Ingegneria forense: peculiarità di una interessante pratica professionale

Data: 12/02/2020 / Inserito da: / Categorie: Economia - Diritto, Informazione Tecnica / Commenti: 0


Cos’è l’ingegneria forense? Di cosa si occupa e quali sono le sue peculiarità?

Ho contattato l’ingegnere Pippo Sergio Mistretta che, con grande cordialità e disponibilità, alla luce della sua ventennale esperienza come consulente dell’Autorità giudiziaria, ha deciso di raccontarci in cosa consiste questo campo, questa disciplina davvero appassionante e complessa. 
 
L’ingegneria forense è la pratica professionale che si esercita nell’ambito dei processi (civili, penali ed amministrativi), quindi nell’ambito di una causa o in momenti che preludono al processo oppure, ancora, nelle vertenze extragiudiziali. Essa ha carattere multidisciplinare / applicativo ed utilizza le conoscenze ingegneristiche per risolvere i casi legali fornendo all’Autorità giudiziaria (o ad una parte che ne ha interesse) pareri tecnici mediante la perizia e la consulenza tecnica.
 
In tale ambito, le conoscenze specialistiche dell’ingegnere devono essere supportate da cognizioni giuridiche e da una capacità di analisi critica con l’intento di definire un determinato rapporto giuridico o di acquisire un elemento di prova in circostanze di interesse giuridico. In qualità di perito del giudice, l’ingegnere forense è dunque un esperto (l’«expert witness» dei paesi anglosassoni) cui l’Autorità giudiziaria, priva di conoscenze tecniche, deve far ricorso per una corretta applicazione della legge.
 
La consulenza tecnica non è però diretta a determinare il convincimento del giudice in ordine alla verità, ma integra l’attività di valutazione del giudice circa fatti determinati. Essa è pertanto uno strumento funzionale alla risoluzione di questioni di fatto che presuppongono conoscenze di natura tecnica. Il giudice, supportato dall’ingegnere forense, assume quindi la propria decisione richiamando le conclusioni formulate da quest’ultimo e motiva il proprio convincimento tenendo presenti i limiti, l’opinabilità e gli elementi soggettivi della valutazione ingegneristica seppure oggi supportata da procedimenti ed algoritmi sempre più standardizzati e da strumentazione sempre più evoluta. 
 
L’attività dell’ingegnere forense si discosta dall’ordinaria pratica professionale in quanto le questioni tecniche vengono affrontate e trattate secondo le esigenze del diritto vivente.

In ambito penale, ad es., l’ingegnere dovrà fornire al giudice tutti gli elementi atti ad individuare la fattispecie di reato, le prove a carico o a discarico del presunto colpevole, le circostanze aggravanti ed attenuanti.
 
Ed allorché l’esperto non possa fornire prova diretta dell’esistenza di un fatto, egli potrà fornire prova indiziaria a condizione che gli indizi siano:

  •  gravi, cioè consistenti e resistenti alle obiezioni e quindi attendibili e convincenti;
  • precisi, cioè non generici e non suscettibili di diversa interpretazione (non equivoci);
  • concordanti, cioè non contrastanti tra loro o con ulteriori dati o elementi certi. 

L’ingegnere formulerà quindi la propria ipotesi, come la più probabile, supportando la stessa con informazioni attendibili e con elementi rilevanti e collimanti ed in tal modo consentirà al giudice di qualificare l’elemento indiziario verificando la completezza, la correttezza e la logicità del ragionamento seguito.
 
Il fatto, come desunto dagli indizi, si riterrà in definitiva provato se è:
  • congruente con i fatti acclarati mediante le sommarie dichiarazioni testimoniali in atti,
  • compatibile con i tempi dei fatti e con lo stato dei luoghi,
  • fenomenologicamente rispondente a cognizioni scientifiche od a nozioni di fatto che rientrano nella comune esperienza.

 
Nel caso dei reati colposi, fra gli accertamenti demandati all’esperto (tipicamente: dinamica e cause dell’evento) trova luogo anche il confronto del comportamento tenuto dall’indagato/imputato con le regole di condotta. Ora, se è stata violata una regola di condotta dettata da una norma precettiva contenuta in una fonte normativa specifica (legge, regolamento, ordine, disciplina) il confronto risulta pressoché immediato, ma se invece la violazione riguarda una regola cautelare non scritta, il primo e fondamentale problema che il suo accertamento processuale solleva consiste nell’individuazione di una siffatta regola e del suo contenuto.  

 
Per consolidata dottrina, si può affermare che la regola cautelare non scritta scaturisce da una valutazione di prevedibilità ed evitabilità di un determinato evento in una determinata situazione; in tal caso il raffronto dovrà essere con la regola comportamentale del c.d. agente modello, ovvero di una persona accorta e prudente che eserciti  la stessa attività del soggetto agente ed il raffronto sarà condotto ponendosi in una visione retrospettiva, nelle stesse condizioni in cui il singolo operatore si è trovato ad agire e rapportando il suo operato ad un astratto modello di riferimento.
 
Nel processo civile, l’ingegnere è generalmente chiamato a rispondere a quesiti che richiedono un’applicazione in tutto simile a quella dell’ordinaria pratica professionale. Diversamente dal processo penale, in quello civile spesso non è necessaria una valutazione critica delle risultanze degli accertamenti atteso che le conclusioni del consulente scaturiscono in maniera diretta dai rilievi e dai calcoli propri delle scienze applicate (topografia, estimo, meccanica, elettrotecnica, geotecnica, idraulica, tecnica delle costruzioni, ecc.).
 
Altre volte il consulente del giudice è chiamato ad accertare l’esistenza di un rapporto di causalità fra un fatto ed un danno; in tal caso l’ingegnere forense dovrà tener presente che la causalità in ambito civile pone in evidenza due aspetti:

  • il rapporto che deve sussistere tra comportamento ed evento perché possa configurarsi una responsabilità strutturale (causalità materiale o causalità di fatto), un rapporto dunque riferito all’imputazione del fatto illecito al responsabile;
  • il rapporto di collegamento tra l’evento e il danno che permette l’individuazione delle singole conseguenze dannose, con la funzione di tracciare i confini di una responsabilità risarcitoria (causalità giuridica). Il rapporto si riferisce quindi alla determinazione del danno risarcibile e la sua funzione è quella di individuare, tra le conseguenze di un fatto, quelle che il responsabile sarà chiamato a ristorare. 
 
Ringraziamo l’ingegnere Pippo Sergio Mistretta per questa interessante full immersion nel mondo dell’ingegneria forense. 

Il 5 marzo uscirà ufficialmente il suo nuovo lavoro, in tutte le librerie, dal titolo “Ingegneria forense. Procedure, metodi e guida pratica per l’espletamento dei più frequenti incarichi in ambito civile e penale” già disponibile sul nostro sito. Sfoglia gratis l’anteprima e fai tue le migliori pratiche d’indagine da applicare alle consulenze giudiziali, sia civili che penali!
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