Ingegneria forense e opportunità di lavoro: diventa consulente tecnico

Data: 11/03/2020 / Inserito da: / Categorie: Economia - Diritto, Informazione Tecnica, Senza categoria / Commenti: 0

In questi tempi in cui a volte prevale l’incertezza, la cosa importante è non fermarsi mai e guardarsi intorno, ragionare, capire come sfruttare le proprie conoscenze e competenze, come quelle nel campo della ingegneria forense.
 
Ho fatto una bella chiacchierata con l’ingegnere Pippo Sergio Mistretta, perché nel suo articolo precedente incentrato sulle peculiarità dell’ingegneria forense, mi ha molto colpita il tema e la necessità di distinguere bene ogni situazione nella quale ogni professionista potrebbe imbattersi. Ma soprattutto, ecco che ci delinea la figura del consulente tecnico in tutte le sue sfaccettature, un ruolo che potrebbe dare opportunità di lavoro in questo periodo. Scopriamo di più con l’ingegnere Mistretta.
  
Ecco i differenti approcci nel processo penale e civile e come dovrebbe gestire le differenti circostanze l’ingegnere forense
 
Ciò che muta tra processo penale e quello civile è la regola probatoria:
  • nel processo penale vige la regola della prova “oltre il ragionevole dubbio”, stante la diversità dei valori in gioco tra accusa e difesa;
  • nel processo civile vige la regola della preponderanza dell’evidenza o “del più probabile che non”, stante l’equivalenza degli interessi in gioco tra le due parti in lite.

Uno dei procedimenti di più  frequente incarico per l’ingegnere forense è la c.d. “consulenza tecnica preventiva”, un importante strumento alternativo di composizione delle controversie ed è stato visto dal legislatore come un meccanismo processuale di tipo conciliativo atto a risolvere le liti
 
Con l’intento infatti di porre argine al proliferare del contenzioso giudiziario civile, si è data facoltà alla parte attrice di convenire la controparte innanzi a un giudice nel tentativo di concordare negozialmente una soluzione della controversia avvalendosi della consulenza di un terzo, esperto in materia e neutrale in quanto nominato dal giudice. Si profila quindi in questo caso una funzione di tipo persuasivo dell’ingegnere forense che viene chiamato dal giudice per formulare una valutazione in grado di far convergere il consenso delle parti verso la conciliazione prima del processo. 
 
In questa veste, il consulente tecnico è investito di funzioni ben più ampie di quanto non avvenga nella consulenza tecnica d’ufficio. Nella consulenza preventiva, infatti, il perito non svolge le funzioni di semplice ausiliario del giudice, ma è come se fosse investito dell’intera procedura. 

 
E la funzione persuasiva attribuita al consulente si eserciterà in tal caso privilegiando la ricerca di una soluzione condivisa dalle parti anche al di là delle risultanze delle verifiche oggettive sugli elementi a disposizione, persino a scapito del rigore scientifico. 
 
Appare quindi corretto (e funzionale all’incarico) che il consulente esplichi il tentativo di conciliazione durante le operazioni peritali, ponendo attenzione alle posizioni e alle pretese delle parti che egli tenterà di avvicinare sino a condurle entro i termini dell’accordo che esprimerà nella sua relazione finale. 

 
Si comprende, da queste brevi note, che deve esistere un rapporto forte e necessario fra la giurisprudenza e l’ingegneria, ma purtroppo anche nel mondo dei master specialistici le due discipline si muovono ancora su sfere diverse mancando quelle figure pienamente capaci di portare a convergenza il pensiero ingegneristico con quello giuridico.  
  
Ringraziamo l’ingegnere Mistretta per questi ottimi spunti di riflessione ed è sempre più chiaro che quella dell’ingegneria forense è una disciplina tecnica che offre concrete opportunità di lavoro. Bisognerebbe farci un pensierino! 
 
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