Palermo e i suoi giornali: dalla carta stampata alla rivoluzione digitale

Data: 09/12/2019 / Inserito da: / Categorie: Mondi e Culture / Commenti: 0


Nella ricostruzione di Palermo nel tempo successivo al 1945, ossia dopo che la guerra finita  ebbe lasciato la nostra città piena di macerie (ed anche di feriti e morti), modificando sensibilmente la vita sociale che vi si svolgeva, sono molto interessanti i richiami a come riprese la vita nei rioni bombardati, specialmente in quelli popolari,partendo dalla Kalsa, da Castello San Pietro, Foro italico, Ballarò, piazza Bologni, centro storico ecc. Tra i caratteri della “ripresa” vi fu tutto un fiorire di giornali (oltre naturalmente ai quotidiani Giornale di Sicilia L’Ora, per i quali bisognerebbe fare un discorso a Parte, come in effetti è spesso avvenuto).
 
Oltre alla ripresa di questi quotidiani sorsero, infatti, a Palermo, come in una primavera succeduta ad un triste inverno, molti settimanali dalla vita più o meno lunga ma non di effimero significato. Furono per lo più settimanali ispirati dalle ideologie politiche che, alla caduta del fascismo, s’erano rinvigorite ed avevano ripreso nei loro sostenitori fiducia e propositi di partecipazione vincente alla vita democratica della Città, come della nascente Regione e perfino della Nazione. Ad essi collaborarono centinaia di vecchi e giovani giornalisti, i cui nomi costituiscono oggi momenti della storia della Città, anche perché molti di essi si sono fatti onore collaborando successivamente a giornali nazionali o divenendo dei notevoli scrittori.
 
Si trattò, per esempio, della ripresa del settimanale nato nel 1867 “Avvisatore” nonchè dei settimanale postfascista”Vespri d’Italia”, “Concretezza”, “la Voce comunista”, “La Voce socialista”, il quotidiano “Sicilia del Popolo”, “La Battaglia”, “Sicilia Repubblicana”, “Il Mattino di Sicilia”, “Corriere espresso”e, andando oltre con gli anni, “La Rivolta”, “Semaforo”,  “Il Domani”, “Voce nostra” ecc. E questo finchè la Sicilia è stata invasa da quotidiani e rotocalchi del Nord. e non sia calato l’interesse per la carta stampata a causa della televisione e della comunicazione informatica.
 
La rievocazione di quei giornali può oggi costituire ricordo, a motivo della cronologia trascorsa in relazione alla via media degli uomini, solo per poche persone: quelle nate fino al primo decennio successivo alla fine della guerra in Sicilia (1943); per gli altri, per i quali quel momento fa ormai parte della Storia, servirà una ricostruzione libraria, come avviene col volume edito dall’Editore Dario Flaccovio “Palermo al tempo dei giornali: dal dopoguerra alla rivoluzione digitale”, nel quale questi giornali, che si stampavano a Palermo, nelle antiche tipografie di cui Palermo era ricca sin dagli anni precedenti alla guerra, sono rievocati con il loro collegamento, che scorse nei decenni successivi al 1946: la  fine del fascismo, con la sua storia assai differente a quella del Nord, il difficile momento storico delle elezioni politiche del 1948, il banditismo, la fondazione della Regione siciliana, l’episodio del Governo Milazzo, l’apertura a sinistra con la comprensione tra le forze di governo del Partito socialista… e fino ai primi omicidi che hanno afflitto la nostra storia a cominciare dagli anni settanta.
 
La lettura di questa storia è necessaria per la comprensione dello sviluppo che Palermo avrebbe avuto negli ultimi decenni, in cui (in verità con molta lentezza)  si arrivò ad un certo risanamento del Centro storico, ossia nella vera Palermo, e ad una accettazione del vivere secondo i modelli europei. 

 

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