Femminicidio, gelosia, violenza: non siete sole

Data: 23/12/2019 / Inserito da: / Categorie: Informazione Tecnica, Mondi e Culture, Psicologia / Commenti: 0

femminicidio

Nel 2018 le donne vittime di Femminicidio sono state 133 (ISTAT). 
 
Si sente sempre più spesso parlare di violenza di genere o violenza contro le donne, un fenomeno che negli ultimi anni è stato oggetto di particolare attenzione sul piano sociale e politico.

I femminicidi seguono un trend molto diverso da quello del totale degli omicidi commessi in Italia, fortunatamente in forte calo anno dopo anno. 
 
Qual è il significato di “femminicidio”? Entriamo nel merito, proviamo a capire bene.

Diana Russell lo descrive nel libro Femicide: The Politics of woman killing: 
 
“una violenza estrema da parte dell’uomo contro la donna proprio perché donna. Quando parliamo di femminicidio quindi non stiamo semplicemente indicando che è morta una donna, ma che quella donna è morta per mano di un uomo in un contesto sociale che permette e avalla la violenza degli uomini contro le donne.” 

Ora, mentre per stalking o violenza sessuale si tiene conto delle denunce, nel caso del femminicidio si tiene conto, statisticamente, di un dato definitivo: la morte della vittima.

Chiaro che esistono forme di violenza perpetuate verso uomini, chiaro che non si intende in alcun modo sottolineare solo la coazione verso la donna, ma statisticamente oggi abbiamo il dovere di ammettere che esiste una violenza di genere legata al desiderio di limitare la libertà di movimento e pensiero della propria compagna o ex, che ha dimensioni molto maggiori e origini complesse rispetto a quanto accade agli uomini che denunciano maltrattamenti e violenze da parte delle donne. 
 
Molto spesso, si ricollegano queste violenze a forme di gelosia patologica.

Ripetiamolo ancora una volta: la gelosia, in una relazione, è una cosa normale e sintomatica di un trasporto amoroso verso il compagno o la compagna, di un coinvolgimento sentimentale ed emotivo.
 
Abbiamo anche parlato con lo psicologo Davide Algeri, autore di “Liberati dalla gelosia”  della distinzione tra gelosia “normale” e gelosia patologica. 
 
Quando si sconfina in forme di controllo ossessivo, spionaggio, appostamenti, controllo dei dispositivi del partner o della partner, enfatizzazione di eventi ordinari come un semplice caffè con un amico considerato un grave segnale di tradimento, probabilmente la situazione sta sfuggendo di mano. E siamo chiamati ad accorgercene, per il nostro bene e per il bene della persona a cui siamo legati. 
 
La cosa importante da dire: è possibile uscirne.
La cosa utile da dire: questo libro, certamente, può aiutare tantissimo.  Con il suo lavoro, Algeri ci impone una riflessione e una analisi su noi stessi, per poi estendere il tutto al legame sentimentale con il partner. Può aiutare la terapia, può aiutare amarsi di più, può aiutare lavorare sulla propria autostima
 
Esatto, perché lo stesso autore sottolinea continuamente il nesso tra amore possessivo e autostima: il loro rapporto è inversamente proporzionale, più è presente una gelosia morbosa e anomala, meno ci stiamo stimando come persone. 
 
Una cosa è certa: se si percepisce di essere già vittime di abusi o violenza fisica o psicologica, bisogna sempre denunciare. Ci sono donne che non ne hanno la forza, perché subordinate al volere del partner oppure terrorizzate, o ancora, per attuare una forma di protezione verso i propri figli, per timore di ritorsioni ulteriori. 
 
Bisogna andare oltre e capire che proprio denunciando si pone un freno al fenomeno.  
 
Esistono inoltre i centri antiviolenza, cui qualsiasi donna vittima di violenza di genere può rivolgersi, per trovare orecchie capaci di ascoltare e soprattutto un valido sostegno. 
 
Un recente rapporto della polizia di Stato, spiega che ad agosto 2019 è entrata in vigore la legge n. 69, cd “Codice rosso”, che ha innovato e modificato la disciplina penale, sia sostanziale che processuale, della violenza domestica e di genere, corredandola di inasprimenti di sanzione. 
 
“Tra le novità –  si legge –  è previsto uno sprint per l’avvio del procedimento penale per alcuni reati: tra gli altri maltrattamenti in famiglia, stalking, violenza sessuale, con l’effetto che saranno adottati più celermente eventuali provvedimenti di protezione delle vittime. Al divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, il giudice può aggiungere l’utilizzo di mezzi elettronici come l’ormai più che collaudato braccialetto elettronico. Il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi viene ricompreso tra quelli che permettono l’applicazione di misure di prevenzione.” 
 
Non siete e mai sarete sole. 

 


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