Le infinite criticità dell’ambiente domestico

Data: 14/01/2020 / Inserito da: / Categorie: Informazione Tecnica, Progettazione / Strutture / Commenti: 0


Una delle criticità tuttora presenti nelle abitazioni domestiche che si continua a realizzare riguarda la persistente presenza di innumerevoli altre barriere –oltre a quelle architettoniche- come ad esempio quelle morfologiche, cromatiche, chimiche e biochimiche. Un secondo aspetto altrettanto critico riguarda il livello di rispondenza dell’ambiente familiare alle barriere psichiche e concettuali, che coinvolgono nuovamente i sensi a tutti e tre i livelli.
 
Tutte queste  barriere, ampiamente descritte nella prima monografia I fondamenti della collana “Principi di progettazione universale -che racchiude numerosi suggerimenti pratici di carattere progettuale per riuscire a evitarle o a eliminarle- evidenziano in modo ricorrente come la “casa a misura d’uomo” continui a rimanere ancora troppo sovente una realtà al di fuori delle esigenze della vita quotidiana, perché si persiste a pensarla, idearla e realizzarla con una visuale molto ristretta dell’esistenza di ciascun individuo che inaspettatamente  può risultare alquanto effimera.
 
Per facilitare la gestione domestica a chi ha disturbi visivi è molto utile curare gli aspetti cromatici non solo di pareti, pavimenti e serramenti, ma anche dei diversi moduli d’arredo e delle suppellettili.
 
Per quanto riguarda la rispondenza dell’ambiente familiare ai sensi cinestetici, ad esempio, nella norma, ciascuno di noi possiede la propriocezione o cinestesia, ovvero la capacità di percepire e di riconoscere sia la posizione del proprio corpo nello spazio sia lo stato di contrazione dei propri muscoli, indipendentemente dall’uso della vista.
 
È la capacità fondamentale che ci permette di gestire il complesso meccanismo di controllo dei movimenti. Strettamente legata alla propriocezione è la sensazione somatica, che ci consente la percezione del tatto, della temperatura, del dolore, il controllo della posizione del corpo nello spazio e i confini del corpo. Ciò avviene grazie al nostro sistema esterocettivo (che rileva gli stimoli esterni applicati sulla cute, mentre il sistema propriocettivo tiene sotto controllo le informazioni che riguardano la posizione delle varie parti del corpo) e al sistema introcettivo, che coinvolge le informazioni generali sulle condizioni interne al corpo.

Ma i soggetti che soffrono di astereognosia sono incapaci di riconoscere gli oggetti mediante il tatto, oppure soffrono di asomatoagnosia, che è la perdita della capacità di riconoscere una parte del proprio corpo, ad esempio di un arto paralizzato, che la persona giunge a considerare estraneo. Anzi, talvolta, quando l’arto non è completamente paralizzato, ma solo lievemente paretico, il paziente comunque non se ne serve, come se non fosse suo. Alla asomatoagnosia è sempre associata anche la nosoagnosia, cioè il mancato riconoscimento soggettivo della paralisi.
 
La percezione cinestetica, a seguito dell’elaborazione degli atti motori e sensoriali da parte del cervello, ci permette di l’interpretarli. Se tale percezione risulta alterata per cause genetiche o psicologiche, il soggetto perde in tutto o in parte  la capacità di analizzare e sintetizzare i contenuti dei propri atti motori  o sensoriali, fino a giungere a un’alterazione delle sue reazioni emotive, un disturbo che si può verificare nei malati di Parkinson.
 
Queste patologie, che non sono infrequenti ma sconosciute ai più, comportano seri problemi:

a) per riuscire a gestire gli oggetti d’uso quotidiano presenti in un’abitazione, anche dal punto di vista della prensione, sia degli  oggetti solidi rigidi come una pentola o solidi ma non rigidi come una  coperta, se questi non sono stati progettati con un design che ne faciliti la gestione (prensione, sollevamento, rotazione nello spazio…);

b) nelle modalità di movimento e di trasferimento, avvicinamento, superamento di piccoli ostacoli  e di barriere.

Per quanto riguarda il secondo punto in particolare, il DM 239/89 prevede precise misure di posizionamento spaziale degli oggetti e di superfici libere per poter effettuare fluidamente le manovre di movimento quando si usano bastoni, stampelle, deambulatori o carrozzine. 

In alcuni casi il progettista può (o è costretto, specie nei casi di adeguamento e di adattamento di un’unità abitativa preesistente e non conforme)  adottare soluzioni tecniche conformi derogando dai termini del decreto citato, ad esempio non osservando il cerchio rotatorio di 150 cm di superficie libera per lo spazio di manovra della carrozzina, purché queste soluzioni permettano comunque di utilizzare l’oggetto voluto (il WC in un servizio igienico, ad esempio) e che i sensi di apertura e di chiusura delle porte, nonché gli spazi antistanti e retrostanti, siano comunque sufficienti per la loro movimentazione.
 
Google ha contribuito alla produzione di un cucchiaio elettronico, chiamato Liftware, ideato apposta per assorbire il tipico tremore alle mani dei malati di Parkinson.

Secondo i dati ISTAT, in Italia il 5% della popolazione è affetto da una forma di diabete, che risulta maggiormente diffuso nei soggetti obesi e che non fanno attività fisica. Il rischio di ammalarsi di diabete aumenta col crescere dell’età: oltre i 75 anni almeno una persona su cinque ne è affetta. Su 100 diabetici 80 hanno più di 65 anni e 40 più di 75 anni. Il diabetico può perdere gradualmente  la sensibilità dell’estremità delle dita e può scottarsi afferrando un oggetto molto caldo, ad esempio anche solo sfiorando la lampadina del corpo illuminante posto sul comodino, se è ancora del tipo a incandescenza. Perde sensibilità anche negli arti inferiori e inciampa più facilmente, ha difficoltà a salire dei gradini. Non sono infrequenti le unità abitative che al loro interno –oltre alle scale di accesso- hanno la presenza di uno o più  gradini anche in uno stesso ambiente, ad esempio nell’open space, quando è suddiviso su due livelli, il primo dedicatoall’area pranzo e  il secondo  all’area soggiorno.

Prendendo in considerazione i disturbi della vista, che sono fra i più comuni: chi ne soffre e al limite o non ci vede affatto, rovescia facilmente un bicchiere con la base stretta e, urtando un oggetto  col baricentro alto, non infrequentemente lo fa cadere. Può inciampare più facilmente nella gamba di una sedia se il modello comporta la divaricazione delle gambe verso l’esterno anziché averle verticali. Un non vedente può urtare malamente il capo contro uno sportello di un pensile della cucina dimenticato aperto, perché non è del tipo basculante. Il daltonico non percepisce alcuni colori, chi soffre di uveite è ipersensibile alla luce. Altri disturbi comuni come la cataratta, il glaucoma, la maculopatia senile e la retinite diabetica provocano una perdita dapprima parziale e col tempo anche totale della vista. Col passare degli anni chi continua a occupare la propria casa, pur conoscendola a menadito, può trovare difficoltà a spostarsi da un punto all’altro della stessa se non sono state osservate delle specifiche regole di organizzazione spaziale.

 Scegliendo una cucina modulare con le ante a ribalta, specie per i pensili, si riduce il rischio di urti al capo se si dimenticano aperte, non solamente nel caso in cui a cucinare sia un non vedente.

L’artrosi colpisce almeno il 16% della popolazione e l’osteoporosi il 7,4% della popolazione e sono tra le malattie o condizioni croniche più diffuse in Italia. La prevalenza di queste patologie aumenta con l’età e presenta nette differenze di genere: tra chi ha più di 75 anni, il 68,2% delle donne e il 48,7% degli uomini dichiarano di soffrire di artrosi o di artrite e il 49% delle donne e l’11,1% degli uomini di osteoporosi.

L’artrosi e l’artrite rendono difficili i movimenti, le flessioni del corpo, che tende a irrigidirsi per evitare al soggetto di provare dolore. Chi è affetto da osteoporosi e deve spostarsi in casa su livelli diversi o in spazi non facili da percorrere, rischia cadute e molto facilmente subisce delle fratture. 
 
Sommando i soggetti diabetici con quelli che soffrono di artrosi, artrite, osteoporosi e di problemi visivi, si scopre che il 42% degli italiani ne è affetto. Ciò senza contare decine di altre patologie meno estese che causano specificatamente dei problemi cinestetici.

Per facilitare a tutti questi soggetti gli spostamenti nella propria abitazione occorre che la stessa abbia una distribuzione spaziale lineare, varchi comodi da un ambiente all’altro, assenza di dislivelli, percorsi privi di ostacoli. 
 
Un soggetto che cresce, vive e invecchia in una stessa casa impara a spostarsi da un ambito all’altro in modo quasi automatico. (questo aspetto è fra quelli che disorientano di più  l’anziano quando viene eradicato da casa e portato in una casa di riposo, soprattutto se soffre di sindrome di Alzheimer ai primi stadi). In quest’ultima situazione il senso dell’orientamento si affievolisce sempre più finché si perde, del tutto. Nel secondo capitolo della prima monografia I fondamenti è stata esaminata abbastanza a fondo la complessità da risolvere se si vuole riuscire a tenere a casa almeno nei primi stadi di malattia un soggetto colpito dalla sindrome di Alzheimer. Ma questa patologia è soltanto una delle decine di quelle che possono colpire la persona, ciascuna con specifiche particolarità da tentare di risolvere se si vuole riuscire a offrirgli un ambito famigliare confacente. 
 
Un’altra delle tante patologie non infrequenti che possono essere partecipate progettualmente nell’ambito del valore terapeutico che deve possedere un’abitazione è ad esempio  il ritardo mentale. In alcuni soggetti si presenta in forma così lieve da non essere quasi rilevabile. La stessa è  definita nel manuale ICD-10 come “… una condizione di interrotto o incompleto sviluppo psichico, caratterizzata soprattutto da compromissione delle abilità che si manifestano durante il periodo evolutivo e che contribuiscono al livello globale di intelligenza, cioè quelle cognitive linguistiche, motorie e sociali.”

L’ortoterapia  si applica a determinate categorie di disabilità o di disagio psichico, fisico, sociale con problemi fisici e psichici, malattie invalidanti e  anzianità per le quali la pratica del giardinaggio o la semplice visione di un paesaggio hanno sortito effetti benefici, osservabili clinicamente e capaci di ridurre una forte situazione di difficoltà o di limitazione psico-fisica.
 
Il ritardo mentale comporta una condizione umana complessa, che richiede particolare attenzione e impegno per quanto concerne sia gli aspetti diagnostico-riabilitativi sia quelli socio-ambientali. Data la sua specifica natura, necessita di modelli che tengano maggiormente in considerazione gli approcci psicosociali, sia per la diagnosi sia per il trattamento. È una patologia che richiama le esigenze che ha un bambino durante il periodo di apprendimento della realtà abitativa e ambientale, il quale richiede un’intera serie di accorgimenti cautelativi da osservare nell’abitazione, dalla protezione delle prese di corrente a quella della piastra di cottura -che deve essere schermata con un’apposita barriera- all’esclusione delle cassettiere, i cui cassetti possono essere disposti da un bimbo in modo da formare una scaletta su cui arrampicarsi…
 
Non è per nulla facile se non quasi impossibile tuttavia realizzare una casa a vera misura d’uomo, prevedendo tutto quello che può accadere nel corso degli anni alle persone del nucleo familiare che la abita da quando sono presenti bimbi appena nati a quando sopravvivono nella stessa persone anziane o molto anziane.

Una regola che è valida per tutti è quella che il mondo fisico costituito dagli artefatti quotidiani lo dobbiamo necessariamente  affrontare sfruttando gli strumenti corporei che siamo in grado di usare, purché siano idonei e quindi tenendo conto che se soffriamo di tunnel carpale alla mano destra, non ci sarà facile afferrare una maniglia a pomo liscio per aprire una porta, anziché una maniglia a leva.

Includendo le frequenti disabilità temporanee, come la frattura di un arto, un colpo della strega o una ferita, la percentuale di individui che possono svolgere le normali funzioni quotidiane senza problemi fisici o psichici  è incredibilmente sempre più percentualmente ridotta nell’ambito di una popolazione, soprattutto come conseguenza del fenomeno di prolungamento dell’età media, che per le femmine supera in Italia già gli 85 anni di età e ha la tendenza a aumentare.

Col prolungamento costante in atto della vita media, questo fenomeno comporta l’inevitabile conseguenza di un proporzionale costante calo del numero di anziani indenni da disturbi di salute fisica o mentale.

 

(Fonti immagini: www.dalani.it; http:// www.healthdesk.it; http://www.htcucine.it;  Mariegriffiths, Gardening.jpg, 2006 CC-BY-SA Creative Commons).

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