BIM, sviluppi normativi e progettazione integrata

Data: 29/08/2018 / Inserito da: / Categorie: Informazione Tecnica / Commenti: 0

 

L’acronimo BIM  sta per Building Information Modeling traducibile in italiano con: “modellazione informativa per beni immobiliari”.
Nasce una ventina di anni fa circa, teorizzato per la prima volta da Phil Bernstein e reso poi popolare e standardizzato da Jerry Laiserin.


È già prescritto dall’Ue per le gare pubbliche, e in Italia sarà obbligatorio dal 1° gennaio 2019 per le opere di importo dai 100 milioni di euro in su, e poi per importi minori a decorrere dagli anni successivi al 2019 fino alle opere di importo inferiore a un milione di euro, per le quali il termine comincia a decorrere a partire dal 1° gennaio 2025.

 

Nel corso di questi anni molte sono state le definizioni di BIM. Tra queste ne citiamo due, tra le più significative:

 

  • Il BIM non cambia la progettazione e la visualizzazione degli edifici, piuttosto modifica tutti i processi dedicati a realizzare le opere.
  • Con BIM non si indica o intende solo un cambiamento tecnologico, ma anche un cambiamento metodologico

 

Il BIM non è un software o una tecnologia specifica, ma una metodologia, un nuovo processo di lavoro che, utilizzando svariate piattaforme tecnologiche adeguate alle esigenze degli operatori, ridisegna i processi operativi rendendo più efficiente la progettazione, la creazione e la gestione  di un bene  immobiliare: edificio e/o opera civile.

 

Bim permette una realizzazione integrata della commessa che prima era impossibile, rappresentando il futuro prossimo dell’edilizia, anche se ancora poco conosciuto.

 

BIM: situazione attuale

Oggi risulta sempre più arduo e complesso essere efficaci ed aggiornati nel controllo dei costi di progettazione e costruzione, le informazioni in tempo reale sono rare, i cambiamenti in corso d’opera abbondano, i progetti e i disegni sono inaccurati, la qualità costruttiva, spesso bassa, genera dispute e/o duplicazioni di dati ed informazioni rilevanti.

 

L’informazione, oggi, nonostante i grandi passi in avanti dal punto di vista tecnologico, viene trasferita da chi l’ha generata a chi dovrebbe utilizzarla prevalentemente in formato non-digitale.

 

Perché? I motivi sono i più disparati: praticità, dimenticanza contrattuale della committenza, barriere elettroniche, mancanza di interfacce con i sistemi ICT delle controparti, mancanza di cognizione, etc…

 

Gli strumenti di lavoro, i sistemi informativi e i software più utilizzati sono limitati per quanto concerne la capacità di gestire grafici e applicazioni data-centriche e difficilmente riescono a monitorare le performance degli edifici e delle opere civili.

Un dato è certo: la rivoluzione digitale impatterà sull’ efficienza progettuale, costruttiva e manutentiva con ricadute importanti lungo tutta la vita utile di un bene immobiliare.

 

Per prepararsi a questa rivoluzione, gli operatori devono imparare a lavorare in modo integrato, dotarsi di strumenti di gestione di dati ed informazioni univoche accessibili a tutti e in remoto, di strumenti di pianificazione e contabilità aggiornati, insomma: di tutte quelle soluzioni che già “imperano” nei settori industriali più digitalizzati e che sono racchiusi all’interno dell’acronimo BIM.

Questo comporterà anche il necessario adeguamento normativo: bandi di gara, strumenti contrattuali, capitolati tecnici, specifiche funzionali, prezziari dovranno evolvere ed essere aggiornati ai cambiamenti imposti dalla rivoluzione digitale.

 

BIM in Italia: cosa prevede la normativa

La sensazione generale è che l’impianto normativo non sia il frutto di una precisa strategia condivisa e deliberata ma della semplice necessità di mettersi in carreggiata vicino ai paesi più evoluti ai fini di una mera esigenza di recuperare competitività.

 

Questo cosa comporta, a livello pratico e sostanziale? Prima di tutto, che l’innovazione viene introdotta per obbligo normativo e la sua applicazione, per così dire, graduale, risponde alla necessità di consentire agli attori del sistema di adeguarsi sotto il profilo delle dotazioni tecnologiche e della formazione ma (almeno per ora) senza un framework nazionale di indirizzo e coordinamento e, men che meno, una piattaforma condivisa.

 

BIM: dal patrimonio esistente alle nuove costruzioni

Sembra decisamente più immediato e semplice usare questa metodologia su edifici di nuova costruzione, ma a ben guardare risulta non meno importante la sua applicazione al patrimonio esistente.

 

Il Bim è un utilissimo strumento di modellazione, finalizzato alla memorizzazione della consistenza del bene, alla ricostruzione grafica dello schema strutturale su cui effettuare le necessarie verifiche di resistenza e stabilità, al controllo delle interferenze per valutare la effettiva realizzabilità degli interventi di rinforzo, alla valutazione complessiva del comportamento nei confronti di eventi catastrofici quali terremoti, alluvioni, dissesti idrogeologici.

 

L’introduzione del BIM costituisce in generale una innovazione strutturale che coinvolge (e deve coinvolgere) l’intera filiera dalla progettazione alla gestione e che deve garantire qualità globale.

Purtroppo, oggi questo ancora non si vede.

 

Un esempio, su tutti, dei limiti del mercato italiano impreparato e privo di infrastrutture condivise di supporto: il BIM contempla la generazione di un unico file, utilizzato dai vari attori che gravitano intorno ad una iniziativa, dalla ideazione alla gestione, in cui si possono associare al modello digitale di una costruzione tutte le informazioni rilevanti allo sviluppo di quanto di competenza di ciascuno degli attori, anche dal lato della committenza, ad esempio per fissare e verificare gli aspetti prestazionali.

 

Purtroppo però oggi la modellazione digitale dell’edificio è quasi sempre realizzata senza quel corredo di informazioni essenziali che ne giustificano l’impiego: un modello 3D e qualche bel rendering sono ritenuti spesso sufficienti a illustrare il progetto, ma si trascura di inserire tutte quelle utili informazioni al modello.

 

A seguito dell’entrata in vigore del D.M. 560/2017, il BIM, Building Information Modelling, è divenuto obbligatorio per la progettazione, costruzione e gestione delle opere pubbliche.

In questo video, Eva Feligioni e Andrea Ferrara spiegano quali procedure attuare per l’esecuzione di una gara BIM. Sfoglia online anche l’anteprima di “BIM e project management. Guida pratica alla progettazione integrata”!


Torna indietro

Il servizio di commenti è offerto attraverso una piattaforma esterna. Prendi visione delle condizioni di utilizzo del fornitore e leggi la nostra informativa privacy prima di inserire il tuo commento