3 modi per esercitare la gratitudine (anche in rete)

Data: 17/12/2018 / Inserito da: / Categorie: Mondi e Culture / Commenti: 0

Si avvicina il Natale e la fine dell’anno, un periodo particolare in cui siamo più portati a fare “bilanci” e interminabili liste di buoni propositi.

 

L’approccio a questa pratica largamente condivisa varia molto da persona a persona e risente sicuramente dei tratti di personalità e delle proprie caratteristiche individuali. La famosa questione del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto è dunque come sempre questione di prospettiva.

 

Ma forse il primo buon proposito per il prossimo anno, potrebbe essere proprio quello di ridurci sempre al 31 di dicembre per fare un bilancio del proprio percorso ma esercitarsi quotidianamente osservando i piccoli passi quotidiani e quello che ci circonda.

 

Verrebbe da pensare che in un mondo che ci invita continuamente e in modo sempre più seduttivo ad immergerci in altri mondi – virtuali o aumentati – il contatto con la propria realtà è destinato ad sbiardirsi fino a spostare gli obiettivi tutti fuori da sé e sempre più lontano.

 

In realtà, ciascuno di noi è potenzialmente dotato di una risorsa emotiva a cui riserva poca attenzione: la gratitudine.

 

Chi si è occupato dell’argomento (Emmos, 2004) la definisce come «una sensazione di ringraziamento e di gioia in risposta all’avere ricevuto un dono, sia che il dono sia beneficio tangibile, sia che si tratti di un momento di calma e beatitudine suscitato dalle bellezze della natura».

 

Detto in altre parole la gratitudine identifica la consapevolezza personale per le cose positive vissute, volute o semplicemente capitate, senza darle per scontate, e verso le quali si prova un sentimen­to di riconoscenza.

 

Ha dunque il sentire di un’emozione – il senso di ringraziamento e gioia evocati da Emmos – ma richiede fondamentalmente una presa di coscienza – razionale – delle cose che contano nella nostra vita.

 

La gratitudine è una delle tre dimensioni che contribuiscono al nostro benessere e al raggiungimento della felicità. Stare bene significa riconoscersi e riconoscere il dono del cammino compiuto, il valore di ciò che si è vissuto anche quando questo è lontano dalle nostre aspettative o addirittura negativo.

 

Come fare allora a fare della gratitudine una risorsa concreta e non semplicemente potenziale? Occorre sperimentarla ogni giorno. Ecco tre possibili passi da compiere.

 

Imparare la gratitudine. Pur essendo una risorsa adattiva, la gratitudine oggi è un po’ fuori moda. Perderebbero di senso molte delle dinamiche psicologiche su cui fa leva il mercato: come desiderare altro da ciò che si possiede se si è grati di quello che si ha?

 

Per questo occorre imparare a essere grati. Come? Dedicando pochi minuti al giorno, a una riflessione personale e autentica alla propria giornata: agli incontri fatti, alle cose vissute, agli obiettivi, anche microscopici raggiunti.

 

Concentrarsi su ciò che c’è e non su quello cha manca. Può essere di aiuto anche focalizzare il pensiero su di noi e su alcune delle cose che riteniamo importanti e provare a immaginare di non averle più. Come sarebbe la mia vita se… In fondo è quello che succede tutte le volte che ci sentiamo smarriti di fronte a una perdita imprevista  – affettiva, di status, legata a un oggetto. Ci accorgiamo di averla solo quando non è più nostra.

 

Esercitare la gratitudine significa riconoscere il valore di ciò che siamo e abbiamo, ogni giorno, senza dovere necessariamente sperimentare di non averle più.

 

Vivere il presente. La gratitudine è fatta di momenti quotidiani, è l’hic et nunc della gioia, la sua cristallizzazione. A volte non riusciamo a essere completamente felici perché rimaniamo ancorati a momenti del passato, molto belli ma che non possono tornare, spiacevoli e che paiono inguaribili.

 

Il rimpianto e il rammarico sono nocivi per la gratitudine. Il passato – positivo o negativo che sia – può trasformarsi in una zavorra che non ci aiuta ad andare avanti, a guardare oltre e soprattutto a godere del presente. Non è detto che tutto quello che abbiamo vissuto sia accaduto per una ragione, né che abbia seguito logiche di giustizia. Non potendo esimerci dal puro e cieco Caso, l’unica cosa che possiamo fare e provare a prenderla con filosofia. 

 

Ruminare cognitivamente sempre gli stessi vissuti ci rende solo dei pensi-vori evoluti ma poco fruttuosi e poco capaci di essere felici.

 

Potrebbe tornarci utile essere saggiamente superficiali, ovvero opportunamente distanti dalla cose da poterne apprezzare il valore senza diventarne per questo dipendenti, senza rischiare la con-fusione tra le stesse e il nostro sé. Una giusta distanza: non troppo vicina al proprio Io né troppo distante dall’altro.

 

La Rete può essere uno dei tanti contesti in cui esercitare la gratitudine grazie anche alle sue caratteristiche strutturali. La permanenza degli oggetti narrativi condivisi online potrebbe aiutarci a focalizzare l’attenzione proprio su quei vissuti preziosi che, nel momento in cui ne siamo completamente immersi, non siamo in grado di vedere. Internet consente di ripercorrere i nostri passi  nelle storie e nelle immagini che abbiamo condiviso con gli altri, ci dà la possibilità di creare quella giusta distanza – fisica e temporale – con quello che siamo o abbiamo cercato di essere.

 

Cosa possiamo scrivere allora nella nostra lista di buoni propositi per il 2019? Parafrasando un famoso detto potremmo dire “un post positivo al giorno ci fa guadagnare il sorriso intorno”. E si perché la gratitudine è contagiosa e, una volta esercitata, può essere insegnata (inconsapevolmente) agli altri.

 

Se seminiamo narrazioni positive autentiche stiamo bene in quel momento e seminiamo un frammento di noi che potremmo ritrovare nel tempo, quando l’esercizio della gratitudine potrebbe vacillare!

 

E allora happy narratives a tutti noi!

 

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