Il palazzo Ideale del postino Cheval

Data: 30/03/2020 / Inserito da: / Categorie: Mondi e Culture / Commenti: 0

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Quella che andiamo a raccontare qui di seguito è la storia di uno scultore francese, il postino rurale Ferdinand Cheval, fautore di un’opera dal raro e incommensurabile fascino.
 
Un fabbricato stranissimo sito nel sud della Francia, costruito nell’arco di 40 anni, con le pietre che Cheval raccoglieva nel suo giro quotidiano. 
 
Una storia bellissima, densa di significato, retroscena e dettagli che, nella visione d’insieme di chi qui li narrerà, lasciano trasparire una bellezza e una carica emotiva senza pari.
L’ingegnere Francesco Clemente ci dedica il primo articolo dedicato a un’opera per molti versi considerata folle e, probabilmente anche per questo, ritenuta un esempio di architettura naif che ha suscitato l’interesse e la curiosità di molti.  Buona lettura!
 
Una delle componenti dell’atto creativo, forse la più familiare e la più oggetto di luoghi comuni, è lo sforzo  di concentrazione su sé stesso, la sintesi generatrice  degli ar­tisti: essa è senza dubbio la più abusata da certa stampa popolare, nella quale gli atti creativi titanici di Michelangelo e di Beethoven occupano un posto ben preciso, diventando spesso sinonimo dell’ eroicità dell’animo umano. 

 
Ma, al di fuori di tali luoghi comuni, è indubbio che la prorompente necessità  espressiva, l’estenuante ed imperioso impegno creativo, siano essi stessi coltivati o discendano da nevrosi  più o meno scoperte, sono comunemente accettati  come marchi di genio.

In questa luce l’opera di Ferdinand Cheval, la sua ossessiva e quarantennale dedizione, la sua aspirazione all’immortalità,  rivelano l’impronta del genio, evidente d’altra parte  in molti particolari di straordinaria potenza scultorea e chiaroscurale della sua opera, e nello schema e nella sintesi dell’ opera stessa, grandiosa se riferita ai suoi orizzonti paesani e locali.
 
Ma andiamo con ordine, partendo dal personaggio e dalla sua formazione culturale.
 
Joseph Ferdinand  Cheval nasce alle 5 del mattino del 19 aprile 1836, secondo di due figli, a Charmes sur l’Herbasse, un borgo  rurale di 800 anime fra le valli della Galaure  dell’Herbasse, nel nord della regione della Drôme.
 
La Drôme, che prende il nome dal suo fiume  principale, è situata nel Delfinato, nel sud della Francia, ed è una regione dolce, fatta  di colline, di vallette, di pianure e di  fiumi, segnata dal  mare primordiale, dagli  antichi  ghiacciai,  dall’acqua che scorre abbondante, e dalla presenza dell’uomo.
 
All’epoca della nascita di Cheval la Drôme è un’area eminentemente  rurale,  nella  quale si parla  ancora  l’antico patois,  e per suo tramite si vive una cultura  tramandata oral­mente, fatta di tradizioni, di saggezza popolare, di miti e di un misto di cattolicesimo e di credenze animistiche. I pellegrinaggi e le feste paesane sono i momenti salienti di un universo  contadino, che però comincia ad uscire dalla sua innocente  ignoranza e,  inesorabilmente, a perdere il senso della sua  identità,  in seguito,  tra l’altro, alla diffusione dell’alfabetizzazione  e della stampa popolare, ed all’apertura di nuove strade.

Il padre di Ferdinand Cheval è un contadino, piccolo  pro­prietario terriero, povero ma non indigente.
 
A sei anni, Ferdinand viene iscritto alla scuola  comunale, dove maestri mal pagati insegnano il minimo necessario per  ader­ire alla  morale dell’ordine costituito; ne uscirà  a dodici anni, crescendo nell’universo contadino, la cui cultura immutabile è imperniata intorno alla Chiesa, madre e talvolta matrig­na, con i suoi riti e le sue ricorrenze, che segnano la vita  del singolo  e  della comunità; allo  stato,  autorità  ordinatrice immanente, talvolta paterna e vicina, nella figura dei notabili e dei  suoi  rappresentanti  locali, tal altra  imperscrutabile  e gelida  immagine di lontani e misteriosi legislatori; alla  dura vita  dei campi, governata dall’alternarsi delle stagioni  e da antiche credenze animistiche sul potere fertilizzante della luna, sui  periodi fausti ed infausti, e su remoti ma sempre vivi  miti pagani.
 
L’infanzia di Ferdinand dura poco: ad undici anni perde  la madre  ed a diciannove il padre. Mentre il fratello  maggiore  si copre  di debiti per continuare l’attività paterna,  Ferdinand, spinto  dal bisogno, lascia Charmes per impiegarsi  come  operaio panettiere a Valance.

A 22 anni si sposa e va a vivere a casa della  madre  della moglie,  ad Hauterives, dove lavora come bracciante, ma, dopo  un anno,  incalzato  dalla  miseria,  riparte  nuovamente:  rimarrà quattro anni lontano dalla famiglia.
 
Al ritorno, stanco e provato, si impiega come  postino ru­rale,  un lavoro massacrante (i regolamenti contemplano  un  giro giornaliero minimo  di 32 chilometri, da percorrere a piedi  in tutte le stagioni), mal pagato, ma, almeno, sicuro ed  onorevole. Dopo  due anni di servizio ancora lontano da casa, riesce  infine ad ottenere il trasferimento ad Hauterives. Ma le prove non  sono finite: dopo  tre anni di  esistenza  relativamente  tranquilla, perde  la  moglie  ed è costretto ad affidare i  figli  ai  loro padrini, a Saint-Uze. Passeranno altri cinque anni prima che, nel 1878, Ferdinand si risposi con una vedova di Tersanne, paese all’estremità del suo giro giornaliero, e si sistemi in una  casetta di Hauterives, vicino l’ ufficio postale.
 
A  42 anni è un uomo che ha provato le durezze dell esistenza, e che si è infine ritagliato un suo piccolo spazio.
 
Il suo orizzonte culturale è da una parte  ristretto  alla realtà  che  lo circonda, dall’altra trova respiro e conforto nello spazio fantastico in cui si immerge durante il suo intermi­nabile e solitario giro quotidiano, uno  spazio  personalissimo, elaborato in lunghi anni di letture disordinate ed autodidatte.

La sua biblioteca andava da “La storia di  Francia” di  Le Regois  a “La storia della decadenza e della caduta dell’  impero romano” di Gibbon, dal “Compendio delle vite dei santi” all’album fotografico “La statuaria antica e la statuaria moderna”. Insieme a tali letture, la vera base del  mondo fantastico e pittoresco  di Cheval  fu fornita dalle rubriche e dalle incisioni  del  “Magasin Pittoresque”,  una  rivista di divulgazione popolare  di  impronta positivistica  e socialmente paternalista, collage  educativo  di massime e storie edificanti, speculazioni astrologiche, rievocazioni  storiche  e descrizioni geografiche e  mitiche,  ampiamente illustrate.
 
Ferdinand Cheval riunì e fuse in un lento e caparbio  lavorio le sue esperienze e le sue letture, costruendo un universo in cui si amalgamavano e trasfiguravano i ricordi, la fantasia,  gli eventi storici e il mondo naturale in uno spazio  personalissimo, una  sorta  di castello incantato in cui rifugiarsi.  Nelle ore solitarie trascorse  camminando a contatto della natura  vedeva sagome  e figure transitorie nelle nuvole, nelle  macchie  sulle pareti, nelle forme capricciose del mondo organico ed inorganico, e  le andava man mano organizzando e collocando in un sogno,  uno schema  ordinativo in cui egli, l’umile portalettere, si sosti­tuiva alla natura, e riorganizzava il suo mondo sensibile in  una costruzione fantastica, un castello, un palazzo delle fate,  una grotta incantata,  da lui sognata intorno al 1865, e  mai  più dimenticata.
 
Tale universo rimase sommerso, chiuso gelosamente in gesta­zione fino al 1879, quando proruppe imperiosamente  alla  luce, sintetizzando  la  sua apparizione nel  teatrale incidente  che, anche  se frutto probabile della più tarda drammatizzazione  di una progressiva presa di coscienza, ben s’inserisce nella vicenda del postino di Hauterives.
 
E’ infatti nel mese di aprile del 1879, nel corso del  suo giro giornaliero,  che,  camminando, Cheval urta qualcosa col piede. Usando le sue parole, annotate lungo tutto il corso della sua  vita in un quadernetto scolastico: “Avevo fatto  uscire  dal terreno una  specie  di pietra dalla forma  così  bizzarra,  ed insieme  così pittoresca, che mi guardai attorno. Vidi  che non era la sola. [...] A partire da quel momento, non ho avuto più riposo mattina e sera. Mi misi in cerca, talvolta facevo da 5 a 6 chilometri, e quando il carico era gravoso lo portavo sul dorso.”  
 
Con le pietre raccolte, Fernand cominciò a costruire contro il muro di cinta del giardino della sua casetta una fontana adorna di animali fantastici.

La  natura  vuole essere scultore (…), ebbene,  io  sarò muratore  ed architetto“…e, orgogliosamente e temerariamente fedele a tale proposito ed alle proprie idee, Fernand Cheval cambio’ per sempre la propria vita.

 

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