Il criterio comparativo e le situazioni di disturbo acustico

Data: 30/05/2019 / Inserito da: / Categorie: Informazione Tecnica / Commenti: 0

Il livello di rumore percepito

 
Per descrivere questo elemento si deve ricorrere ad un parametro descrittore: qui sorge il primo problema. Nei testi di vari autori reperibili in rete si trovano diversi riferimenti a parametri descrittori di questo elemento assai disomogenei tra loro, i principali dei quali sono:
 
  • il livello equivalente LAeq valore che esprime l’energia associata al segnale ricevuto – dipende non solo dalle specifiche del rumore, ma anche dal tempo di misura adottato, che deve essere opportunamente scelto in base alle caratteristiche di funzionamento della sorgente
  • il livello LAFmax valore che esprime il livello massimo raggiunto dalla pressione acustica durante il tempo di misurazione, con impostazione della ponderazione in frequenza secondo la curva A e della costante di tempo FAST
 
Questi parametri non sono gli unici che si incontrano nelle descrizioni ricavabili dai documenti che vari esperti propongono in rete, questi sono riportati solo al fine di mostrare quanto diversi essi siano da un punto
di vista concettuale (e non solo), nonché che l’uso dell’uno o dell’altro porta certamente a una diversità notevole dei risultati finali. La scelta del parametro non è codificata da regole: da ciò discende quantomeno che le misurazioni devono essere precedute da una fase di analisi della situazione che consenta di individuare degli intervalli temporali adeguati e coerenti per l’effettuazione dei rilievi strumentali.
 
Ma cosa si trova al riguardo nella ISO R1996:1971? In essa si cita [al punto 3.1.1] il parametro descrittore LA. Interpretare oggi questo parametro non è immediato, quindi per dargli una interpretazione sensata bisogna fare un passo indietro all’epoca della norma, riferendoci agli strumenti allora disponibili : il modello precursore di questi (Brüel & Kjaer 2203) è illustrato nella seguente immagine, unitamente alle sue caratteristiche.
 
Si osservi che era classificato come “strumento di laboratorio” montava un microfono da 1” (mm 2,54) quindi non propriamente per impieghi in campo ed era di costo proibitivo, non certo alla portata di molti professionisti.
 
Le indicazioni si leggevano su un quadrante con indicatore ad ago. Il fonometro B&K 2203 del 1960 – con modulo per analisi in frequenza
Paese: Danimarca
Produttore / Marca: Brüel & Kjær; Nærum
Anno: 1960
Categoria: Strumento da laboratorio
 
Il B&K 2203 era un fonometro non integratore, capace di misurare il livello SPL e non il livello equivalente
Leq: ecco quindi che quel parametro LA può essere interpretato come “valore del livello SPL(2), con ponderazione A”, nell’intendimento del normatore. Questa deduzione trova conforto al punto 3.1.5 della norma ISO
 
R1996:1971, laddove si tratta proprio del Livello Equivalente Leq che la norma distingue nettamente dal parametro LA col quale non può pertanto essere confuso. Nel 1961 fu emanata la prima edizione norma IEC 123 che stabiliva quali caratteristiche minime dovessero essere rispettate dai fonometri: da quel momento essi modificarono il proprio stato dal livello di apparecchiature di ricerca di laboratorio a quelle di strumento per misure sul campo.
 
Il fonometro che si diffuse maggiormente tra i professionisti del settore, avente prestazioni assai superiori e di accessibilità più facile, fu il 2231, lanciato da B&K nel 1983, anno immediatamente precedente il
ritiro della ISO R1996:1971.
 
NOTA
 
Questo fonometro utilizzava un microfono da 1/2” e consentiva la misura diretta del Livello Equivalente
[fonometro integratore]
1 Pur potendo essere portato a mano, esso pesava più di 5 kg ed aveva dimensioni ragguardevoli, non certo paragonabili a quelle degli strumenti odierni
2 Al più, si potrebbe pensare ad un “valore medio” del livello SPL
Quasi contemporaneamente al B&K 2231 furono immessi sul mercato altri strumenti di analoghe caratteristiche da parte di altri produttori di apparecchiature di misura.
 
Si può arguire da quanto detto sopra che ben pochi operatori disponessero di strumentazioni adeguate negli anni ’70 (ed almeno fino all’inizio degli anni ’80, quando fu reso disponibile il B&K 2231) e che essi fossero
pertanto obbligati a ricorrere al supporto di laboratori di ricerca, al più utilizzando dispositivi non specificamente dedicati allo scopo delle misure acustiche, interpretando “a buon senso” le letture del quadrante, e valutando approssimativamente un “livello medio” della pressione acustica.
 
Oggi questo valore approssimato (ottenuto “a vista”) potrebbe essere interpretato come livello medio oppure come livello percentile statistico L50 [livello superato nel 50% del tempo di misurazione], comunque tutto fa pensare che il parametro LA inteso dalla norma di allora non possa essere il livello equivalente LAeq. proprio perché quest’ultimo fu oggetto di una specifica trattazione nella norma.
 
L’ottenimento di un valore attendibile per LAeq implica una accurata scelta del tempo di rilevazione, che influenza in modo determinante il risultato, ma questo rientra nella “buona prassi” che deve essere adottata dal tecnico.
 
L’uso di altri parametri, quali LAFmax o degli indicatori statistici percentili (talvolta citati nei testi di riferimento per la prassi giurisprudenziale) sono frutto di interpretazioni non derivabili da quel testo normativo, pertanto non accettabili senza una adeguata dimostrazione della loro valenza tecnica (quantomeno riferendosi ai metodi peritali elaborati in quella fase storica).
 

Il livello del rumore di fondo

La norma ISO R1996:1971 richiamava il livello di fondo al punto 4 e precisamente lo definiva al punto 4.2. Nella prassi giurisprudenziale e nei commenti di vari autori leggibili in rete si trovano diverse interpretazioni sul significato di questo parametro, nonché per quanto attiene le modalità della sua determinazione, pur convergendo tutti verso il livello percentile statistico L95 [livello superato nel 95% del tempo di rilevazione]. Si evince facilmente che, anche in relazione alla determinazione del livello di fondo, assuma una rilevante importanza la scelta dell’intervallo di rilevazione.
 
Traducendo l’intero punto della norma citato sopra si trova:
  • punto 4.2 casi speciali
 
Per la valutazione del rumore nei casi particolari, esempio, nei casi di lamentele suscitate dalla presenza di una determinata sorgente in un certo contesto, il livello di fondo servirà come criterio.
Il livello del rumore di fondo (ambientale) è il livello acustico minimale al punto e al momento considerati, in assenza del rumore incriminato. Deve essere ottenuto osservando le indicazioni del fonometro e leggendo
il livello più basso che si ripete più frequentemente (media dei minimi)(8). Se si fa appello all’analisi statistica del livello acustico, si considererà che il livello del rumore di fondo dovrà essere il livello che è superato durante il 95% del tempo di osservazione.
 
NOTE
1. il livello del rumore di fondo include evidentemente le influenze provenienti dal tipo di zona, della stagione, e del momento della giornata per cui non richiede alcuna correzione. Allo stesso modo serve alla valutazione del rumore esterno o interno ad un edificio con finestre aperte o chiuse, purché sia ottenuto nelle medesime condizioni utilizzate per la misura del rumore stesso (disturbante)
 
2. per evitare di trovarsi in presenza di un livello di rumore di fondo tendente a crescere progressivamente, si potrà utilmente confrontarlo col livello di rumore di fondo ottenuto mediante il criterio generale, dedotto secondo il punto 4.1, nella zona e nelle medesime condizioni
 
3 La conseguenza più evidente di questa circostanza è l’approssimazione grossolana dei dati utilizzati per le prime perizie tecniche di valutazione del disturbo e l’ardua individuazione di un divario di soli 3 dB tra i due parametri che entrano nel calcolo del “criterio comparativo”
 
4 È bene specificare che si tratta di interpretazioni “a buon senso”, non già di indicazioni ufficiali date dall’Ente normatore ISO
 
5 Parametro per la cui elaborazione era indispensabile ricorrere ad approssimazioni per via grafica, p. es. da registrazioni
su carta del livello acustico SPL (le quali richiedevano apparecchiature aggiuntive, anch’esse di costo elevato e di non facile gestione).
 
6 Che deve essere scelto opportunamente in base a sopralluoghi, raccolta di informazioni, analisi sull’effettivo modo di funzionamento delle diverse sorgenti che compongono sia il livello intrusivo, sia il livello del fondo
 
7 In accordo con una precisa indicazione della ISO R 1996:1971
 
8 Una attenta lettura di questo passaggio della norma induce ad arguire che le letture si effettuavano su strumenti con indicatore ad ago, e che l’osservazione dell’operatore era indispensabile, in quanto non era usuale la registrazione in memoria dei dati misurati dallo strumento (con possibilità di successiva elaborazione).
 
Il testo, per la sua chiarezza, non richiede commenti: vale la pena di osservare che nei loro interventi alcuni autori interpretano (erroneamente) il “livello di fondo” con “il minimo dei minimi” evidentemente senza il conforto di un avallo scientifico. Altri giungono persino a definirlo come il livello statistico L95 rilevato nell’istante immediatamente precedente l’attivazione della sorgente (si riporta questo solamente per completezza, ogni commento è superfluo).
 
Riveste una importanza basilare quanto indicato nella NOTA 1: il livello di fondo “comprende” le sorgenti proprie del contesto, non le deve escludere, come invece evidente nei procedimenti indicati nei testi di vari autori: non si tratta di un aspetto di poco conto, e deve essere ben codificato per evitare “personalizzazioni” avventate.
 
Volendo esprimere un parere del tutto indicativo, che però si rifà a quanto indicato nella prassi giurisprudenziale, nella quale si dice a chiare lettere:
 
Il Tribunale di Monza, afferma:
 
“omissis… reputa una immissione rumorosa eccedente la normale tollerabilità … allorché ecceda di almeno 3 dB il c.d. rumore di fondo della zona inteso come quel complesso di suoni di origine varia e spesso non identificabili, continui e caratteristici del luogo, sui quali s’innestano di volta in volta rumori più intensi prodotti da voci, veicoli od altro, considerato come fonte rumorosa che persiste in modo continuo nell’ambiente per almeno il 95% del tempo di osservazione”emerge lampante un concetto importante: il rumore di fondo è “quel complesso di suoni di origine varia e spesso non identificabili, continui e caratteristici del luogo, sui quali s’innestano di volta in volta rumori più intensi prodotti da voci, veicoli od altro, considerato come fonte rumorosa che persiste in modo continuo nell’ambiente …”
 
ma questo asserto non si conforma con la frase finale “per almeno il 95% del tempo di osservazione” in quanto il livello percentile L95 “elimina” nettamente tutti i contributi che sono elencati … “dimenticandoli” tout court, creando una forte discrasia tra intenzione e definizione.
 
Questo tema richiede una analisi specifica, non certo possibile in questa sede, ma che dovrà obbligatoriamente essere eseguita al fine di fugare questi dubbi.
Qui è possibile dare una idea, un suggerimento, tra i tanti plausibili, che tenga conto del procedere delle conoscenze e delle metodologie di valutazione elaborati recentemente: desiderando conservare una “traccia”
dei contributi al fondo elencati nel testo giurisprudenziale sopra riportato, si potrebbero utilizzare come descrittori del livello di fondo di una specifica zona i parametri di lungo periodo Lday, Levening, Lnight [indicatori complessi, che mediano, pesandoli opportunamente, i contributi delle varie sorgenti di zona nell'arco dell'intervallo
del giorno cui si riferiscono, nonché mediati anche nell'arco di un anno].
 

 Una proposta finale

 A chiusura della trattazione sulle specifiche del criterio comparativo si ritiene corretto estendere il ragionamento sul quale esso poggia per dare una visione più ampia che consenta di eliminare le pastoie che finora hanno diviso il mondo dei tecnici, senza peraltro dare risultati positivi.

 

Da quanto detto emerge con chiarezza che il criterio comparativo, così come formulato fino ad oggi, non consente di individuare e descrivere compiutamente (tutte) le situazioni di disturbo acustico, pertanto è indispensabile trovare una sua nuova formulazione che ne estenda il campo di applicazione, introducendo nuovi elementi:

 

✗ Per primo si debbono dare regole tecniche ben chiare per la scelta e la misurazione dei parametri utili.

 

✗ Poi si deve analizzare la risposta di un campione di soggetti normoudenti e determinare un valore di soglia

che sia più conforme a quanto ricavato (a questo scopo si potrebbe partire dalle norme che riportano
le curve di isosensazione [ISO 226]).
 
✗ Oltre a questo, si debbono elaborare dei criteri valutativi specifici per segnali di caratteristiche peculiari
(segnali con toni puri, con componenti impulsive, con ripetitività ciclica, ecc…) in quanto la semplice
correzione con coefficienti aggiunti in modo standard e di entità definita senza un effettivo riscontro
scientifico non è tecnicamente accettabile al giorno d’oggi.
 
 Va da sé che l’individuazione di queste caratteristiche non debba essere lasciata all’arbitrio del tecnico, ma debba seguire precisi procedimenti definiti
in norme.
✗ Infine, sarà buona cosa oltrepassare il confine rappresentato da un unico parametro indicatore: la complessità del tema richiede invece una “rosa” di verifiche indipendenti che opportunamente combinate
conduca alla descrizione dettagliata del fenomeno disturbante, qualificandolo tale solo qualora si abbia la conferma di ciò da un sufficiente numero di riscontri diversi.
 
 Queste proposte vanno nel senso che la giurisprudenza si propone da sempre: garantire ai soggetti disturbati la migliore garanzia di tutela, evitando nel contempo non solo i falsi positivi, ma anche i falsi negativi (che rappresentano la situazione meno auspicabile, anzi, indesiderata).
 
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