Genova, crollo ponte Morandi: ricostruzione, video e foto inedite

Data: 26/09/2018 / Inserito da: / Categorie: Informazione Tecnica, Progettazione - Strutture / Commenti: 0

Erano le 11.36 di quel 14 agosto 2018, quando su Genova cadeva una pioggia fitta e, nello stesso istante, un fortissimo boato è stato avvertito in tutta la città spazzando via un pezzo della storia dell’ingegneria italiana: un tratto del viadotto sul Polcevera, un tratto del famosissimo Ponte Morandi, crollava portando con sé ben 43 vittime.

 

Di seguito ci sembra doveroso fare una ricostruzione minuziosa per ripercorrere insieme questa tragedia che ha colpito una città e, umanamente, tutto il paese.

Ponte Morandi: la struttura

Il Ponte Morandi era Lungo 1.182 metri con un’altezza di 45 metri. Il viadotto è stato progettato da Riccardo Morandi con l’intento di connettere la nuova A10 con la A7, scavalcando un vasto parco ferroviario, case e industrie.
Parliamo di un’infrastruttura strategica per il collegamento viabilistico fra il nord Italia e il sud della Francia oltre a essere il principale asse stradale fra il centro-levante di Genova, il porto container di Voltri-Pra’, l’aeroporto Cristoforo Colombo e le aree industriali della zona.

Ponte sul Polcevera: l’inaugurazione nel 1967

Inaugurato nel settembre 1967, dopo 4 anni di lavori, il viadotto Polcevera rappresenta una pietra miliare nella storia delle autostrade italiane, sia per la complessità della soluzione tecnica, sia per l’elevato risultato estetico. 
La struttura è realizzata in calcestruzzo armato, ossia quello comunemente chiamato cemento armato.

 

Nel caso delle strutture orizzontali (dette tecnicamente “impalcato”) è calcestruzzo armato precompresso, cioè lavorato con una tecnica che ne migliora la resistenza alla trazione, considerata scarsa nel calcestruzzo normale. Le torri e i piloni del ponte Morandi, invece, sono in calcestruzzo armato ordinario, cioè non lavorato con questa tecnica e quindi meno resistenti alla trazione. Il sistema di precompressione usato era stato brevettato dallo stesso Morandi.

Cosa distingue il Ponte Morandi dagli altri ponti? Principalmente, il modo in cui furono realizzati gli stralli, cioè i tiranti che partono dalla cima dei piloni e sono ancorati alla struttura.

 

Di solito sono d’acciaio, un materiale che reagisce meglio alla trazione, mentre gli stralli del ponte Morandi sono in acciaio e rivestiti di calcestruzzo precompresso. Il calcestruzzo è un materiale che veniva (accade anche oggi) usato per lavorare in compressione, cioè per resistere alla pressione di forze convergenti.

 

Ecco l’intuizione (e la rivoluzione) di Morandi, che l’aveva già applicata nel ponte sulla baia di Maracaibo, in Venezuela, che era stato inaugurato nel 1962. Tre campate del ponte di Maracaibo crollarono nel 1964, dopo che una petroliera ne urtò un pilone in una sezione dove le navi non dovevano passare: il crollo però non interessò una sezione del ponte in cui era costruito con gli stralli rivestiti di calcestruzzo, presenti in altre sezioni del ponte.

 

Ponte Morandi: lavori di manutenzione

 

Negli anni Novanta, gli stralli della torre più a est del ponte (opposta a quella crollata) furono affiancati da tiranti in acciaio.

 

Lo stesso lavoro era previsto per la pila 9 e la pila 10 – quella crollata è la 9 – ed era stato per questo indetto a maggio un bando da circa 20 milioni di euro. Dei lavori avevano parlato due rappresentanti di Autostrade per l’Italia in una riunione del consiglio comunale di Genova dello scorso 18 luglio, convocata dopo le lamentele dei residenti riguardo ai rumori causati dai costanti lavori notturni di manutenzione al ponte.

La rete, aveva spiegato che il progetto sarebbe servito a «risarcire il danno ad oggi subito, e comunque i danni di possibile futura generazione» agli stralli,

Chi conosce il ponte ritiene che gli interventi di manutenzione erano pressoché costanti, addirittura ce n’erano stati anche nelle settimane prima del crollo, come testimonia la riunione del consiglio comunale. Gli ultimi, iniziati nel 2016, avevano previsto la sostituzione integrale delle barriere protettive.

Il crollo del viadotto

Il 14 agosto 2018 la sezione del ponte lunga circa 250 metri, è crollata insieme al pilone occidentale di sostegno (pila 9) provocando 43 vittime fra gli automobilisti che transitavano e tra gli operai presenti nella sottostante area.

 

Ponte Morandi: un nuovo video e foto inedite in possesso della magistratura

 

In queste ore si apprende che le telecamere di una ditta di corso Perrone erano puntate sul ponte Morandi al momento del crollo: le immagini passano al vaglio della magistratura e potrebbero fare luce sul collasso del viadotto, un elemento di certezza nel lavoro di ricostruzione complessiva dopo il susseguirsi delle tante teorie sul disastro circolate dopo il crollo stesso.

 

Questo fondamentale elemento si aggiunge alle testimonianze oculari e agli esami dei periti. Immagini determinanti sul piano processuale per il lavoro della procura, acquisite per cristallizzare il momento e le fasi del crollo del Morandi, superando così il problema del blackout che ha vanificato i video delle telecamere autostradali sul viadotto, caratterizzati anche dalla visibilità resa scarsa dalla forte pioggia.

Perché le telecamere non hanno ripreso il crollo? Questa la domanda che si sono posti in tanti.

 

La telecamera è mobile e, in quel momento, inquadrava lo svincolo autostradale. Quando la telecamera ritorna sul ponte, la tragedia si è già verificata. Il ponte si è spezzato in due e il camion della Basko rimane fermo a due passi dal baratro, in bilico tra la vita e la morte. Le altre auto e i camion fanno retromarcia come possono per scongiurare il dramma a un respiro di distanza da loro.

L’importanza del video inedito

Questo materiale visivo è molto prezioso, come afferma il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi: «È estremamente utile che questi elementi non siano stati conosciuti o conoscibili perché così non esiste la possibilità che possano influenzare la descrizione del fatto vista da un teste oculare consentendo di tagliare immediatamente le ricostruzioni fantasiose o impossibili».

 

Ecco, per conoscenza di chi legge, due immagini inedite e cruciali pervenute in queste ore:

 

 

 

Renzo Piano: l’idea sul Ponte Morandi

 

Ha scatenato non poche critiche e polemiche da parte degli architetti l’idea del nuovo ponte Morandi di Genova offerta da Renzo Piano e consegnata al commissario per l’emergenza e governatore ligure Giovanni Toti.

 

L’idea dell’architetto è di costruire quarantatré lampioni, uno per ogni vittima del crollo del viadotto. Secondo Piano, il nuovo ponte dovrebbe essere senza stralli, né tiranti, e dovrebbe essere costituito da una striscia di asfalto sorretta da pilastri.

 

Piano ha precisato che “questo è il classico caso in cui serve un concorso aperto a tutti: architetti, paesaggisti, ingegneri. Quello del ponte è un tema che tocca tutti e tutte le corde: da quella tecnologica a quella poetica. Ho fatto qualche schizzo, ma è soltanto l’inizio”.

 

Piano non accetta la fatalità dell’evento, nonostante il Ponte Morandi fosse considerato indubbiamente un simbolo dell’ingegneria italiana del Novecento e una vera e propria icona.

 

Quando venne eretto il ponte, infatti, il celebre architetto cominciava la sua professione, e ammirava Morandi per la sua audacia. Questa, forse eccessiva, potrebbe essere una causa del crollo, ma è presto per indicare con esattezza le sue cause, che potrebbero essere imputabili anche a difetti di cura o ad altri elementi ancora. Certamente, però, l’opera esprimeva “la volontà di spingere l’Italia nella direzione di un grande ottimismo, senza il quale non ci sarebbe stato il miracolo della ripresa”. Un’opera, però, che si è rivelata fragile, una fragilità che ha causato vittime, sconcerto, paura e dolore.

 

La ricostruzione parte prima di tutto da là.

 

(Aggiornamento 26 settembre 2018)

 

Nelle ultime ore, le conclusioni a cui è giunto il Ministero dell’Interno sono state durissime nei confronti di Autostrade. Si legge: “non si è avvalsa (…) dei poteri limitativi e/o interdittivi regolatori del traffico sul viadotto (…) e non ha eseguito conseguentemente tutti gli interventi necessari per evitare il crollo verificatosi”. Tradotto: sapeva e si è astenuta dall’intervenire.

 

Secondo gli ispettori del ministero delle Infrastrutture, Autostrade “minimizzò e celò” allo Stato “gli elementi conoscitivi” che avrebbero permesso agli organi di vigilanza di dare “compiutezza sostanziale” ai suoi compiti.

 

La messa in sicurezza era considerata “improcrastinabile”, ma allora perché si è rimasti inerti?

 

Secondo gli ispettori, ad Autostrade conveniva la manutenzione straordinaria in luogo della logica e doverosa manutenzione ordinaria, perché remunerata meglio. Assisteremmo a un intento speculativo, dunque, a discapito della sicurezza di migliaia di persone.

 

L’altra campana, chiaramente controbatte prontamente: “le responsabilità ipotizzate dalla Commissione” ispettiva del Mit “a carico di Autostrade per l’Italia non possono che ritenersi mere ipotesi ancora integralmente da verificare e da dimostrare” considerando “peraltro che il comportamento della concessionaria è stato sempre pienamente rispettoso della legge e totalmente trasparente nei confronti del concedente”

 

Processualmente, avranno 60 giorni di tempo i tre periti del giudice per le indagini preliminari per le operazioni di sopralluogo, repertazione e catalogazione dei resti dei monconi del ponte Morandi a Genova, crollato il 14 agosto scorso uccidendo 43 persone. Lo ha stabilito il giudice Angela Nutini al termine dell’udienza dell’incidente probatorio.

 

Il primo sopralluogo dei periti, insieme ai consulenti dei 20 indagati e dei familiari delle vittime, è stato fissato per il 2 ottobre. Al termine dei 60 giorni, i tecnici discuteranno le conclusioni della perizia in un’udienza fissata al 17 e al 18 dicembre. Questo significa che “salvo eventuali proroghe la demolizione potrà partire solo dopo che le prove saranno assicurate, quindi non prima di dicembre” spiega l’avvocato Andrea Martini, legale della famiglia Robbiano, il piccolo Samuele e i genitori morti nel crollo.

 

In attesa di nuovi sviluppi per questa contorta e delicatissima vicenda giudiziaria e umana.

 

 

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