Certificazione project manager: quale tipo devono guardare le imprese?

Data: 10/12/2019 / Inserito da: / Categorie: Informazione Tecnica, Progettazione / Strutture / Commenti: 0



Per quanto abbia studiato ed applicato la guida al Project Management Body of Knowledge (PMBoK) del Project Management Institute (PMI) fin dalla sua prima edizione del 1996, e per quanto per varie ragioni abbia partecipato due volte al corso di 35 ore di preparazione al relativo esame per l’ottenimento della certification di Project Management Professional (PMP), non ho mai fatto richiesta per ottenere detta certification.
 
Ciononostante, un mese fa, all’eta’ di 64 anni e quasi alla fine della mia gratificante e quarantennale carriera, ho sottoposto secondo regolamento le mie qualifiche ed una relazione su uno dei miei ultimi progetti, ho sostenuto una lunga ed accurata intervista, ed ho finalmente ottenuto la Certificazione di Project Manager da parte di un organismo certificato ai sensi della ISO/IEC 17024; si noti che ho usato volutamente il termine italiano di certificazione perché’ esso, nel contesto della suddetta norma ISO/IEC, assume valore diverso da quello delle certification rilasciate dal PMI o da altre associazioni internazionali quali per esempio l’International Project Management Association (IPMA), anche se tutte si basano su di un lessico e su degli standard equivalenti. In effetti lo standard della ISO 21500 – e la relativa UNI 21500 con la collegata UNI 11648 – riflette quasi testualmente i principi ed il lessico del PMBoK in quanto al comitato che elaboro’ la norma internazionale presero parte rappresentanti sia del PMI che dell’IPMA, insieme ai rappresentanti delle 25 agenzie nazionali di normalizzazione che promossero l’ISO 21500.
 
Questa mia certificazione ottenuta cosi’ avanti negli anni e’ stata più’ una questione di principio che una necessità: fino a pochi anni fa erano infatti poche le società di ingegneria italiane che chiedevano al proprio personale il PMP o una qualsiasi altra certification  nel campo del management, in quanto si concentravano maggiormente sull’esperienza e sui risultati raggiunti dal candidato; d’altra parte, la maggior parte dei professionisti del mondo dell’ingegneria non aveva grande familiarita’ ne’ con le certificazioni e ne’ con l’intero corpus delle best practice e delle metodologie del management
 
Di conseguenza sono andato avanti nella mia carriera di manager senza alcuna certificazione ed anzi, ad un certo punto, ho cominciato a fare un punto d’onore di questo mio non averne alcuna: nel corso degli anni avevo infatti visto fin troppe persone senza nessuna reale esperienza e capacita’ manageriale dedicare un certo numero di mesi ad un simulatore di esame PMP, imparare a memoria quanto era necessario per passare la prova a risposte multiple, e, una volta superatola, convincere delle loro capacita’ qualche intervistatore di risorse umane a digiuno della materia e con l’urgenza di riempire una casella in un organigramma. 
 
 A causa di questo meccanismo perverso il nostro mercato si è presto inflazionato di manager, che, applicando ciecamente e acriticamente l’intero PMBoK, hanno costretto i loro progetti nella camicia di forza di procedure non necessarie o addirittura dannose – ed hanno perseguitato e fatto impazzire tutte le parti in causa!
 
E questo senza tener conto di tutti quelli che – purtroppo soprattutto in Italia – solo per esser stati responsabili di una mezza dozzina di persone, e senza avere alcuna idea delle best practices e delle metodologie del management, si autoproclamano Project Manager, e sono spesso capaci di procurare danni ancor più seri ad un progetto.
 
Si potrebbe obbiettare che il PMI controlla i curriculum, ed esegue verifiche casuali a campione della veridicità di quanto affermato, e che in tal modo dovrebbe essere in grado di identificare qualunque dichiarazione non veritiera; ma, a parte il fatto che tali verifiche sono statisticamente non abbastanza frequenti – almeno per alcune determinate aree geografiche –  esse possono anche essere inefficaci: sono personalmente a conoscenza di almeno due casi di candidati senza alcuna reale esperienza di management che, sottoposti alla verifica del PMI, sono riusciti a superarla grazie a “generose” conferme da parte di amici.
 
Tutte queste considerazioni mi hanno portato alla convinzione che una certificazione di project manager basata su di un report scritto dall’esaminando e su di un’accurata intervista dello stesso da parte di un esperto assicuri in misura molto maggiore l’accertamento delle effettive capacita’ ed esperienze del candidato, e questa e’ stata la ragione per la quale ho alla fine intrapreso il percorso di certificazione con un organismo riconosciuto da Accredia,  l’ente per gli accreditamenti designato  dallo stato italiano ai sensi delle norme internazionali ISO/IEC 17011/17024 e del regolamento europeo CE 765/2008: ho considerato infatti una questione di onore il sostenere con i fatti e con l’azione personale queste mie meditate convinzioni.
 
D’altra parte, anche altre organizzazioni internazionali, come per esempio l’IPMA, basano le loro certification per project manager su report ed interviste, e ciò conferma il mio pensiero sull’argomento.
 
E allora che valore dare al PMP? A parte le critiche finora svolte, vi sono ovviamente anche molti aspetti positivi da prendere in considerazione. Innanzitutto, dovremmo partire dal ruolo avuto dal PMBoK nella standardizzazione e nella diffusione nel mondo del vocabolario, delle procedure e degli strumenti di project management: e’ innegabile che oggi i manager usino gli stessi termini in tutto il mondo e si capiscano l’uno con l’altro grazie ad esso. Ed è anche innegabile il fatto che ognuno di noi, se ha dei dubbi, apra il PMBoK e trovi immediatamente le risposte che cerca. Da questo punto di vista, si può dire che la certification PMP assicura alle società che cerchino un project manager che quest’ultimo capisca di quello di cui si parla, ed abbia un minimo livello condiviso di competenza. A questo proposito, una società che abbia un vasto orizzonte può sentire la necessità e l’opportunità di organizzare anche per i propri quadri un corso di 35 ore di preparazione al PMP – nel corso del mio penultimo progetto, in un ambiente estremamente misto dal punto di vista culturale e razziale, abbiamo fatto cosi, per essere sicuri che tutti parlassero la stessa lingua, ed alla fine molti dei corsisti hanno sostenuto e passato l’esame per PMP.
 
Ritornando all’argomento principale, dovrebbe quindi essere responsabilità dell’addetto aziendale alle risorse umane o del valutatore della società di ricerca esterna di condurre una intervista molto accurata e sistematica per capire se il candidato è effettivamente un vero project manager, e se ha veramente la necessaria esperienza.  Ma cosi si potrebbe cadere in un circolo vizioso, in quanto spesso l’intervistatore non è in grado di capire le reali capacita’ manageriali della persona dall’altra parte del tavolo, subisce pressioni per riempire al più presto possibile una casella di un organigramma, e fa affidamento sul titolo di PMP per giustificare una scelta veloce e magari non meditata. Questa e’ la ragione per la quale sono scettico e molto cauto sull’enorme numero di certification PMP nel mondo, e soprattutto su quelle in medio oriente e nel cosiddetto terzo mondo.
 
In conclusione, secondo la mia opinione, a monte della scelta di un buon manager ci deve essere in ogni caso un buon intervistatore che si basi su fatti, strumenti e concetti incontrovertibili ed universalmente accettati dal mercato: in un certo senso non importa poi se l’intervista sia condotta da addetti alle risorse umane della propria azienda o di una società  di ricerca del personale esterna, oppure da un valutatore di un ente di certificazione o ancora infine da un’associazione internazionale tipo l’IPMA. Ma in ogni caso è senza dubbio meglio avere tutte e due le interviste, quella dell’ente certificatore e quella del proprio esperto; e comunque, da italiano e da europeo, e da project manager di lungo corso, penso che il futuro sia nelle certificazioni standardizzate e riconosciute da regolamenti ed enti governativi.

 

 

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