10 domande a Leda Lucchese, autrice del libro “Ti ho visto”

Data: 13/12/2017 / Inserito da: / Categorie: Mondi e Culture / Commenti: 0

10 domande a Leda Lucchese, autrice del libro “Ti ho visto”, una favola intensa, un romanzo delicato, per tutti, sull’importanza delle scelte, di come cambiano l’esistenza, pur talvolta arrecando dolore.  Questa è la nostra storia, di come sia necessario prendere decisioni per vivere con pienezza la propria vita.

 

1 – Definisciti in breve come donna e come scrittrice

Trovo difficile dare una definizione di me, come del resto di qualsiasi altra persona. Ciascuno di noi ha migliaia di sfumature ed è in costante divenire. Ciononostante, dovendo rispondere, dirò le prime tre caratteristiche che mi vengono in mente pensando a me stessa come donna e dunque: sensibile, generosa, testarda. Come scrittrice, invece, penso che l’aggettivo che mi definisca meglio, al momento, sia esordiente. Avverto come prematura qualsiasi mia auto-definizione.

 

2 – Il tuo romanzo d’esordio “Ti ho visto” è stato pubblicato dopo il racconto breve  dal titolo “Il cascavolante”. Pensi sia più difficile dedicarsi alla scrittura di un romanzo o di un racconto? Quali scritti famosi ti hanno lasciato un’impronta forte in tal senso?

Credo che un romanzo sia più difficile da scrivere rispetto ad un racconto, ma la dedizione con cui ci si dedica ad entrambi è la medesima. La differenza è la lunghezza. Tuttavia, ci sono idee cui basta un respiro più corto per essere compiute ed altre, che necessitano di essere più approfondite. Credo sia l’idea ispiratrice che sta alla fonte a fare la differenza e, soprattutto, quale tipo di struttura lo scrittore decida di darle. Per quanto concerne gli scritti  famosi e l’impronta forte che hanno lasciato su di me, ne potrei citare molti, in realtà imparo qualcosa da ogni libro che leggo. Farò allora alcuni nomi, sentendo, però, intimamente, di fare un torto agli altri. Come romanzi citerei “Teresa Batista stanca di guerra” di Jorge Amado, “L’ Idiota di Dostoevskij”, “Uno, nessuno e centomila” di Pirandello, come racconti, invece, le novelle di Pirandello ed i racconti di David Foster Wallace.

 

3 – In “Ti ho visto” emerge la necessità di fare scelte dolorose per vivere con pienezza la propria esistenza. Quanto incide il dolore nella tua narrazione? Pensi sia più facile scrivere in un uno stato d’animo sereno o inquieto?

Direi piuttosto quanto incide la presenza del dolore nella vita prima ancora che nella narrazione. Il dolore appartiene alla nostra esistenza fin dai primi piccoli vagiti. E’ parte della natura carnale, dunque, uno scomodo compagno di viaggio. Sono convinta che, quando si riesce a non farsi sopraffare dalla sofferenza, questa ci renda delle persone migliori, più sensibili, più empatiche, più umili. Il dolore fa riflettere, fa crescere, insegna ad amare. Lo vedo come una sorta di anticalcare dell’anima. Il mistero è perché sia proprio il dolore ad avere questa funzione nella vita, ma credo che nessuno potrà mai svelarlo. Nella mia narrazione si trova il riflesso di questa concezione. Per quanto riguarda la disposizione d’animo, per me è più facile scrivere in uno stato di serenità. L’ inquietudine può portare ispirazione, ma assorbe le energie di cui si ha bisogno per concentrarsi.

 

4 – 3 aggettivi per descrivere il tuo romanzo.

Semplice, profondo, divertente.

 

5 – Dei libri che hai letto, quali avresti voluto scrivere? E perché?

Essenzialmente il libro che più volevo scrivere era il mio, come dire, “Ogne scarafone è bell’ a mamma soja“. A prescindere dal risultato finale che può essere opinabile, questo romanzo rappresenta ciò che volevo comunicare ed è parte di me. Come ho già detto, dagli altri libri imparo tantissimo, soprattutto dalle opere dei grandi maestri, ma queste contengono la visione che ciascuno di loro ha voluto trasmetterci. Io penso che nella vita ognuno debba esprimere se stesso come ritiene più opportuno, con la scrittura come con qualsiasi altro tipo di attività compiuta con amore.

 

6 – Ci sono scrittori che stilano scalette e rileggono mille volte quanto scritto, altri invece che scrivono d’istinto. E tu che tipo di scrittrice sei?

Penso di essere una combinazione dei due tipi. La prima stesura è più istintiva poi, riscrivo, aggiusto, correggo, limo, controllo. Mi piace assimilare la figura dello scrittore a quella di un “artigiano delle storie” che crea, plasma e rifinisce la propria opera, come fa, ad esempio, un ceramista con un vaso.

 

7 – A chi consiglieresti di leggere il tuo romanzo “Ti ho visto”?

Consiglierei la lettura di “Ti ho visto“ a tutti perché è una storia di facile lettura, non banale, con un timbro da favola, che fa pensare ma anche sorridere.

 

8 – Pensa, ancora una volta, ai libri che hai letto. Quale personaggio vorresti essere?

Me ne vengono in mente diversi, ma forse Cosimo Piovasco di Rondò che diventerà il barone rampante, protagonista dell’omonimo libro di Italo Calvino. La scelta radicale, coraggiosa, originale e coerente di passare la sua vita sugli alberi, riscuote tutta la mia simpatia e ammirazione. Cosimo è un personaggio di fantasia, ma tutti noi dobbiamo compiere delle scelte di vita che, a mio avviso, dovrebbero essere espressione di ciò che siamo veramente.

 

9 – Ogni libro letto lascia addosso al lettore una specifica sensazione, un’emozione. Quale vorresti che fosse quella provata da chi legge il tuo libro?

Un tenero sentimento di consapevolezza e condivisione dal retrogusto amarognolo.

 

10 – Quali sono i tuoi progetti futuri per quanto riguarda la scrittura?

Continuo a scrivere per creare nuove storie da raccontare che, spero, possano essere pubblicate in un prossimo futuro.

 

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Leda Lucchese, autrice del libro “Ti ho visto”, di cui puoi sfogliare gratuitamente l’anteprima online, semplicemente cliccando qui!

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