Testo Unico Edilizia Sicilia: provvedimenti illegittimi e novità

Data: 15/11/2017 / Inserito da: / Categorie: Informazione Tecnica / Commenti: 0

Sentenza 232/2017 Corte Costituzionale del 26/09/2017

sul ricorso n.66/2016 promosso dal CdM per illegittimità costituzionale
degli artt. 3, comma 2, lettera f), 11 comma 4; 14; 16 comma 1 e 3
L.R. n.16 del 10/08/2016 di “Recepimento del Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia approvato con D.P.R. n.380 del 6/06/2001”

di geom. Donatella Salamita

Quale autrice del libro “Testo Unico per l’Edilizia in Sicilia Codice teorico-pratico vademecum e modus operandi “ edito da Dario Flaccovio Editore, ho affrontato il tema dell’impugnativa governativa al capitolo 7 “Ricorso per legittimità costituzionale n.66 del 25/10/2016”, l’“Autorizzazione per l’inizio lavori” al capitolo 8 e sia in relazione all’art.16 della L.R.16/2016 che all’art.94 del D.P.R.380/2001, ho riservato il cap. 53 all’accertamento di conformità, in analisi alle previsioni dell’art.14 della norma regionale che all’art.36 del testo nazionale.

Nel libro alla Parte Sesta inserendo l’“Appendice legislativa”, Sezioni I e II, consapevole del contenuto del ricorso ho predisposto, a piè di ogni precetto regionale impugnato, anche la relativa norma del D.P.R.380/2001, nella certezza dell’esito sentenziato dalla Suprema Corte, sentenza che, eccetto il comma 4 dell’art. 11 ha dichiarato illegittimi l’art.3 comma 2 lettera f), l’art.14 e l’art.16 commi 1 e 3.
In analisi alle “novità” che interessano il Testo Unico per l’Edilizia in Sicilia viene sviluppato il dossier che segue allo scopo di offrire al lettore una sinossi chiara e scorrevole.

Dichiarate illegittimità costituzionali della L.R.16/2016

L’Art. 3, comma 2, lettera f) nella parte in cui consente di realizzare in attività edilizia libera gli interventi concernenti gli impianti ad energia rinnovabile di cui agli artt. 5 e 6 del D.L. n.28 del 3/03/2011, disattende, nei casi in cui necessario, il preventivo espletamento della verifica di assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) sul progetto preliminare, creando disconnessione con il D.L. 152/2006 e, quindi, con la normativa statale in materia di tutela dell’ambiente.

Il disposto regionale, oltremodo, non ammette la concretizzazione di tutti gli impianti ad energia rinnovabile ove ricorrano le prescrizioni per le norme antisismiche, sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, efficienza energetica, tutela dal rischio idrogeologico, ovvero le disposizioni del D.L.42/2004, della normativa regionale sui parchi e sulle riserve naturali e della normativa per le zone pSIC, SIC, ZSC e ZPS. Con l’art. 5 del D. Lgs 28/2011 la realizzazione degli interventi in oggetto è espressamente subordinata al conseguimento dell’Autorizzazione Unica, prevista dall’art. 12 del D.L.387/2003, conseguimento che può essere superato solo nei casi in cui è è prevista la verifica di assoggettabilità a VIA di cui all’art. 20 del D.L.152/2006.

Permesso in sanatoria: casi di illegittimità


L’art. 14 rubricato “Accertamento di conformità” nel prevedere al 1° comma che il responsabile dell’abuso o l’attuale proprietario dell’immobile possono ottenere il Permesso in sanatoria se l’intervento risulti conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente al momento della presentazione della domanda ed al 3° comma che se presenti la documentazione ed i pareri previsti sulla richiesta di Permesso in sanatoria il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale si pronuncia con adeguata motivazione, entro novanta giorni decorsi i quali la richiesta si intende accolta, si contrappone all’art. 36 del D.P.R.380/2001.

Impera nel disposto statale, infatti, il requisito fondamentale della doppia conformità dell’opera da sanare sia alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente al momento della realizzazione dello stesso, sia a quella vigente al momento della presentazione della domanda, ed è disposto diniego del progetto se non intervenuto provvedimento motivato entro sessanta giorni dalla presentazione della medesima.

Così come spesso si è letto in quest’ultimo anno, la norma regionale contempla una illegittima forma di condono edilizio in relazione agli interventi abusivi sanabili con essa a seguito di ulteriori modifiche alla disciplina urbanistica e edilizia con il solo rispetto della conformità dell’opera allo strumento urbanistico – edilizio vigente al momento della presentazione della istanza, motivo di impugnativa per avere il legislatore siciliano oltrepassato la propria competenza in materia. Il comma 3 innescando il sistema del silenzio-assenso va a determinare anche l’effetto estintivo delle contravvenzioni di cui all’art. 44 del D.P.R.380/2001.

Diversamente prevede l’art.36 del D.P.R.380/2001 rilasciare il permesso in sanatoria, con estinzione del reato di cui al sopracitato art.44, se presenti tutte le condizioni espressamente in esso indicate, dovendo escludersi la possibilità di una legittimazione postuma di opere originariamente abusive che, solo in seguito ed in ossequio alla “sanatoria giurisprudenziale” siano divenute conformi alla normativa urbanistico-edilizia, a discapito del rispetto della materia durante l’arco temporale compreso tra la realizzazione dell’opera e la presentazione dell’istanza, essendo esso un concetto scisso e distinto dal Condono Edilizio che permette di sanare opere apparentemente conformi alla disciplina urbanistica ed edilizia realizzate in assenza di titolo o con varianti essenziali, avendo il condono edilizio sia effetto di sanatoria giurisprudenziale e sia effetto di sanatoria sostanziale dell’abuso.

Testo Unico Edilizia Sicilia: illegittimo iniziare i lavori antisismici senza autorizzazione

L’art.16 rubricato “Autorizzazione per l’inizio dei lavori” al 1° comma consente iniziare le opere nelle località sismiche ancor prima di acquisire la preventiva autorizzazione scritta di cui all’94 del D.P.R.380/2001, tale presupposto, ad eccezione per le zone a sismicità bassa, lede il principio fondamentale in materia di protezione civile mirato ad esigere una vigilanza assidua sulle costruzioni riguardo al rischio sismico quale salvaguardia dell’incolumità pubblica, competenza dello Stato è definirne i principi fondamentali.

Il 3° comma, invece, dispone il non assoggettamento all’acquisizione della preventiva autorizzazione scritta da parte del competente Ufficio del Genio Civile per le “opere minori”, gli interventi privi di rilevanza per la pubblica incolumità ai fini sismici e le varianti in corso d’opera ai fini della sicurezza per le costruzioni in zona sismica riguardanti parti strutturali che non rivestono carattere sostanziale, in quanto definiti e ricompresi in un apposito elenco approvato con deliberazione della Giunta Regionale, invero, quindi, che il loro progetto da elaborare ai sensi del D.M. 14/01/2008 e s.m. ed i., è depositato all’Ufficio del Genio Civile prima del deposito al comune della agibilità. Nella impugnativa viene evidenziato il comma 3 sia introduttivo di una categoria di lavori “minori” estranea alla normativa statale, oltre che contrastante con gli stessi artt. 94, 93 e 65 del T.U.E. che dispongono la comunicazione dei lavori prima del loro inizio.

L’art. 94 del D.P.R.380/2001 statuendo al comma 1 che nelle località sismiche, eccetto quelle a bassa sismicità’ come indicate nei decreti di cui all’art.83 del D.P.R.380/2001, non si possono iniziare lavori senza preventiva autorizzazione scritta del competente ufficio tecnico della regione, rappresenta l’estrinsecazione dell’intento reclamante una costante vigilanza sulle costruzioni riguardo al rischio sismico, a tutela della pubblica incolumità pubblica, elementi ad autorità della protezione civile ove compete allo Stato determinarne i principi fondamentali.

Conseguentemente l’art. 16 della L.R.16/2016, al comma 1, ove permette iniziare i lavori in zona sismica in assenza della preliminare autorizzazione scritta dell’Ufficio del Genio Civile contrasta con quanto, testualmente, recita l’art. 94 del T.U.E. nazionale, ovvero «l’autorizzazione scritta del competente ufficio tecnico della Regione condiziona l’effettivo inizio di tutti i lavori, nel senso che in mancanza di essa il soggetto interessato non può intraprendere alcuna opera, pur se in possesso del prescritto titolo abilitativo edilizio».

Anche il 1° comma diventa incostituzionale, pur nel riguardo ad altre analoghe norme regionali la Suprema Corte dichiara non può la normativa regionale esentare dalla preventiva autorizzazione sismica le opere “minori” ove è sufficiente l’autocertificazione del tecnico sul rispetto della disciplina di settore, posto che l’autorizzazione preventiva è «strumento tecnico idoneo ad assicurare un livello di protezione dell’incolumità pubblica indubbiamente più forte e capillare».

Legittimità, invece, per l’art. 11 comma 4

È il disposto che recepisce con modifiche l’art.23-bis del D.P.R.380/2001 “Autorizzazioni preliminari alla segnalazione certificata di inizio attività e alla comunicazione dell’inizio dei lavori”
La Suprema Corte dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 11, comma 4, della L.R.16/2016 promosse, in riferimento all’art. 117, commi 1 e 2, lettera s) della Costituzione, in attinenza all’art. 6 della Dir. 92/43/CEE relativa alla Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche.

Il disposto de qua è stato oggetto di impugnativa governativa dove consente l’avvio decorsi trenta giorni dalla presentazione della SCIA di alcuni interventi edilizi all’interno dei siti di «Natura 2000» e nei parchi, pur senza la preliminare valutazione delle possibili incidenze significative di detti interventi sul sito medesimo, ovvero la Valutazione di Incidenza.

Il superamento di ciò pertanto configurerebbe lo scopo del superamento dei pareri con il silenzio-assenso in contrasto sia con gli obblighi di origine comunitaria e sia con la normativa statale in materia di tutela dell’ambiente di cui all’art. 5, comma 6 del D.P.R. 357/97, quale Reg.to di attuazione della dir. 92/43/CEE.

Il comma 4, art. 23-bis D.P.R. 380/2001 sancisce, invece, che all’interno delle zone omogenee A), di cui al D.M.1444/1968 (nel libro da pag. 256) ed in quelle equipollenti secondo l’eventuale diversa denominazione adottata dalle leggi regionali gli interventi cui è applicabile la S.C.I.A. non possono avere inizio prima del trascorrere dei trenta giorni dalla data di presentazione.

La Regione, di fatto, avendo provveduto ad identificare tali «aree equipollenti» alle zone omogenee A), all’interno delle quali gli interventi assoggettati a SCIA non possono avere inizio prima che siano decorsi trenta giorni dalla data di presentazione della S.C.I.A. ed in relazione agli immobili vincolati ex D.L.42/2004, o ricadenti all’interno di parchi e riserve naturali o in aree protette dalla normativa relativa alle zone pSIC, SIC, ZSC e ZPS, ivi compresa la fascia esterna di influenza per una larghezza di 200 metri.

Tale elencazione include siti che fanno parte della Rete «Natura 2000» che comprende le zone SIC, ZSC e ZPS, in attuazione della dir. 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, della Dir.79/409/CEE concernente la conservazione degli uccelli selvatici.

Altri profili di legittimità


In seno all’art. 5 del D.P.R.357/1997 che prescrive la preventiva “valutazione di incidenza” di tutti i piani territoriali, urbanistici e di settore incidenti sui proposti siti di importanza comunitaria, sulle zone speciali di conservazione, e anche di tutti gli interventi non direttamente connessi e necessari al mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente delle specie e degli habitat presenti nel sito, ma che possono avere incidenze significative sul sito stesso, singolarmente o congiuntamente ad altri interventi, la Regione Siciliana non ha varcato la competenza statale, posto che l’art.11, per la parte oggetto del ricorso, comma 4, prevedendo che decorsi trenta giorni dalla presentazione della SCIA, possono essere iniziati i lavori anche nei siti «Natura 2000» e nei parchi, implica l’osservanza di quanto prescritto ai commi 1 e 2, ovvero l’avvenuta acquisizione degli atti di assenso.

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