Giacomo Cacciatore e Alessandro Savona: intervista doppia agli autori

Data: 30/10/2017 / Inserito da: / Categorie: Mondi e Culture / Commenti: 0

Originale intervista doppia fatta dalla giornalista Raffaella Catalano agli autori Giacomo Cacciatore e Alessandro Savona, che hanno deciso di condividere con i lettori la gioia di scrivere, oltre che le proprie caratteristiche umane e professionali, nell’intento di lasciare un’impronta di sé, che vada anche oltre le pagine dei rispettivi libri, ciascuno con le proprie peculiarità, ciascuno con la propria riconoscibile “voce”.

 

Siete entrambi scrittori e soprattutto amici. Sintetizzate in poche battute le qualità umane e quelle letterarie l’uno dell’altro

 

Giacomo Cacciatore: Alessandro è diplomatico, onesto e pacato. Come scrittore è profondo, ha una cultura sconfinata. Il suo stile è classico senza essere enciclopedico. C’è molta vita in quello che scrive, anche realmente vissuta. Per questo emoziona sempre tanto.

 

Alessandro Savona: L’altruismo e il dubbio. Con le sue opere e anche sul piano umano, Giacomo instilla sapientemente l’uno e l’altro. Quando termino la lettura di un suo libro ringrazio l’autore per tutto quello che mi ha regalato ma, come un assassino, torno sempre sul luogo del delitto. Per giorni e giorni. La forza della sua scrittura sta tutta qui: nella riflessione a libro chiuso, nel sovvertimento delle regole. Nel dubbio, per l’appunto. Le storie di Giacomo dicono al lettore: “Sei questo ma, attento!, sei anche l’esatto contrario!”.

 

E, sempre da amici, “contestatevi” un piccolo difetto ciascuno

 

G. C. Lui è più alto e più bello di me. Non posso competere.

 

A. S. L’unico difetto di Giacomo è anche il suo miglior pregio: la franchezza. Nell’amicizia, secondo me, è fondamentale. Ma non tutti apprezzano.

 

C’è qualcosa che vi accomuna come scrittori?

 

G. C. L’onestà intellettuale, la precisione, la ricerca, la scelta delle parole più efficaci per mettere anima, “sangue”, energia e rabbia in una storia.

 

A. S. L’onestà, nei confronti dei lettori e delle nostre coscienze. 

 

Cosa è piaciuto ad Alessandro di “Uno sbirro non lo salva nessuno” di Giacomo? E cosa a Giacomo di “Ci sono io” di Alessandro?

 

G. C. La malinconia della storia di Pitar e la veridicità di gran parte di ciò che Alessandro racconta. Come tanti dei bellissimi dialoghi tra l’adulto e il bambino. È un romanzo durissimo pur essendo sussurrato.

 

A. S. Ciò che amo dei libri di Giacomo è prima di tutto la scrittura. Sempre. In quest’ultimo, poi, tutto coopera per il tutto. Non c’è distinzione, come direbbero gli strutturalisti, tra le funzioni narrative e le catàlisi, tra i nuclei che definiscono la trama e i “leganti” che colmano gli spazi tra le cerniere. Lo sviluppo del libro è ipertestuale, mai lirico. Ne consegue una forza narrativa difficile da eguagliare.

 

Raccontate in pochissime parole, a un ipotetico lettore che non conosca questi due romanzi, cosa troverà nel libro del vostro amico e collega

 

G. C. Troverà la storia di un rapimento, di un rapporto tra un padre e un figlio (benché i protagonisti tali non siano) che diventa labirintico in una sorta di gioco di specchi tra passato, presente e futuro. Vita ricordata, vissuta e sperata. O disperata. È una fuga che potrebbe essere la salvezza dell’adulto e del bambino o la loro nemesi. Sta al lettore scoprire l’evoluzione della vicenda.

 

A. S. La scomparsa nel 1990 di Emanuele Piazza, collaboratore del Sisde. Non solo un’inchiesta, attenta ai fatti, ma anche la ricostruzione circostanziata di avvenimenti incredibili e romanzeschi. La vita e la passione di un uomo a cui non è stata concessa sepoltura perché il corpo non è mai stato trovato.

 

Come definireste lo stile narrativo l’uno dell’altro? 

 

G. C. Elegante, ma mai lezioso. Colto, ma non saccente. Ipnotico e avvolgente.

 

A. S. Diretto. Caustico. Frutto di una scrittura mai casuale e per nulla compiacente.

 

Vi scambiate pareri e consigli in fase di scrittura o di revisione dei vostri testi?

 

G. C. Sì, ci confrontiamo molto. Ma da amici, talvolta a cena, tra una battuta e l’altra. Cene che in qualche caso si trasformano in uno “psicodramma”. Ci analizziamo e analizziamo gli altri, mai in modo serioso, sempre con grandi risate. Può essere terapeutico anche per la scrittura.

 

A. S. Ho il privilegio di leggere talvolta alcuni suoi lavori in bozza. Ogni volta ammiro l’umiltà di Giacomo, il suo desiderio di confrontarsi, di mettersi sempre in discussione. Dirò adesso una cosa che forse lo stupirà: se credo nel duro lavoro dello scrittore, se ancora mi incaponisco su una frase, in questa fase storica in cui governa il pressappochismo, è grazie a ai libri di Leonardo Sciascia e a quelli di Giacomo Cacciatore. 

 

Siete entrambi palermitani. Quanto “entra” questa città nei vostri romanzi?

 

G. C. I miei sono sempre profondamente immersi nella città, nel ricordo di un ambiente diverso da quello di Alessandro, che proviene da un ceto sociale differente dal mio. Io nasco a Ballarò, sono figlio di un poliziotto e ho conosciuto la strada fin da piccolo.

 

A. S. Palermo talvolta ci protegge, spesso tenta di soffocarci. Credo che nei miei lavori essa sia sempre presente. Talvolta è solo evocata. Come Verga, Pirandello e Sciascia, non credo sia necessario scrivere in dialetto per mostrare e vantare la forza delle proprie radici culturali.

 

 

Cosa apprezzate e cosa detestate della situazione editoriale italiana?

 

G. C. Detesto le scelte discutibili, la scarsa attenzione al libro in sé (quel che racconta, come lo racconta, la cura formale, ecc.) a vantaggio dell’immagine, della facile vendibilità, dell’apparire più che del fare e dell’essere. Non mi piace nemmeno la finta democrazia del “siamo tutti scrittori o possiamo diventarlo”. Sono soltanto operazioni commerciali, generano illusioni e delusioni. Di apprezzabile, ormai, c’è il coraggio di alcuni piccoli editori che scommettono sul contenuto del libro e non sui facili specchietti per le allodole. Ma parlo di editori che producono testi ben curati, non orrori caotici e gadget. Comunque il dramma è soprattutto la distribuzione, per le piccole realtà.

 

A. S. L’editoria italiana langue e perde giorno dopo giorno credibilità. C’è spazio per tutti ma questa forma di democrazia rischia di diventare anarchia. Scarsa selezione, troppi “casi editoriali” e pochissima sostanza. Gli editori troppo spesso inseguono il guadagno al posto della qualità e l’errore di molti consiste nell’abbandonare gli autori ai loro destini. Gli basta vendere una prima tiratura per ripagarsi delle spese e incassare il minimo guadagno. Il resto è oblio. Uno scrittore, mediamente famoso, si trasforma così in un principiante all’uscita di ogni nuovo libro. Il destino del libro è tutto sulle proprie spalle. 

 

Sappiamo che collaborate spesso, tra voi e con altri operatori culturali, per la realizzazione di spettacoli teatrali, progetti di scrittura, lanci di iniziative letterarie, scouting. Come lavorate in gruppo? Che qualità umane e professionali servono per rendere fruttuosa e serena una collaborazione?

 

G. C. La diversità dei caratteri. Io sono un ariete (e non parlo di segni zodiacali…), un kamikaze, anche sul piano umano. Alessandro, come dicevo, è un ottimo mediatore, è riflessivo, lui pensa prima di sparare una bordata, anche quando sarebbe opportuna. Aspetta il momento giusto e con garbo colpisce e affonda. E poi è importante l’affetto, e conoscersi bene.

 

A. S. Il lavoro di gruppo ci consente di crescere e di credere in ciò che facciamo. Puntiamo molto sulla qualità, a partire da un progetto che sia valido prima di tutto per noi. Il lavoro di scouting è serrato e molto selettivo. Lavorare insieme, a un testo teatrale o in previsione di un reading, è un banco di prova dalle risorse inesauribili. Amiamo criticarci a vicenda. Senza le critiche non ci sarebbe crescita. Tutto questo assume un peso ancora più importante perché siamo uniti da un rapporto di amicizia e reciproca stima. 

 

Se nutri il desiderio di approfondire con letture arricchenti le personalità degli autori, ma soprattutto il loro stile, puoi farlo cliccando sui titoli dei loro libri:

- Uno sbirro non lo salva nessuno, di Giacomo Cacciatore (la presentazione ufficiale del libro si è tenuta lo scorso Venerdi 27 ottobre,  al Punto Flaccovio di Palermo)

- Ci sono io, di Alessandro Savona.

 

Ti ricordiamo che è possibile seguirci cliccando “mi piace” sulla pagina Facebook Dario Flaccovio – Varia, per rimanere costantemente aggiornato sulle nuove uscite in libreria, eventi letterari, presentazioni, citazioni d’autore e tanto altro ancora!

Torna indietro

Il servizio di commenti è offerto attraverso una piattaforma esterna. Prendi visione delle condizioni di utilizzo del fornitore e leggi la nostra informativa privacy prima di inserire il tuo commento