Effetto placebo: il benessere dipende anche da noi

Data: 23/01/2019 / Inserito da: / Categorie: Mondi e Culture / Commenti: 0

Il termine effetto placebo indica il cambiamento che avviene in una persona all’atto della somministrazione del placebo, ossia la risposta benefica del soggetto a una sostanza o ad una procedura ritenuta senza alcun effetto terapeutico per la condizione specifica per cui è stata somministrata. L’effetto placebo interviene sul modo in cui percepiamo i sintomi, non sulle cause.

 

Molti lavori hanno studiato la risposta al placebo all’interno del rapporto tra il medico e il paziente. Ciò ci mostra come l’effetto placebo riguardi il contesto psicosociale intorno al paziente ben oltre la terapia e all’effetto del farmaco assunto.

 

L’effetto placebo comporta benefici percepiti dal soggetto in relazione a sintomi modulati dalla mente (fobie, asma, nausea), mentre in base a una revisione del 2010 su 202 studi legati al placebo, si evidenzia come abbia effetti meno evidenti su ipertensione, insonnia, obesità a depressione.

 

I medici dovrebbero andare oltre le conoscenze e competenze tecniche, sviluppando adeguate capacità sociali e relazionali per interagire e comunicare meglio con i loro pazienti, dovrebbero – in altre parole- accattivarsi la loro fiducia, la speranza, e mostrare empatia, perché il loro approccio gioca un ruolo decisivo nella buona riuscita di un trattamento.

 

Aspettative positive portano ad approcci positivi, viceversa l’esito potrebbe essere inficiato dall’aspettativa negativa. Se l’approccio è quello del primo caso, si riducono comportamenti autodistruttivi e conseguentemente i passaggi successivi risultano influenzati da eventi, sensazioni ed emozioni capaci di indurre il soggetto ad affrontare con il miglior atteggiamento possibile la sua situazione clinica.

 

Abbiamo diversi tipi di placebo, ecco un elenco che spiega dettagliatamente come funzionano:

 

  • L’effetto placebo del tempo 
 
Spesso la situazione di un paziente tende a migliorare complessivamente rispetto allo stato originario in cui versava nel momento antecedente l’incontro con il medico. In questi casi, è il tempo ad assumere la valenza di placebo e senza che alcun farmaco sia intervenuto.
 
 La nostra percezione del dolore dipende anche da input esterni.Alcune persone hanno partecipato a uno studio per analizzare la correlazione tra scosse elettriche e colori: associando il verde alle scosse soft e il rosso a quelle più vigorose, il paziente credeva di percepirle con quell’intensità (memorizzata) anche quando non era cosi.
 
Se le aspettative che abbiamo ci orientano verso un approccio di un certo tipo con la realtà che ci circonda, la realtà stessa subirà un mutamento direttamente proporzionale. Vale a dire: se a somministrare un antidolorifico è l’infermiera e sappiamo che lo farà a una certa ora, beneficeremo dell’effetto, ma se a farlo sarà un robot a un orario imprecisato, per ottenere lo stesso effetto occorrerebbe una doppia dose di antidolorifico.
 
  • L’effetto placebo funziona anche se lo sappiamo
  
Da qualche anno emerge un dato che ribalta tutte le convinzioni in materia consolidatesi nel tempo: i pazienti che vengono messi a conoscenza della somministrazione di semplice acqua o di una pillola zuccherina, percepiscono comunque un beneficio.
 
In poche parole, la pasticca di zucchero ha portato comunque miglioramenti a pazienti che soffrivano di mal di schiena, depressione, rinite allergica e altri disturbi. La suggestione può realmente incidere sulla nostra percezione e persino sul nostro benessere.

 

Lo studio dell’effetto placebo ci insegna, in fondo, ciò che le antiche culture hanno sempre saputo:  i sentimenti, le emozioni e le aspettative dell’uomo condizionano direttamente i processi biologici e di conseguenza anche quelli curativi.

 

Di fronte a questo dato, dunque, l’obiettivo della medicina moderna dovrà essere quello di estendere lo sguardo all’uomo nella sua totalità e interezza, all’interno di un processo terapeutico focalizzato sulla relazione e sull’empatia.

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