Scrivere fa bene

Data: 08/07/2020 / Inserito da: / Categorie: Mondi e Culture / Commenti: 0

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Ci hai fatto caso? Ultimamente, forse più del solito, tendiamo a plasmare e costruire il nostro modo di comunicare per compiacere, assecondare o persuadere gli altri. Aggiustiamo lo stile, il tono di voce, selezioniamo le parole, studiamo tutte le tecniche per influenzare o ottenere una rinfrancante pacca sulla spalla. Vogliamo che l’altro si senta rassicurato, che agisca o risponda, emotivamente e pragmaticamente, alle nostre parole.

Lettere marcate attraverso una scrittura ragionata, anche quando si è convinti che sia la quintessenza della nostra personalità, perché noi scriviamo come parliamo, perché il nostro inchiostro è genuino come un bicchiere di rosso, mica un artificio, un esercizio di stile o il tentativo di risuonare in un certo modo.
 
Ne sei certo? Sicuro sicuro, al 100%? 
 
Dimostratelo.
 
Racconta un’esperienza che ti crea molto disagio e fallo con la certezza che quello che scrivi non sarà letto, commentato, mipiacciato o indirizzato a nessuno.
 
Scrivi e basta. Non badare alla punteggiatura e alla grammatica. Butta fuori quello che è lì che vaga nella testa però sii minuzioso nelle descrizioni, esplora con cura il tuo stato d’animo.
 
Poi fai la stessa cosa sapendo che quel racconto sarà letto da chi segue il tuo blog, da tua madre, da tuo marito, dal tuo capo. Cosa cambia? E tu, come cambi? E la tua scrittura?
Scrivere è imprimere il tuo adesso su carta o su monitor: appuntare il tuo presente che domani racconterà il tuo passato che potrai rileggere e rivivere in futuro. Certo, a distanza di tempo, le emozioni non saranno forse le stesse e nemmeno tu lo sarai. Però attraverso quelle parole potrai gentilmente o con violenza far riaffiorare sensazioni, odori, suoni, percezioni, ricostruendo e narrando il tuo sé. 

Sei il Tucidide di te stesso, lo sceneggiatore della tua esistenza, come Pollicino dissemini le tue briciole nel bosco della vita e puoi ripercorrere il sentiero battuto grazie all’inchiostro.

Scrivere è di beneficio e lo dimostra anche la scienza, con numeri e test alla mano.

In Scrivere fa bene si racconta di quello che accade al nostro cervello quando scriviamo, di come la gioia si scriva in bianco, di quanto si enfatizzi il canto della tristezza e di come, una volta digitata, la rabbia tenda a svanire.
 
La scelta delle parole esprime i nostri stati d’animo, dice molto della nostra cultura, del contesto nel quale viviamo o abbiamo vissuto, manifesta la nostra attitudine. 
 
Scrivere fa bene, a tutti. È economico, democratico, semplice e on demand, prima che lo fossero i contenuti sui device tecnologici. La cosa bella dello scrivere è che chiunque può afferrare una penna e iniziare il viaggio esplorativo per entrare in contatto con se stesso.
 
Scrivere è il modo migliore per mettere ordine al caos, per trovare il bandolo della matassa, per dare un senso a quei subbugli che appannano la vita, per alleggerire la zavorra che piega l’esistenza.

Scrivere è un modo di affrontare e acquerellare la propria vita: mettiamo i puntini sulle i, grassettiamo quello che è importante, esclamiamo con veemenza, sospendiamo con ansia o rendiamo minuscolo quello che ha poco valore.
Ma sia ben chiaro: una scrittura intima, solo per noi. Può essere lacerante, dolorosa, colorata, scanzonata ma – sopra ogni cosa – finalmente libera dal giudizio. Anche il tuo.

Lontana dagli sfoghi digitali, non richiede e non ha bisogno di conferme o pollici in su. Un dialogo che parte dall’osservazione, i cui volumi sono eco del sentire più profondo.

Riassapora la leggerezza di muovere le dita al ritmo dei tuoi pensieri, così come hanno voglia di presentarsi: arruffati, sgrammaticati, lucidi, forse troppo cervellotici ma pieni zeppi di anima. 
 
Esercizio: La personificazione  

Quante volte hai detto o scritto: sono preoccupato, sono arrabbiato, sono triste?

Quante volte hai assunto le sembianze della tua emozione?
 
Ecco tu sei la rabbia in persona. Osservati dall’esterno e raccontami – non lesinare con i particolari – per 15 minuti, senza interruzione e senza badare a ortografia e grammatica: come ti presenti, come ti muovi, cosa dici, che frequenza ha la tua voce, che parole (parolacce) scegli di usare, come ti relazioni con chi ti è intorno, qual è la tua aspettativa (perché ti stai sicuramente aspettando qualcosa o stai desiderando di ottenerla)?
 
Un piccolo consiglio
 
Quando l’ira sta per impossessarsi di te, fai questo semplice e innocuo esorcismo. Invece di dire o scrivere “sono arrabbiato” preferisci “sono consapevole che la mia mente si sta arrabbiando”. In questo preciso istante puoi decidere, con coscienza, se diventare tu stesso la rabbia oppure un attento osservatore della tua emozione. Provaci e poi annota quello che succede. Come ti senti? Cambia, se cambia, qualcosa?

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