Ristrutturazione edile: non basta dimostrare la preesistenza dell’immobile

Data: 07/11/2019 / Inserito da: / Categorie: Informazione Tecnica, Ristrutturazione - Restauro - Recupero / Commenti: 0


Per ristrutturare edifici crollati o demoliti basta dimostrare la preesistenza dell’immobile o è necessaria l’esatta consistenza?
 
Partiamo da una sentenza di grande interesse, una pronuncia molto recente: precisamente mi riferisco a quella del TAR Puglia, Bari, sez. III, sent. 18 ottobre 2019 n. 1359.
 
Chiariamo immediatamente il punto: per la ristrutturazione di edifici crollati o demoliti, non basta dimostrare la preesistenza dell’immobile ma è necessaria anche la sua esatta consistenza 
 
Mi sembra necessario fare un passo indietro e contestualizzare questa pronuncia.
 
Innanzitutto, la ristrutturazione edilizia implica un elemento indispensabile: la preesistenza del fabbricato nella consistenza e con le caratteristiche plano-volumetriche e architettoniche proprie del manufatto che si vuole ricostruire.
 
Premesso ciò, non è sufficiente che si dimostri che un immobile in parte crollato o demolito era preesistente, ma è necessario che si dimostri l’esatta consistenza dell’immobile preesistente del quale si intenda effettuare una ricostruzione. Ciò è ancor più importante, anzi, indispensabile, in una zona sovraccarica di vincoli.
 
Ai sensi dell’art. 3 comma 1 lett. d) del D.P.R. n. 380/2001, sono “d) interventi di ristrutturazione edilizia” quelli “rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell’edificio, l’eliminazione, la modifica e l’inserimento di nuovi elementi ed impianti. 
 
Nell’ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia, peraltro, sono ricompresi anche quelli che consistono nella demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria di quello preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica nonché quelli volti al ripristino di edifici, o parti di essi, eventualmente crollati o demoliti, attraverso la loro ricostruzione, purché sia possibile accertarne la preesistente consistenza.
 
Rimane fermo che, con riferimento agli immobili sottoposti a vincoli ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni, gli interventi di demolizione e ricostruzione e gli interventi di ripristino di edifici crollati o demoliti costituiscono interventi di ristrutturazione edilizia soltanto ove sia rispettata la medesima sagoma dell’edificio preesistente”. 
 
Quando può essere accertata la preesistente consistenza?
 
Ecco i casi: quando è possibile individuare le murature perimetrali, che individueranno la sagoma della struttura, le strutture orizzontali di piano e la copertura, che fisicamente delimita il volume preesistente occupato dal manufatto. Quindi, la preesistente consistenza è rappresentata dai connotati essenziali dell’edificio (pareti, solai e tetto), ovvero è dimostrabile tramite apposita documentazione storica e verifica dimensionale in sito (cfr.: T.a.r. Campania Napoli II, 26.5.2016 n. 2700).
 
In caso contrario, non è minimamente possibile applicare la norma di cui al citato art. 3 lett. d) del D.P.R. n. 380/2001, né quella dell’art. 30 del D.L. n. 69/2013 (convertito in legge n. 98/2013) sulle cosiddette “semplificazioni” in materia edilizia.

 

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