Infrastrutture: la cultura della qualità della progettazione

Data: 24/10/2018 / Inserito da: / Categorie: Informazione Tecnica / Commenti: 0
In Italia non si è favorita la formazione di una cultura della qualità della progettazione (e più in generale della consulenza); nella maggior parte dei casi gli enti pubblici si sono limitati, e si limitano tutt’ora, a richiedere, a fronte di un compenso prefissato dai minimi tariffari, una prestazione sostanzialmente di tipo standard, corrispondente a quella sommariamente descritta dalla normativa di riferimento, senza preoccuparsi di accertare in che modo, e impiegando quali risorse, verrà eseguita la prestazione e quindi, senza assicurarsi che sussistano le premesse necessarie per l’ottenimento di un risultato di qualità che risponda effettivamente alle loro esigenze. 
 
La mancanza, o quanto meno l’insufficienza, di una cultura della qualità della consulenza è particolarmente nociva nel settore delle grandi opere infrastrutturali (si veda in proposito la delibera
della Corte dei conti 19 giugno 2007, n. 12 che nelle sue conclusioni afferma che: “Vizio perdurantee genetico di gran parte delle attività realizzative risiede nella scarsa cura delle progettazioni con particolare riguardo a quelle generali”; e ancora: “ Non di rado si assume per progettazione generale la sommatoria di alcuni lotti o stralci, caratterizzati da diverso livello di definizione progettuale”; e anche: “Lo spaccato delle opere assoggettate alla presente istruttoria consente di affermare che le diverse formule giuridiche di volta in volta adottate (contraente generale, concessionario, project financing, appalto integrato, appalto tradizionale) risultano sostanzialmente neutre rispetto ai risultati a oggi conseguiti. 
 
Infatti le patologie riscontrate sono riconducibili a fenomeni comuni: carenze di progettazione.
Peraltro la indefinitezza delle progettazioni tecniche e di quelle finanziarie pesa anche sull’efficacia delle formule giuridiche adottate che, indipendentemente dal loro nomen juris, sono comunque contratti e, in quanto tali, aventi per oggetto proprio i progetti tecnici finanziari”. E’, infatti, anche in base a servizi di consulenza (quali un piano regolatore o uno studio di fattibilità) che l’ente pubblico decide di realizzare una nuova infrastruttura;
con altri servizi di consulenza (la progettazione, articolata nei suoi vari livelli) ne vengono definite le caratteristiche, i costi e i tempi di costruzione; con altri ancora (la direzione lavori o, meglio, il Project & Construction Management) se ne esegue la pianificazione e se ne gestisce e controlla la realizzazione. 
 
Dalla qualità di questi servizi dipende il conseguimento dei benefici in vista dei quali l’opera è stata prevista: ogni errore commesso in una delle fasi qui indicate comporta più tardi per l’ente oneri
aggiuntivi considerevoli, in termini di maggior costo di costruzione e di gestione dell’opera. Tanto più un errore si verifica in una fase prossima alla concezione di un’opera e lontana dalla sua realizzazione, tanto più gravi possono esserne le conseguenze. Infatti, una direzione lavori lacunosa o inefficiente può tutt’al più condurre ad un aumento dei costi o dei tempi di costruzione producendo un danno pari ad una frazione del costo dell’opera, senza tuttavia inficiarne la validità complessiva. 
 
Invece, un piano regolatore o uno studio di fattibilità mal fatti possono indurre l’ente a realizzare un’opera di dubbia utilità, quando non a costruire vere e proprie cattedrali nel deserto,
come è purtroppo spesso avvenuto. In questo caso l’entità del danno può essere pari all’intero costo dell’opera, se essa si rivela poi inutile, senza mettere in conto il mancato soddisfacimento delle esigenze pubbliche per le quali l’opera era stata prevista, e la necessità di ripetere l’intero processo dal principio, con ritardi di molti anni rispetto alle previsioni iniziali e con la necessità di reperire nuovi finanziamenti. 
 
Servizi di consulenza di qualità elevata sono condizione indispensabile per il successo di ogni iniziativa; essi si ottengono soltanto scegliendo consulenti qualificati e compensando adeguatamente le loro prestazioni. Ogni risparmio ottenuto dall’ente a spese della qualità dei servizi non è in realtà un risparmio, in quanto si traduce pressoché inevitabilmente in un ben maggiore onere in fase di realizzazione e gestione dell’opera. 
 
Ciò può essere direttamente ricondotto al fatto che, come prima evidenziato, i criteri di selezione non sono, di regola, idonei a premiare i consulenti di qualità.
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