Iscrizione all’albo professionisti: quando è gratis?

Data: 21/11/2019 / Inserito da: / Categorie: Informazione Tecnica / Commenti: 0


Ce lo avete chiesto davvero in tanti, cosi ho pensato di scrivere un articolo dedicato al tema dell’iscrizione all’albo dei professionisti: quando è gratis? 
 
Forse non tutti sanno che quando l’attività pubblica è esercitata in regime di esclusiva, allora i professionisti dipendenti pubblici possono addebitare al proprio datore di lavoro il costo dell’iscrizione all’Albo professionale
 
Per chi vale? Praticamente per tutti i professionisti abilitati: ingegneri, avvocati, architetti e tutti i professionisti abilitati che firmano atti della pubblica amministrazione, e che siano vincolati a non eseguire attività esterna in favore di terzi.
 
Chi ha stabilito la regola? Ci sono clausole o limitazioni? Vediamo insieme tutti i dettagli.
 
Andiamo alla giurisprudenza in materia: uno degli ultimi casi, quello del tribunale di Pordenone, ha risposto con la sentenza 116 del 6 settembre 2019 riferendosi ad alcuni infermieri professionali.
 
Appurato che:  

  •  tutti gli infermieri erano vincolati all’esclusività lavorativa con la rispettiva Ausl, 
  •  l’iscrizione all’Albo era requisito indispensabile per lo svolgimento dell’attività, i costi (dell’iscrizione stessa all’Albo), sono stati riconosciuti a carico dell’ente pubblico. 
 

Professionisti abilitati e iscritti all’Albo, quali differenze? 

 

Secondo il Consiglio nazionale degli ingegneri (già con la circolare 6340 del 21 ottobre 2015) bisogna distinguere tra i professionisti abilitati e quelli iscritti all’Albo; si prendano ad esempio gli avvocati di Stato, che non sono iscritti ad alcun Albo, e alcuni medici del ministero della Salute.

Ecco la risposta: in questo caso, quando cioè l’iscrizione all’Albo non è necessaria, ma è sufficiente aver conseguito l’abilitazione (superando l’esame di Stato), allora non risulta alcun problema di oneri a carico della PA.   
 
Albo professionale: quando spetta il rimborso? 
 
Facciamo un po’ di ordine: occorre sottolineare subito che il costo per conseguire la laurea non potrà mai essere a carico del datore di lavoro, come ha detto anche la Corte dei conti di Puglia, con deliberazione 29/2008. Alla stessa stregua della laurea, specializzazioni, master e altri corsi di formazione, non essendo necessari alla carriera, non possono mai essere onere dell’ente.
 
Professionisti e corsi di aggiornamento obbligatori: Chi paga?
 
Se il dipendente non potrà utilizzare tali corsi per rapporti lavorativi esterni (come nella libera professione autorizzata) sempre per un vincolo di esclusività con la PA, allora va da se che i costi sono a carico della stessa.

Stesso principio vale per il caso dei ruoli tecnici e di progettazione di opere pubbliche: il dipendente iscritto all’Albo e con un rapporto esclusivo con la PA fruisce a spese dell’ente di una copertura assicurativa sui rischi progettuali di natura professionale.
 
Chi paga l’Irap?
 
L’Irap è a carico del datore di lavoro (articolo 3 del Dlgs 446/1977), ma il problema viene fuori quando si impone il principio di rivalsa verso i terzi, ad esempio quando una lite si conclude con una sentenza che impone il rimborso delle spese causate dalla lite a favore dell’ente pubblico. L’ente pubblico può infatti chiedere insieme all’importo quantificato dal giudice, una somma a titolo di Irap (circa il 20%) come onere accessorio riflesso (Consiglio di Stato, decisione 3738/2018 e Cassazione, sentenza 29375/2018).
 
In pratica vale sempre lo stesso principio, ovvero che va separato dalla retribuzione ciò che serve ed è necessario alla professione da ciò che non è indispensabile e serve come valore aggiuntivo qualificante.

 

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