Licia, di scrivere un libro di ricette ma pensavo a un comune libro di ricette. Invece, con il tempo, io e Licia abbiamo maturato l’idea di mettere insieme racconti e ricette.

Se aveste potuto vivere in un libro, quale avreste scelto?

LCDP: Chi scrive impara a esercitare la metamorfosi, a spogliarsi del proprio io, per vivere altre vite e sperimentare il dolore, l’amore o la gioia degli altri. Non può aggrapparsi a un’identità fissa. Io ho spesso indossato i panni dei miei personaggi, a partire da uno dei miei primi romanzi: Il giacobino della Sambuca, che ricostruisce la vicenda e la figura di Gaspare Puccio, un giovane conterraneo, studente di medicina presso l’Ospedale degli Incurabili di Napoli, che partecipò da protagonista alla rivoluzione del 1799 e finì impiccato nella Piazza del Mercato della città partenopea. Anche nel romanzo Eufrosina – Carteggio d’amore tra il viceré Marco Antonio Colonna e la giovane baronessa del Miserendino nella Palermo del ’500, ho indossato i panni della protagonista per tuffarmi in una Palermo cinquecentesca, capitale d’intrighi, giustizie sommarie e spettacoli cruenti. Infine, ho indossato quelli di Mitridate, il cabbalista dai tre volti, maestro di Pico della Mirandola. Ho cercato di respirare l’aria di quei secoli, dominati dal senso del magico e dal culto dell’apparenza e di pensare allo stesso modo degli uomini e delle donne di quel tempo. Forse, attraverso la scrittura, ho dato sfogo al desiderio inconscio di essere protagonista dei libri letti.

ER: Per quanto mi possa piacere un libro (e ce ne sono tanti) mai ho pensato di vivere in un tempo che non sia il mio, mai ho pensato di vivere esperienze di vita diverse dalle mie esperienze di vita e mai ho pensato di essere una persona diversa da quella che sono. 

Ci sono scrittori che stilano scalette e rileggono mille volte quanto scritto, altri invece che scrivono d’istinto. E voi che tipo di scrittrici siete?

LCDP: Io non stilo scalette. Ecco come nascono i miei romanzi: un’idea s’impadronisce di me e occupa tutti i miei pensieri, fino a farmi entrare in un’altra dimensione, in una sorta di ebbrezza creativa che da un lato m’intriga, dall’altro m’inquieta perché pretende la totalità del mio essere. Non posso che rispondere alla chiamata. E rispondere significa sedersi al computer e buttare giù una pagina che, giorno dopo giorno, con la dedizione totale che esige la scrittura, si arricchisce e prende forma. Leggo e rileggo mille volte ciò che scrivo. Ingaggio una vera lotta con le parole, fino a quando si piegano al mio volere. È una guerra dura che costa fatica, ma dà senso alla mia vita.

ER: Io sono una istintiva e, quindi, faccio tutto di istinto; quello che scrivo lo scrivo di getto ma in verità i miei scritti sono di altro genere più tecnici ( atti di citazione, comparse, appelli, memorie istruttorie e così via).

Nel libro “Rosolio alla cannella” e nel precedente “La poltrona di Maria Carolina e il gelo di mellone” mi sono limitata a scrivere le ricette, alla fine aggiungo sempre un consiglio, un commento o un ricordo…

Il libro a cui vi sentite più legate?

LCDP: Quando qualcuno esprime una preferenza su uno dei mei libri, mi dispiace per gli altri, perché li amo tutti, come fossero figli. Il romanzo che mi ha dato modo di esprimere la mia ansia di libertà e la mia avversione verso l’ipocrisia, l’integralismo e il pensiero unico è stato “Flavio Mitridate, – I tre volti del cabbalista”, che ricostruisce la vita di Samuel Bulfarag, un ebreo converso caltabellottese, personaggio poliedrico, tragico, inquieto, ma geniale e, come i geni, fragile che, già alla fine del Quattrocento, auspicava la caduta delle barriere tra le fedi e l’universalità del sapere, attraverso la trasversalità delle lingue. Con “Una pietra dall’aria” ho provato a entrare nel lato oscuro dell’indole siciliana e a mettere in evidenza le contraddizioni di una terra, la nostra, che oscilla spesso tra due poli: la luce e le tenebre.

ER: Sicuramente “La Poltrona di Maria Carolina e il Gelo di Mellone”: essendo il mio primo lavoro, anche se a quattro mani con Licia, lo sento molto mio.

Come funziona la vostra collaborazione, dato che avete scritto a quattro mani questo libro e il precedente “La poltrona di Maria Carolina e il gelo di mellone”? Lavorate insieme o separatamente?

LCDP: Il libro nasce da un progetto comune, ma Elvira e io lavoriamo in modo autonomo. Ogni tanto ci raccordiamo per mettere in sintonia storie e ricette.

ER: Prima della collaborazione nasce l’amicizia con Licia che risale a quasi venti anni fa. Ci siamo incontrate a Sciacca a casa di amici comuni e la mia crostata con il gelo di Mellone ha conquistato tutti i commensali e anche Licia che, quale direttrice del giornale La voce di Sambuca, mi chiese di avviare una rubrica sul suo giornale. E così sono nate “Le ricette di Elvira”. La collaborazione e lo scambio di idee è costante, anche se non viviamo nello stesso luogo, ci sentiamo molto spesso.

Come abbinate le ricette ai racconti? Qual è il criterio?

LCDP: La cucina offre spunti straordinari. È una fonte inesauribile per la letteratura. Per me, è un pretesto per raccontare la sicilianità. Amo ripercorrere, attraverso gli odori e i sapori, la storia e le tradizioni dell’Isola per saldare passato e presente.

ER: Le ricette entrano ed escono dai racconti e le ricette vengono evocate in vari modi dai racconti che spesso hanno un carattere evocativo, altre volte ironico, tal altre anche struggente.

La passione per la cucina vi accomuna o è solo appannaggio di Elvira?

LCDP: Elvira esercita con molto scrupolo la professione di avvocato, ma si troverebbe a suo agio accanto a più bravi chef. La cucina per lei è passione, come per me la scrittura. Io peso le parole, le metto insieme e racconto, lei pesa gli ingredienti, li amalgama e ne tira fuori piatti straordinari.

ER: Ho avuto modo di gustare piatti deliziosi cucinati da Licia, quindi non credo che la passione per la cucina sia solo un mio appannaggio e tengo in gran conto i giudizi e gli apprezzamenti di Licia per le mie pietanze e i miei dolci.

Qual è il vostro piatto preferito, come appassionate di cucina o come buongustaie?

LCDP: Adoro la parmigiana di melanzane, come la preparava mia madre, con la salsa fresca, il basilico, il primo sale. È la mia madeleine! Accende la memoria, scatena una serie infinita di sensazioni ed emozioni e mi restituisce persone ed eventi lontani.

ER: In genere non cucino mai niente che non mi piaccia (lo dice pure mio marito). Non mi riuscirebbe bene. Amo sia il salato che il dolce. L’importante è che sia ben fatto. Tengo molto alla qualità degli ingredienti, alla giusta cottura, ma anche a come vengono presentati e serviti. In fatto di cucina sono molto critica soprattutto con me stessa.
Comunque come primo piatto mi piace molto il cuscus e come dolce la crostata col gelo di mellone, che apprezzo come appassionata di cucina ma anche come buongustaia.

3 parole per descrivere il vostro nuovo libro: un colore, un sapore e un profumo (e perché?).

LCDP: È un libro che ha il colore della memoria (diverso per ciascuno di noi), il sapore della famiglia (la fragranza del pane) e il profumo della condivisione (quello della cannella, una pianta che si spoglia della corteccia per trasformarsi in una piccola canna odorosa e invita a perdersi per ritrovarsi).

ER: Ambrato, soave e inebriante. Perché? Perché fa pensare al rosolio, nella sua elegante rosoliera, col suo colore ambrato, versato per un avvenimento importante in una modesta famiglia o centellinato con gusto dalla marchesa che lo accompagna sempre con i suoi biscotti preferiti; perchè fa pregustare la soavità del gelo alla cannella o della crema alla cannella, per i palati più raffinati; perché invita a sapori forti come le alici alle spezie o i gnocculi col sugo di maiale per i palati più veraci.
Perchè carpisce tutte le contraddizioni tipiche della nostra cucina siciliana, a volte, ricca e opulenta, altre volte, povera ma sempre ricca di passione, di fantasia e di colori smaglianti.

A chi consigliate il vostro nuovo libro e perché?

LCDP: Lo consiglio a chi vuole emozionarsi, gioire, sorridere e stupirsi. Ma anche a chi vuole recuperare le tradizioni scomparse.

ER: Lo consiglio a tutti quelli che amano i libri in generale, non solo a quelli che amano leggere o che amano cucinare; il libro, infatti, invita il lettore ad immergersi nella lettura, a farlo proprio, a gustarlo come i personaggi dei racconti di Licia gustano il cibo e a trasformare le parole in realtà grazie alle ricette. Il libro è la sintesi di interessi diversi ma complementari. Cucina e scrittura si esaltano a vicenda in un connubio perfetto.


Ringraziamo Licia Cardillo Di Prima ed Elvira Romeo, che si sono rese disponibili per questa intervista e per svelarci qualcosa in più sul loro nuovo libro, in cui ogni storia rimanda a una ricetta e ogni ricetta rimanda a una storia in un ordito perfetto. Trovate cliccando qui l’estratto di Rosolio alla cannella da consultare gratuitamente e che include alcuni racconti e qualche ricetta, da preparare subito.

E se l’11 luglio 2017 avete l’opportunità di ritrovarvi qui nella nostra Palermo, vi aspettiamo alle ore 18 presso la Feltrinelli di Via Cavour, 133: le due Autrici presenteranno Rosolio alla Cannella insieme a Daniela Gambino (scrittrice, blogger), che farà da relatrice. Non mancheranno le letture di Stefania e Silvia Galatolo. Ci vediamo lì?
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