Rischio sismico e resilienza: l’esempio de l’Aquila

Data: 05/04/2018 / Inserito da: / Categorie: Informazione Tecnica / Commenti: 2

Quando si parla di rischio sismico, in Italia il riflettore si accende subito su dati tristemente tangibili: il paese ha registrato diecimila vittime e 290 miliardi di danni a causa di calamità e sismi, il tutto in circa settant’anni.

 

Il dato rappresenta il punto di partenza di un’interessante inchiesta condotta dal programma Report, che ha approfondito la questione sottolineando l’importanza della prevenzione, preferibile a qualsiasi pianto postumo e ragionamento che di solito segue eventi drammatici di questo tipo.

 

Comunità, case e aziende devono diventare più resilienti, proprio come testimoniano alcuni esempi tutti italiani e altri, decisamente più rilevanti e di ampio respiro –come in California- da cui prendere spunto per ragionare nell’ottica della prevenzione, ma soprattutto, consentire anche di far girare l’economia.

 

Facciamo un passo indietro: dopo il terremoto del centro-Italia, nel 2016, lo Stato ha stanziato 13 miliardi di euro per la ricostruzione nei luoghi colpiti dal sisma.

 

Ha senso la ricostruzione in un territorio in cui la gente ponderava, prima del sisma, di non vivere più?

 

È quello che è accaduto a Poggioreale: ci sono case nuove, ma mancano le persone. Perché se si ricostruisce ma non si rimette in moto l’economia, è un po’ come aggiungere un tassello isolato che non cambia sostanzialmente le cose e che, anzi, rischia di vanificare tutto l’impegno per la sua attuazione, se quello che si verifica non è una reale e concreta volontà di far rivivere un territorio.

 

La ricostruzione non ha bisogno solo di spazio, progetti e mattoni, occorre che a ripartire sia un’intera comunità: ecco il senso della resilienza, come insegna la natura.

 

Dopo il terremoto del 2016, l’allora Presidente Renzi è intervenuto con il piano “Casa Italia”, ossia come mettere in sicurezza un paese prima che si verifichi il sisma.

 

Il piano “Casa Italia” ha effettuato una mappa dei terremoti in tutto il territorio italiano: il costo della prevenzione ammonta a 850 miliardi.


I privati possono richiedere il cd. “Sisma bonus”, un’agevolazione fiscale per interventi di messa in sicurezza di case e aziende, se non fosse che questo tipo di agevolazione viene rinnovata di proroga in proroga.

 

Mappatura rischio sismico Italia: le regioni più resilienti

 

Secondo una raccolta di dati Istat in un arco temporale tra il 2007 e il 2013 a emergere è un dato singolare:

 

le Regioni più resilienti sono quelle del centro-Italia, ossia le zone che hanno subito maggiori terremoti, ma le più efficienti in termini di ricostruzioni sono quelle con il PIL più elevato.

 

Una comunità resiliente conosce il rischio ed è preparata per affrontarlo, ma affinché sia possibile occorre un investimento. Nel 2015 l’ONU ha riunito i governanti di 260 nazioni, tra cui la nostra, per la firma dei Protocolli di Sendai: i danni da catastrofi vanno ridotti entro il 2030.


“Casa Italia”, lanciato da Matteo Renzi, è sufficiente in tal senso? Diciamo che l’approccio è soft: 3 miliardi per le ricostruzioni e 25 miliardi per la resilienza. E gli 850 miliardi stimati per la necessaria attuazione di tutto il progetto, che fine fanno?

Saranno crollati anch’essi, insieme agli edifici, in seguito agli eventi sismici.

 

Misure antisismiche: esempi virtuosi oltreoceano

 

Gli stessi giornalisti di Report, si sono recati fuori dal confine, oltreoceano, precisamente a Los Angeles, dove gli ingegneri giapponesi hanno sostituito vecchie tubature d’acqua con con tubature antisismiche di ultima generazione.

 

Le tubature si adattano ai movimenti della terra, si espandono o si contraggono, prevedendo un sistema di bloccaggio molto efficiente.

 

Dopo un sisma di un certo grado di intensità, il primo problema, infatti, sarebbe la disponibilità dell’acqua, intervenire in tal senso è lungimirante, acuto, decisamente resiliente.

 

Ogni dollaro speso per la prevenzione, ne fa risparmiare sei.

 

Questa frase dovrebbe fare eco, arrivare fino ai palazzi in cui si trovano i nostri rappresentanti,  generare un micro-sisma sotto le loro poltrone e indurli ad agire, subito.

 

In America, le aziende assumono esperti di resilienza che continuano a lavorare anche in fase post-sisma garantendo che la città, insieme alla comunità, continui a funzionare.

 

Campagne di comunicazione e piani di resilienza stanno alla base per la gestione di calamità di qualsiasi tipo, perché se non si possono impedire catastrofi, è comunque necessario contenere il danno in maniera intelligente, con lo sguardo aperto verso la comunità e ciò che è possibile fare prima, non dopo.

 

A Los Angeles sono stati rafforzati 16 mila edifici, un affare anche per le imprese edili.

L’ingegnere David Hosseini ha mostrato un piccolo modello esemplificativo: la struttura è molto resistente, perché è in acciaio puro, con un costo che oscilla tra i 20 mila e i 30 mila dollari a palazzo.

 

Rischio sismico: l’Aquila torna a volare

 

Torniamo a casa, precisamente a L’Aquila, dove è nato il Gran Sasso Science Institute, che attira studenti provenienti da tutto il mondo.

 

Le ricerche sulle onde gravitazionali e sui neutrini rappresentano una calamita per l’interesse di studenti e ricercatori in materia, ovviamente non solo in Italia, ma anche sul piano internazionale, fungendo da motore per far ripartire non soltanto il settore di riferimento, ma l’economia in generale.

 

Si potranno affittare le case circostanti,  si rianimeranno le attività commerciali, le scuole, i ristoranti e quindi a tornare in vita sarà la città.

 

La prevenzione conviene, anche economicamente, questo dovrebbe spingere a definire e destinare stabilmente una somma di denaro per la messa in sicurezza, non sulla base di proroghe una tantum per rispondere alle emergenze post sisma.

 

Marica Branchesi, astrofisica italiana e ricercatrice sulle onde gravitazionali, ha ricevuto tantissime offerte dall’estero ma è rimasta in Italia a l’Aquila, perché ha trovato quello che può trovare oltreoceano visto l’entusiasmo per l’impegno nel far rinascere un territorio. Ma non è il solo esempio, c’è anche Thales Alenia Space, che ha investito 42 miliardi di euro per le nuove strutture concepite con i più moderni sistemi antisismici. Volere è potere.

 

L’appello è rivolto dunque alle nuove forze politiche, affinché riescano a porre in essere ciò che le precedenti compagini hanno solo accennato e che non è sufficiente per rispondere energicamente alle esigenze della collettività in termini di sicurezza delle strutture, degli edifici e del territorio.

 

Non aspettiamo di fare domani ciò che è possibile cominciare a fare immediatamente, il sisma non aspetta, perché dovremmo farlo noi?

 

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  • Giuseppe Cippitelli

    Sono un geologo e ho lavorato per oltre 34 anni all’ENI E &P dopo avere trascorso due anni post laurea come ricercatore con borsa di studio CNR. Vivo a San Donato Milanese, ma ho le radici nelle Marche a Macerata dove sono nato. Tutta l’area terremotata fa parte della mia terra della quale sono innamorato, so bene per ragioni professionali che li torneranno i terremoti forse anche più violenti di quello del 2016, ma non per questo penso che in quelle terre non ci debba più essere presenza umana con le sue attività specifiche come pastorizia, zootecnia, agricoltura e turismo si perché in quelle zone da molti anni prospera una intensa attività turistica sia invernale che estiva. Io non credo assolutamente che, salvo qualche caso sporadico, la gente voglia abbandonare la terra in cui é nata e dove sono anti i suoi avi. Sono i vari politici che da anni dovevano in qualche modo avere messo in sicurezza il territorio. Vi sono paesi civili come gli Stati Uniti ( California) e il Giappone dove le nostre magnitudo sono bazzecole rispetto a quelle dei loro terremoti che hanno, anche se non totalmente, risolto i problemi del rischio sismico. Mai abbandonare la terra dei padri!
    Dott. Geol. Giuseppe Cippitelli
    San Donato Milanese

  • Redazione

    Buongiorno Giuseppe, grazie molte per il commento decisamente in linea con quello che è il pensiero di chi ha pubblicato questo articolo. Sono totalmente d’accordo, sia con la necessità di rimanere per continuare a sostenere socialmente e economicamente il territorio, sia con il fatto che i terremoti fino ad ora hanno colpito le zone citate non siano della stessa intensità rispetto a quelli che, purtroppo, di frequente si verificano fuori dai nostri confini. Il problema, è che altrove sanno perfettamente come intervenire, come prevenire, come impedire tragedie a noi tutti ben note. Possa essere d’auspicio per una politica di reale messa in sicurezza del territorio, capace di fronteggiare fenomeni sismici e tutte le ripercussioni strutturali, e non solo, che ne derivano per la collettività. Un caro saluto, buona lettura e a presto.