Infrastrutture: realizzazione come indicatore del buon governo

Data: 06/11/2018 / Inserito da: / Categorie: Informazione Tecnica, Progettazione / Strutture / Commenti: 0
Nei precedenti articoli ho esaminato i principali problemi specifici del settore delle infrastrutture ed è stato evidenziato come il problema di fondo, del settore delle infrastrutture, sia un enorme eccesso normativo e la mancanza di una adeguata cultura della qualità della progettazione.
 
Infatti, si tratta di un settore attraversato da almeno un quarto di secolo da un intensissimo flusso di interventi regolatori, su impulso interno ed europeo; ed è ormai evidente che le troppo frequenti riforme delle procedure riguardanti ogni fase della realizzazione delle infrastrutture (finanziamento, localizzazione, appalti, contenzioso) non hanno portato a risultati apprezzabili, ma hanno invece prodotto una continua destabilizzazione normativa, cui ha fatto seguito una parallela
deresponsabilizzazione delle pubbliche amministrazioni e delle imprese private.
 
Tale situazione di eccesso di regolazione è anche causata dalla storica prevalenza in ambito di rappresentanza politica dei laureati in legge, in economia e in scienze politiche e dalla, conseguente, assoluta mancanza di una adeguata presenza della categoria degli ingegneri che, invece, sono gli unici in grado di valutare le effettive problematiche e trovare soluzioni efficaci per il settore delle infrastrutture.
 
La classe politica e altre categorie non direttamente competenti in tale materia sono state, infatti, ben contente di far nascere delle vere e proprie rendite professionali che si alimentano per l’oscurità delle norme applicabili ai casi concreti, l’aleatorietà delle interpretazioni giurisprudenziali, il carattere prevalente delle questioni legali rispetto a quelle tecniche. Un primo auspicabile intervento sarebbe l’istituzione da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di una apposita commissione di esperti, sia italiani sia stranieri, che in sei mesi possa portare alla necessaria semplificazione della normativa esistente. 
 
Il secondo intervento direttamente collegato al primo è quello di varare delle regole, per il potenziamento della pubblica amministrazione anche ai livelli più elevati, che siano basate sulla professionalità e sul curriculum vitae evitando le attuali ingerenze della classe politica nell’individuazione delle competenze e professionalità.
Come già discusso nei precedenti articoli, occorre inoltre mettere al centro l’importanza della qualità della progettazione e prendere coscienza che ogni progetto deve essere compensato in maniera adeguata e senza richieste di assurdi “sconti” che avrebbero come effetto quello di pregiudicare la qualità e la bontà del progetto, con gravi implicazioni sulla sua realizzabilità e, conseguentemente, sulle certezza dei costi e dei tempi, creando terreno fertile per le riserve e il contenzioso con l’impresa che poi dovrà realizzare i lavori. Infatti, lo spazio che si apre alle imprese per riserve e richieste di perizie di variante, che incrementano considerevolmente i costi delle opere, nasce quasi sempre da progetti carenti e di basso livello professionale. 
 
L’effetto combinato di aggiudicare le progettazioni e il controllo delle progettazioni stesse secondo criteri prevalentemente di tipo tecnico e con compensi che non siano sottoposti a sconti e ribassi eccessivi, che ne inficerebbero la qualità, dovrebbe permettere di ottenere progetti ben fatti e quindi fattibili. 
 
Il problema dei costi rappresenta un altro aspetto sul quale occorre intervenire per i seguenti motivi. Innanzitutto occorre ricordare come la Corte dei Conti ha avuto modo ripetutamente di osservare che “non si può programmare un’opera pubblica senza una stima precisa del suo costo e della compatibilità economica dello stesso con il bilancio”. Il problema è che i prezzi attualmente utilizzati per la stima dei costi delle opere spesso non corrispondono alla realtà tenendo anche conto dell’innovazione tecnologica dei materiali da costruzione e senza dimenticare che spesso vengono addirittura utilizzati dei prezziari che risalgono a molti anni addietro. 
 
Ma la vera svolta per il reale rilancio del settore delle infrastrutture non potrà che essere legata alla definitiva scomparsa del criterio del massimo ribasso, per ogni tipo di appalto ed importo. Tutti gli addetti ai lavori sanno molto bene che assegnando i lavori con le modalità del massimo ribasso, le imprese che si aggiudicano il lavoro sono, spesso, quelle meno qualificate. Inoltre, oltre a prezzi e costi sottostimati come precedentemente illustrato, con ribassi che spesso possono arrivare anche al 25-30% dell’importo a base di gara, le imprese sono obbligate fin da subito a preoccuparsi di come recuperare, mediante perizie di variante, il ribasso e i prezzi non remunerativi soprattutto se i lavori
dovessero essere, effettivamente, realizzati a regola d’arte. In questo clima perverso, tra l’altro, l’impresa si guarda bene da segnalare le eventuali carenze progettuali in sede di gara d’appalto, nel momento della formulazione delle offerte, poiché il loro obiettivo prioritario rimane quello di aggiudicarsi i lavori e anzi le carenze progettuali consentono loro di ritagliarsi successivamente margini di recupero sui ribassi offerti. 
 
Tali difetti gravano poi sulla procedura nelle fasi successive, alimentando il contenzioso e determinando così una lievitazione dei costi. Inoltre, e questa è una ulteriore causa di spreco di denaro pubblico, le perizie di variante condotte in corso d’opera sono condizionate dai prezzi errati delle lavorazioni previste dal progetto. Conseguentemente l’impresa, per la sua sopravvivenza, ha la necessità di individuare delle lavorazioni aggiuntive dove i prezzi sono migliori o dove è meglio possibile stabilire dei nuovi prezzi sui quali sia possibile ottenere il giusto risultato di ogni normale attività imprenditoriale, ovverosia l’utile. 
 
Con queste premesse spesso, nelle perizie di variante, vengono introdotti nuovi interventi e nuove soluzioni progettuali, quasi sempre sulle lavorazioni di tipo provvisionale, di necessità e utilità del tutto discutibile, mentre con lo stesso aggravio di costi, se ci fossero dei prezzi delle lavorazioni corretti e sufficientemente remunerativi, si potrebbe, quantomeno, perseguire il duplice obiettivo di permettere all’impresa il giusto guadagno e al tempo stesso migliorare la qualità dell’opera, con consistenti risparmi sulla gestione e manutenzione dell’opera in esercizio. 
 
Un altro aspetto drammatico della diffusa pratica in Italia degli appalti al massimo ribasso è che le imprese si trovano spesso in difficoltà economiche tali da non essere più in grado di investire in nuove attrezzature e tecnologie, il cui impiego costituirà un aspetto sempre più importante nell’esecuzione dei lavori in sicurezza, sulla buona esecuzione dei lavori e sull’accorciamento dei tempi di realizzazione delle opere; tale aspetto rischia anche di costituire un grave handicap per
quanto concerne la possibilità delle imprese italiane di essere competitive all’estero. 
 
D’altronde il criterio del massimo ribasso se viene pensato ed applicato alla vita di tutti i giorni mostra l’incredibile follia che da ormai mezzo secolo e più caratterizza il modo di procedere nel settore degli appalti pubblici: quale cittadino, infatti, quando deve realizzare qualche investimento per la sua casa o per un suo bene immobiliare, sarebbe così folle da assegnare i lavori basandosi solamente sul criterio del preventivo più stracciato senza preoccuparsi se chi farà poi i lavori sia bravo e competente e utilizzi materiali di buona qualità ?
Questa è anche la causa per la quale l’Italia investe molto di più in manutenzione straordinaria piuttosto che nella costruzione di nuove opere rispetto agli altri paesi europei. 
 
A questo riguardo, è interessante riportare quanto scriveva Pier Luigi Nervi, uno degli ingegneri più famosi che l’Italia abbia mai avuto nel secolo scorso, a proposito del costruire correttamente:” Un’altra e più grave assurdità degli usuali appalti è dovuta alla indiscriminata uguaglianza nella quale, all’atto delle gare, vengono tenute e considerate le aziende costruttrici. Manca nel nostro Paese un severo criterio selettivo che classifichi le aziende secondo la loro capacità tecnica,
serietà di lavoro, abitudini alla correttezza o alla litigiosità, cosicché mentre ciascuno di noi sceglie accuratamente il proprio fornitore per i quotidiani acquisti, anche modesti, le Amministrazioni pubbliche affidano interessi di miliardi ed opere altamente impegnative ad organizzazioni scelte in base al trascurabile e a volte insignificante elemento di giudizio dato dal confronto di percentuali di ribasso.” 
 
E’ dal criterio del massimo ribasso che ne conseguono il più delle volte le incredibili situazioni di opere iniziate e mai finite o finite dopo lunghissimi tempi, a volte della durata di interi decenni; tali vicende hanno avuto il devastane effetto di mandare al Paese il messaggio che in Italia, dopo il nostro glorioso passato, si sia diventati incapaci di realizzare qualsiasi opera nel rispetto dei tempi e dei costi.
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