Lo strano caso del Caravaggio scomparso arriva a Ginevra

Data: 02/05/2019 / Inserito da: / Categorie: Mondi e Culture / Commenti: 0

Sono arrivata a Ginevra, per me fondamentalmente città di banche, brillanti e finanza e per converso ho trovato un piccolo elegante avamposto del mio Paese. In una fascinosa stradina del centro,  tra eleganti ed antichi palazzi, al piano terra di uno di questi, si scorge da lontano quella che  sembra una elegante libreria di altri tempi e che invece è la Società Dante Alighieri, costituita nei primi anni del ’900 per diffondere la lingua e la cultura italiana e che è stata anche rifugio per gli esuli che il fascismo aveva cacciato dall’Italia. 

 

Mi rendo conto che il nome Dante Alighieri  mette una certa ansia a chi, come me,  deve presentare il proprio libro e non sa esattamente cosa l’aspetta. Tuttavia, una volta arrivata davanti all’entrata, le trasparenze dei vetri mi trasmettono subito il calore che si respira all’interno.

 

Un’organizzazione quasi totalmente di donne: amichevoli, vivaci, intelligenti, colte. Dopo poche parole sembravamo amiche da sempre. Un classico esempio di quando si dice che scocchi la scintilla della complicità; ma più dell’appartenenza a un Paese era l’appartenenza a un idea di mondo che ci aveva fatto riconoscere immediatamente.

 

Piano piano la sala si è riempita, e anche lì un’altra piacevole sorpresa: molti stranieri che frequentavano abitualmente il Centro per parlare dell’Italia, per approfondirne la cultura, per parlare in italiano. È sempre così: la nostra ormai svogliata abitudine alla Bellezza ci fa sorprendere dell’entusiasmo che esprimono gli altri per il nostro Paese.

 

Ho iniziato mostrando su uno schermo, messo a disposizione dal Centro, le immagini di Palermo, dell’Oratorio di San Lorenzo, degli stucchi di Serpotta, della Natività di Caravaggio. Ho raccontato di Angelina, la protagonista del mio libro e della mia “visione”; del suo gesto coraggioso per salvare il “Presepe” dell’altare dell’Oratorio prima che fosse rubato, del suo bisogno di riscatto che, in fondo,  impersona quello di Palermo, del sogno che le cose siano davvero andate così.

 

Tutti mi ascoltavano con grande interesse e facevano domande sui personaggi del mio libro, sul furto del Caravaggio,  sulla possibilità che non sia andato distrutto, su dove possa ancora trovarsi. E poi su Palermo di quel malfamato 1969 e su come la città sia cambiata da allora.

 

Alla fine dell’incontro, con un bicchiere di vino in mano mi sono accorta che quasi tutti avevano con sé  il mio libro, che lo avevano letto  e venivano verso di me per averlo firmato. Lo confesso, è stata una vera emozione!

 

Ringraziamo di cuore la scrittrice Rossana Dongarrà per questa preziosa testimonianza, non solo di un’esperienza unica e rara, ma di un momento di confronto importante anche capace di far comprendere a tutti i nostri lettori quanto la cultura e la lettura possano essere percepite come essenziali ponti di comunicazione e incontro tra le persone, oltre che di approfondimento e riflessione.

 

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Buona lettura!

 

 

 

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