Etica teologica. Persone e problemi morali nella società contemporanea

Data: 28/09/2018 / Inserito da: / Categorie: Mondi e Culture / Commenti: 0

“Giovanni è affetto da anni da una gravissima malattia neurologica ormai giunta allo stadio terminale; conserva intatte le proprie facoltà mentali ed è pienamente capace di esprimere una volontà consapevole tramite supporto tecnologico; sopravvive grazie a terapie di sostegno vitale (ventilazione assistita); ritenendo che la vita che vive ormai non è più vita chiede ai sanitari la sospensione di tali terapie e la messa in atto di trattamenti volti ad evitargli sofferenze” (p. 114). 

 

E’ uno dei tanti casi morali che Pietro Cognato, docente di Teologia Morale e Bioetica presso la Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia, la Facoltà di Giurisprudenza della Lumsa di Palermo, l’Istituto di Studi Bioetici “Salvatore Privitera”, sempre di Palermo, propone per aiutare teologi e studiosi di teologia morale a riflettere sulla epistemologia e metodologia etica. A partire da una teoria etico-normativa di evidente matrice teleologica, l’A. illustra una strategia di mediazione e ricerca di un nuovo equilibrio che permetta a teologi e studiosi della morale di prestare più attenzione alla filosofia dei valori e di avvalersi di analisi linguistiche e concettuali più adeguate alla complessità di un suo rinnovamento. 

 

E’ sua convinzione infatti che lo studio della teologia morale possa contribuire alla formazione di un pensiero critico solo utilizzando nuovi strumenti di analisi atti a supportare giudizi eticamente corretti, senza rinunciare, pur partendo da una pluralità dei punti di vista, a sviluppare in modo coerente e logico il punto di vista morale e conseguentemente, quindi, anche il punto di vista morale specifico della fede e della tradizione cristiana.  

 

A partire da tale convinzione l’A. si muove in due direzioni. Riprende e rielabora anzitutto il cosiddetto metodo del caso che offre un’occasione propizia per ricostruire il processo di elaborazione, sistematizzazione e ripensamento dei fondamenti del ragionamento morale, fornendo, in ultima analisi, gli elementi grammaticali dell’agire morale e dando concretezza alla ricerca del bene che, se vuole essere responsabile e rifuggire da risposte lapidarie e perentorie, deve tener conto delle possibilità concrete già sperimentate nella storia come indicazioni normative relative a comportamenti considerati corretti, fino a quando il peso specifico delle circostanze, delle condizioni e delle conseguenze non muti. 

 

La seconda direzione nella quale si muove riguarda l’abbondante e aggiornata bibliografia dalla quale attinge aprendosi a orizzonti sempre più vasti che lo portano a confrontarsi con autori del presente, ma anche del passato. Valgano per tutti i grandi nomi di Seneca e Kant. Nell’inquadrare alcuni problemi o dilemmi morali particolarmente attuali e controversi, che vanno dall’interruzione volontaria della gravidanza (pp. 43-84) alla procreazione medicalmente assistita (pp. 85-111), dalla pratica eutanasica (113-146) al comportamento sessuale (147-184), al problema del rapporto tra fede e morale (pp. 185-229) l’A. traccia le coordinate epistemologiche e metodologiche. 

 

Particolarmente interessante al riguardo è il suo discorso sul metodo che egli sviluppa in una serie di passaggi così articolati: punto da cui iniziare (uno o più casi morali concreti); fisionomia dell’oggetto (rapporto tra fede e morale) e attenzione ai destinatari (come alcuni vedono la fede indissolubilmente legata alla morale e altri la considerano superflua o invadente per la morale); preoccupazione morale (non questa o quell’opinione su un problema morale, ma impegno a verificare il procedimento adottato); riflessione tra casi e metodo (confronto su criteri e circostanze di una scelta morale); equilibrio tra fede e ragione (gratuità di Dio e responsabilità dell’uomo); strumentario linguistico e concettuale adeguato (ripensamento del rapporto fonti della teologia morale/ fonti della moralità, atteggiamento/comportamento, valori morali/non morali, fine/mezzi, norme genuine/ norme miste, etica normativa/parenesi, deontologia/teleologia, e altre diadi gravide di fraintendimenti ed equivoci). 

 

Una simile proposta epistemologica e metodologica poggia su alcuni presupposti come per esempio il principio logico e assiologico insieme che è alla base di ogni nostra valutazione: ciò che uguale è da valutare in modo uguale, ciò che è diverso in modo diverso. Un principio che a livello descrittivo prende solitamente la forma dell’imparzialità: misura te stesso e gli altri con la stessa misura; non usare due pesi e due misure; ciò che rimproveri agli altri non farlo tu stesso. O per usare le parole di Gesù: “Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? (Mt 7,3). Ma può anche prendere a livello linguistico la forma di una regola di universalizzazione: chi parlando usa la parola “dovere” è chiamato ad universalizzare il corrispettivo giudizio. E ciò per il semplice motivo che da un punto di vista logico il giudizio su una determinata azione non può non valere per ogni altra azione compiuta o da compiere in circostanze uguali. 

 

Chi nell’attuale dibattito teologico-morale sulla mutabilità o immutabilità delle norme morali intende impostare correttamente la discussione non dovrebbe ignorare questa regola. Questo libro mostra come sia possibile scrivere un’etica teologica avvalendosi di casi morali non solo per facilitarne la comprensione o renderne più attrattiva l’esposizione, ma anche e soprattutto come base portante e criterio di verifica della validità di un metodo etico-argomentativo rigoroso e convincente.   

 

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