L’architettura non è una danza prevedibile

Data: 29/03/2018 / Inserito da: / Categorie: Informazione Tecnica / Commenti: 0

L’architettura è fatta di progetto, ricerca, potenza creativa e immaginifica.

Ma soprattutto, non è una danza prevedibile, forse è questo più di altri il concetto che sta alla base dell’architettura del riuso, quando diventa arte.

 

Non si tratta certamente di abbattere il costruito o puntare su opere maestose, la vera sfida architettonica è soprattutto quella di trasformare spazi dove l’abbandono fa da padrone in aree rigenerate. E ancora, valorizzare tessuti urbani degradati puntando su modelli a bassissimo impatto ambientale, utilizzando materiali che consentano la realizzazione di sorprendenti architetture.

 

La possibilità di ricorrere all’architettura del riuso impone una riflessione sulle attuali condizioni di crisi ambientali e economiche rivalutando uno sviluppo urbano verso strategie del riciclo. I cosiddetti “scarti urbani”, infatti, generano degrado e situazioni indefinite.

 

Le risorse non utilizzate, diventano quindi di fondamentale importanza per la realizzazione di scenari futuri sostenibili.

La sfida del recupero edilizio risiede nel raggiungimento di un’elevata qualità dal progetto rispettando quanto esiste nel presente per individuare nelle norme vigenti non solo barriere o vincoli da rispettare, ma anche nuovi spunti per attuare un adeguamento funzionale dell’opera.

 

La scelta di porre in essere il riuso architettonico, consente di collegare passato, presente e futuro, perché ogni architettura si basa su precedenti costruzioni, come una matriosca.

 

Il punto di partenza è un’architettura esistente, diventa quindi importantissimo acquisire le conoscenze che servono per passare alla fase della progettazione. Conoscere, quindi, prima di tutto il periodo storico in cui si colloca, capire il rapporto con il contesto, le circostanze, i materiali, la luce e il funzionamento dello spazio, mettendosi nei panni di chi lo fruisce.

 

Il recupero degli edifici rappresenta uno degli approcci più condivisibili, convenienti e logici, anche e soprattutto per quel che riguarda gli edifici storici, spesso in stato di abbandono nelle città in cui viviamo.

Se osserviamo la realtà con sguardo critico, è anche peggio assistere alla sussistenza di costruzioni in disuso, fatiscenti, mai completate e oggetto di attenzione dei vandali.

 

Vi sono degli esempi ammirevoli che dimostrano un corretto approccio progettuale per recuperare strutture non utilizzate o in stato di degrado, sia in Italia che nel mondo:


1) Cortile del Maglio, Torino
  

Il progetto consiste nella trasformazione di parte degli immobili dall’ex Arsenale di Borgo Dora di Torino in un complesso capace di ospitare botteghe artigianali e commerciali e per attività di servizi, che funzioni da fulcro del “balòn” di Torino e nella realizzazione di un nuovo tratto di strada urbana.

 

La struttura più importante è costituita dalla trasformazione di uno dei quattro cortili dell’Arsenale in una piazza coperta circondata dalle vetrine di botteghe e studi professionali. La copertura della piazza quadrata è costituta da una piramide tronca in legno lamellare sostenuta nei displuvi da quattro pennoni in acciaio che, ramificandosi, raggiungono i nodi di convergenza dei reticoli che compongono la quattro falde.

 

 

2)  Manifesto House, Cile


Realizzato dallo studio James & Mau mediante l’uso di legno e cartone per un progetto in cui si legge a caratteri cubitali la parola “sostenibilità”.

 

Integra l’architettura bioclimatica con un sistema costruttivo ecologico, unendo materie prime tradizionali a vari materiali di recupero, riciclati e derivanti da precedenti demolizioni.

 

 

3) Il Matadero, Madrid


Ex mattatoio comunale appena a sud dal centro di Madrid, nel quartiere Arganzuela.

E’ stato inserito in un programma di recupero del patrimonio storico madrileno e nasce come nuovo centro culturale metropolitano, un luogo totalmente dedicato all’arte e al tempo libero, un punto di attrazione anche nell’ottica del potenziamento dell’offerta pubblica.

 

 

4)  Chocolate factory, Londra


L’ex fabbrica di cioccolato della Barratts Confectionery di Clarendon Road, si colloca nel quartiere di Haringey/Wood Green, in una zona degradata a nord di Londra ed è stata dismessa negli anni ’90.

 

Il riutilizzo è avvenuto con investimenti della London Development Agency (LDA) per la trasformazione della zona di Harringey/Wood Green in distretto culturale. Senza costi di ristrutturazione, 5.000 mq dell’intero complesso sono stati concessi ad una agenzia no profit locale che lavora per promuove arte e industria, l’Haringey Arts Council (oggi Collage Arts).

 

Questi e molti altri esempi nell’ottica del riuso, rendono il mondo un posto migliore, restituendo alle persone che lo vivono non solo le condizioni per poter fruire di spazi e servizi, ma di apprezzarne la bellezza.

 

La stessa bellezza che, se condivisa, si espande e amplifica il vissuto, rendendo città e quartieri vere e proprie opere d’arte a cielo aperto.

 

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