Rischio idrogeologico: prevenire è meglio che curare

Data: 03/04/2018 / Inserito da: / Categorie: Ambiente, Informazione Tecnica, Senza categoria / Commenti: 0

Si parla tanto di rischio idrogeologico, perchè frane e alluvioni sono, purtroppo, eventi tristemente noti e ricorrenti in Italia.

 

Ogni anno si ripetono provocando vittime e ingenti danni di varia gravità. Gran parte del territorio italiano, infatti, è a rischio idrogeologico. In parte, per la sua natura prevalentemente montuosa, ma soprattutto a causa delle attività umane.

 

Il dissesto idrogeologico dipende in maniera sostanziale della cattiva gestione del territorio. I costi ambientali, sociali ed economici sono elevatissimi, ma gli interventi per la messa in sicurezza sono spesso bloccati dall’inerzia della politica e dalla burocrazia.

 

Cerchiamo allora di analizzare il problema, evidenziando criticità e suggerendo buone pratiche, in un’ottica di maggior rispetto e tutela dell’ambiente.

 

Dissesto idrogeologico: il fenomeno

Quando si parla di “dissesto idrogeologico” ci si riferisce a quei processi che perpetuano un’azione fortemente distruttiva sul suolo. Alcuni si manifestano in modo più graduale e prolungato nel tempo, come l’erosione superficiale, legata principalmente all’azione delle acque meteoriche e alla natura dei suoli. Altri possono essere improvvisi e catastrofici, come le frane e gli smottamenti che si verificano nei terreni montani e collinari, e le alluvioni che inondano le zone pianeggianti.

 

Solo a titolo esemplificativo, per comprendere la portata del problema, sono oltre 614.000 le frane verificatesi sul territorio nazionale (dati ISPRA). Le frane italiane rappresentano i due terzi di quelle complessivamente censite in Europa dai Servizi Geologici degli stati membri.

 

Ogni anno, in Italia, si verifica qualche migliaio di frane e alcune centinaia di eventi franosi principali con vittime, feriti, evacuati e danni a edifici e infrastrutture lineari di comunicazione primarie. Nel 2016 questi ultimi sono stati 146 ed hanno causato complessivamente 1 vittima, 17 feriti e danni prevalentemente alla rete stradale. Le provincie più colpite negli ultimi anni sono state Bolzano, Messina, Genova e Salerno.

 

Un fatto è evidente: la mancanza assoluta, nella politica nazionale e regionale, di una cultura della prevenzione. Per quale ragione, alla luce di una situazione che comporta un certo grado di allarme, il livello di attenzione non è così alto?

 

La conoscenza delle fragilità dei territori, delle vulnerabilità, del livello di rischio, dovrebbe essere finanziata ed estesa a tutte le aree sensibili, a prescindere da ogni altro aspetto. Questo processo virtuoso non è legato all’evento ma lo precede, sviluppa le coscienze e le consapevolezze, deve creare in maniera inequivocabile la cultura del prevenire e non quella del curare e del piangere i morti.


Si assiste, infatti a procedure eccessivamente lunghe per la selezione dei progettistitroppo lunga anche la filiera dei tre livelli di progettazione; eccessivamente fragile il legame imposto dal Codice dei contratti: senza progetto esecutivo non c’è garanzia del finanziamento che, si badi bene, serve anche, nella maggior parte dei casi, a sostenere il progetto.

 

E’ quindi evidente che il fondo destinato alle analisi di conoscenza prima, ed alle progettazioni poi, debba essere un fondo autonomo, opportunamente finanziato, ed attivo indipendentemente dai processi di appalto delle opere.

 

Nei bandi, inoltre, le stazioni appaltanti per la scelta dei progettisti dovrebbero premiare le competenze reali, l’organizzazione e la qualità concreta, eliminando processi di competizione sul prezzo. Inoltre, sarebbe il caso di attuare il principio di sussidiarietà che, attraverso la diffusione capillare nel territorio, potrebbe trovare negli Ordini quel presidio al monitoraggio e quell’aiuto nell’accelerazione dei processi amministrativi, che darebbe un impulso concreto alla sicurezza reale.

 

Ma soprattutto la politica prenda finalmente un impegno serio e definitivo davanti ai cittadini: le questioni che riguardano la sicurezza rispetto a fenomeni naturali, le relative strutture tecniche dedicate, i processi in atto, i finanziamenti siano sottratti alla mera battaglia elettorale e diventino punto fermo imprescindibile. La nuova compagine politica colga la sfida e si faccia portatrice di interessi concreti, collettivi e urgenti.

 

Rischio idrogeologico in Sicilia

 

In Sicilia si contano circa ottomila situazioni di pericolo legato al rischio idrogeologico alle quali le amministrazioni locali non riescono a far fronte: su 390 comuni, ben 277 ricadono in aree soggette a rischio non solo relativo a frane ed alluvioni ma anche desertificazione ed erosione territoriale. Bisogna dotare gli enti locali delle figure professionali (esperti nel campo della scienza della terra quali geologi ed ingegneri naturalistici) e di adeguati strumenti normativi e risorse finanziarie per far fronte a quella che, senza timori nella sua definizione ma con grande paura per gli eventi futuri, costituisce una calamità.

 

Occorre, oggi più che mai,  una energica opera di prevenzione e di messa in sicurezza del territorio, di riduzione della vulnerabilità dei fabbricati pubblici e privati e del patrimonio storico. Il rischio idrogeologico, infatti, non interessa solo la popolazione ma anche i beni culturali e le imprese che possono subire danni pesantissimi da una frana o da un alluvione oppure o, se si pensa ad esempio al comparto turistico, dall’erosione delle coste.

 

Gli interventi per la salvaguardia e la tutela del territorio sono previsti in 27 Comuni di sette province dell’Isola e sono inseriti in un primo stralcio di finanziamenti del ministero dell’Ambiente

 

Rischio idrogeologico: misure di mitigazione

 

Per le aree già edificate sono necessari l’insieme di interventi strutturali e non strutturali che vanno dalle opere di ingegneria per il consolidamento dei pendii instabili e la difesa dalle alluvioni, alle delocalizzazioni e alle reti di monitoraggio strumentale che consentono l’attivazione di sistemi di allertamento.

 

Per le aree non ancora edificate è necessario costruire in posti sicuri le aree di nuova urbanizzazione con particolare attenzione per gli edifici quali ospedali, scuole, uffici pubblici e attuare una corretta pianificazione territoriale, mediante l’applicazione di vincoli e regolamentazione d’uso del territorio (PAI), che costituisce l’azione più efficace di riduzione del rischio nel medio-lungo termine.

 

Nell’ottica della mitigazione del dissesto idrogeologico, oltre alla realizzazione degli interventi strutturali, risulta strategica l’attività conoscitiva a scala nazionale, anche secondo quanto stabilito dagli artt. 55 e 60 del Dlgs. 152/2006.

 

 

 

 

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