Gestire la paura: quando diventa un problema?

Data: 20/02/2020 / Inserito da: / Categorie: Mondi e Culture, Psicologia / Commenti: 0



Avete mai avuto il desiderio di gestire la paura? Vi siete mai trovati di fronte alla situazione in cui vorreste fare qualcosa, ma c’è qualcosa che vi blocca? O che vi fa scappare? O che vi fa reagire in un modo vergognosamente insensato?  
 
Ne abbiamo parlato con Luca Bidogia, psicologo, psicoterapeuta e consulente in ambiti aziendali, autore de “La nobile via del miglioramento personale“. 
 
Scopriamo insieme a lui come gestire la paura in tutte le circostanze che possono capitarci durante il nostro percorso.
 
Pensate cosa potrebbe essere il mondo senza paura. Pensate cosa significherebbe essere liberi dalle paure. Pensate cosa potremmo fare tutti noi senza paura. Pensate cosa potrebbe fare l’intera umanità senza paura. Immaginate… sarebbe una distesa di morti.
 
Certo, perché le paure ci salvano la vita. Senza paura che problema ci sarebbe ad attraversare una strada trafficata? O asciugarsi i capelli con il cavo immerso nell’acqua
 
Pensate cosa accadrebbe se i più grandi politici della Terra fossero senza paura. Senza paura di crisi economiche, senza paura di guerre nucleari… Beh, forse quest’esempio non regge. Allora pensate a un politico senza paura di perdere voti. Sarebbe una tragedia. 
 
Pensate se, in una giornata di fretta, voi non aveste paura di correre velocemente in auto. Pensate che nella stessa giornata anche tutti gli altri automobilisti non avessero paura di sfrecciare sull’asfalto. Nessun timore di incidenti, dolori, multe, perdite di denaro.
 
Le paure ci salvano la vita. Però qualcuno giustamente avrà pensato che un mondo senza paure sarebbe un mondo libero, vero? Anch’io un tempo pensavo fosse così.

Anch’io un tempo avevo un approccio errato alla paura. Una versione sofisticata, ma pur sempre basata sul ritenere che la paura andasse affrontata, combattuta, superata come un nemico o un ostacolo che si frapponesse tra me e i miei desideri.
 
In realtà, invece, la paura è un allarme emotivo: ogni volta che qualcosa è per noi importante, ci attacchiamo sopra un allarme e, quando questo qualcosa di importante è in pericolo, la paura suona e dice “Ehi! C’è qualcosa di importante in pericolo!”
 
E quindi come superare la paura?
 
La paura non va evitata: la paura va ascoltata.

 

Gli automatismi della paura

Volendo essere un po’ meno generici, la paura è un programma di reazione automatica. Nel senso che non si limita a far suonare l’allarme, ma indirizza le nostre azioni per tutelare e mettere in salvo quel “qualcosa di importante”.

Per esempio, di fronte a un pericolo per la nostra incolumità fisica la paura può, automaticamente, farci fuggire o scansare (es: un cane esce da un vicolo abbaiando e correndo verso di noi) oppure può paralizzarci sul posto (es: un malfattore ci punta una pistola alla schiena).

Se, quindi, la paura è un automatismo che vuole tutelare le cose per noi più importanti (es: la nostra vita), sbagliare approccio alla paura diventa altamente rischioso.

 

L’errore più grande nell’approccio alla paura

Vi sono numerosi errori che compiamo nel nostro cercare di gestire la paura, ma quasi tutti rientrano in questa categoria: confondiamo lo scopo. Cioè siamo più interessati a far cessare la paura piuttosto che a mettere al riparo quel “qualcosa per noi importante”.

Facciamo un esempio pratico:

Supponiamo frequentiate un corso di gestione della paura e lì vi insegnino delle tecniche di respirazione, di meditazione e visualizzazione che, così sostengono i conduttori del corso, vi permetteranno di eliminare la paura e di sviluppare dentro di voi sicurezza e autostima.

L’indomani andate in ufficio e, ad un certo momento, suona l’allarme antincendio.

Guardate verso la porta chiusa e da sotto la porta esce del fumo. Molto fumo. Ci sono anche dei bagliori di luce. Oramai siete certi: c’è un incendio. Un incendio enorme. Siete al dodicesimo piano di un grattacielo, i muri cominciano a scottare, la gente urla e potete sentire chiaramente i soffitti cominciare scricchiolare.

E voi cosa fate?
 
Avete fatto il corso sulla paura e, quindi, la sapete gestire. E dunque, fate un grande respiro profondo, chiudete gli occhi, vi mettete nella posizione del loto e portate la vostra mente in un luogo di pace e di sicurezza. Inspirate serenità e soffiate via la brutta e cattiva paura. Inspiriamo serenità e riempite il vostro corpo di calma e autostima. E così, mentre, il vostro vero sé entra in contatto con l’universo, l’orlo dei vostri pantaloni prende fuoco.

Fareste davvero così? Ma certo che no! Cerchereste riparo!

I corsi e le tecniche sono importanti per ascoltare al meglio la paura e fare ciò che ci invita a fare, non per eliminarla! L’obiettivo non è “non aver paura”, ma “mettere in salvo la vita”.

Preferisco di gran lunga aver paura dell’incendio e scappare, piuttosto che non avere la minima tensione e rimanere bruciato dalle fiamme.

Soluzioni pragmatiche e un esperimento traumatico

Ovviamente la soluzione migliore in caso di incendio sarebbe quella di avere sia la mente lucida che mettermi in salvo seguendo le indicazioni di tutti i corsi antincendio a cui ho partecipato, ma è chiaro che i corsi per “gestire la paura” hanno lo scopo di aiutarmi ad avere la mente più lucida possibile per applicare le indicazioni datemi dai vigili del fuoco e dal responsabile della sicurezza. Abbassare il livello di paura è solo il mezzo per attuare al meglio le azioni necessarie per tutelare quel qualcosa di importante.
 
E, se oramai è chiaro che lo scopo non è diminuire la paura ma tutelare della mia salute, è meglio precisare che una mente lucida non è sempre detto che sia calma, anzi, in una situazione nuova e pericolosa uno stato di attivazione elevato spesso è quello che ci vuole per uscirne.
 
Oltretutto di fronte a situazioni traumatiche la ricerca scientifica sostiene che sia meglio avere reazioni di stress. Alla fine degli anni Novanta dello scorso secolo, infatti, un centro di traumatologia dell’Ohio fu sede di un curioso esperimento[1]. Venne chiesto ai sopravvissuti di gravi incedenti stradali di urinare in una provetta per analizzare i loro livelli di cortisolo e adrenalina (riconosciuti come “gli ormoni dello stress”). In poco tempo l’esperimento coinvolse 55 pazienti e, a un mese di distanza, a nove di loro fu diagnosticato un Disturbo Post Traumatico da Stress. Cioè, passati trenta giorni, tra tutti i sopravvissuti agli incidenti, nove lamentavano insonnia, flash-back dell’incidente, senso di insicurezza, ansia diffusa…

E sapete chi erano questi nove? Forse coloro che avevano avuto più paura e crisi di panico durante gli incidenti? Forse coloro che avevano palesato maggiormente la loro difficoltà emotiva?

No. Anzi, tutt’altro. I nove che dopo un mese erano ancora prigionieri della paura erano proprio coloro che avevano meno ormoni dello stress nell’urina, cioè coloro che erano fisiologicamente più calmi e sereni.

Con buona pace delle tecniche di rilassamento e gestione della paura!

La nobiltà celata

Quindi: fate corsi e leggete libri per imparare a gestire le vostre emozioni; allenate al meglio le risposte automatiche attraverso la pratica; ma poi, in ogni situazione specifica, ascoltate la vostra paura e mantenete il focus sul salvaguardare ciò che lei vi segnala in pericolo.
 
Non avete idea di che tesori scoprirete in voi stessi cambiando il vostro approccio con le vostre paure. Ne ho scritto un capitolo intero in un libro (assieme a un altro sulla rabbia e un altro ancora sui conflitti) perché c’è qualcosa di nobile che si cela nelle situazioni difficili: un’occasione di crescita e consapevolezza di sé.

Buona vita e che qualcuno ve la protegga.



[1] D.L. Delahanty, A. J. Raimonde, E. Spoonster (2000) “Initial posttraumatic urinary cortisol levels predict subsequent PTSD symptoms in motor vehicle accident victims”, Biological Psychiatry, 48 (9), 940-947.


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