Zona sismica Italia: obbligatorio il deposito del progetto

Data: 11/09/2018 / Inserito da: / Categorie: Informazione Tecnica / Commenti: 0

Con la sentenza n.39335/2018, la Corte di Cassazione ha stabilito che in zona sismica si deve comunicare, con deposito del progetto, ogni intervento edilizio allo sportello unico del Comune.

 

Dal momento che non si tratta di manutenzione ordinaria, indipendentemente dal materiale utilizzato, dal tipo di opera e dalla natura pertinenziale o precaria dell’intervento, viene considerato potenzialmente a rischio di impatto sulla stabilità della struttura e in quanto tale va tenuto sotto osservazione.

 

La sentenza, di fatto, estende nella maniera più assoluta i confini dell’obbligo di comunicazione previsto dall’articolo 93 del Dpr 380/2001 (Testo unico edilizia).

 

Il caso esaminato dai giudici della Corte di Cassazione, aveva a oggetto movimenti di terra, terrazzamenti e sbancamenti che in zona sismica avevano fatto emergere un manufatto, in passato,  interrato. A loro difesa, gli imputati, avevano rimarcato che l’intervento edilizio non si estendeva a parti strutturali e che il manufatto originario era del tutto regolare.

La Cassazione, però, non ha ritenuto ammissibile questa linea difensiva, perché la norma esiste per tutelare la pubblica incolumità.

 

Infatti, viene ritenuta irrilevante la natura del materiale utilizzato e delle strutture costruite. Anche la precarietà dell’intervento è considerata irrilevante, poiché la comunicazione in questione era stata studiata per permettere un controllo preventivo da parte della pubblica amministrazione per tutto ciò che viene realizzato in zona sismica.

 

In parole povere, tutti gli interventi sono soggetti a comunicazione. Per questo motivo, i giudici hanno deciso di adottare l’impostazione per cui la comunicazione concerne “qualsiasi intervento in zona sismica”.


Si tratta di una decisione in linea con il parere della maggioranza dei tecnici: gli interventi sulle parti non strutturali sono comunque ad alto rischio, in zona sismica, peranto possono incidere sulla stabilità dell’edificio.

Questa è la ragione per cui vanno necessariamente tenuti sotto osservazione.

 

Zona sismica: sanzioni

Un dato, su tutti: oltre il 70% dei Comuni italiani si trova in zona sismica. Per chi non rispetterà la sentenza della Corte di Cassazione ed eviterà di adempiere a questo onere, saranno previste sanzioni.

 

L’omessa comunicazione di inizio attività si consuma nel momento in cui comincia l’attività e si entra in prescrizione dopo cinque anni.

 

Normativa antisismica anche per gli interventi minori

I giudici, come dicevamo, hanno spiegato che qualsiasi intervento edilizio in zona sismica, che comporta o no l’esecuzione di opere in conglomerato cementizio armato, indipendentemente dai materiali utilizzati, dalla tipologia delle strutture e dalla natura pertinenziale o precaria, deve essere denunciato al competente ufficio.

 
Gli interventi in zona sismica richiedono inoltre il rilascio del permesso di costruire. Rimangono esenti da questi adempimenti solo gli interventi di manutenzione ordinaria.

 
Il deposito dei progetti serve per consentire alla Pubblica Amministrazione il controllo preventivo di tutte le costruzioni realizzate in zona sismica.

 
Anche gli interventi apparentemente “minori”, ha spiegato la Cassazione, possono assumere rilievo sul piano della pericolosità.

 

Facciamo un esempio pratico: pensiamo agli interventi per la collocazione del manufatto o per la morfologia del territorio.

 

La Cassazione ha spiegato che la normativa antisismica si applica, solo a titolo esemplificativo, anche ai semplici muri di recinzione costruiti con mattoni forati e alla chiusura di verande con mattoni, venendo meno ogni possibilità di deroga .
 

Rischio sismico: la situazione in Italia

 

Per “zona sismica” i giudici intendono quasi sicuramente le zone a rischio sismico più elevato, classificate dall’Opcm 3274/2003 come zona 1 (la più pericolosa, in cui la probabilità che capiti un forte terremoto è alta), zona 2 (in cui forti terremoti sono possibili) e zona 3 (in cui i forti terremoti sono meno probabili rispetto alla zona 1 e 2).
 
L’Opcm 3274/2003 ha inoltre introdotto la zona 4, cioè la meno pericolosa, dove la probabilità che si verifichi un terremoto è molto bassa. Dal 2003 non esistono più aree di territorio non classificate, quindi non si può più parlare in modo generico di zona sismica, ma è più corretto specificare la classe di rischio attribuita all’area presa in considerazione.
 

 

 

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