Benessere ambientale: la sindrome da edificio malato

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Nell’ultimo quarto del secolo scorso si è cominciato a dare maggiore attenzione alla qualità dell’ecosistema e alle interazioni di questo con gli esseri viventi (sia vegetali, sia animali) e di come la salute non solo della popolazione, ma anche degli animali e della vegetazione possa essere danneggiata dall’esposizione a determinati comuni inquinanti dell’aria a livelli di  molto inferiori a quelli che erano ritenuti sicuri in precedenza.
 
In particolare, l’attenzione al problema dell’inquinamento all’interno delle costruzioni (indoor) è cresciuta molto rapidamente sia con l’acuirsi della situazione mondiale riguardante l’inquinamento ambientale dell’intero pianeta, sia col crescere dei casi di sindrome da edificio malato (SEM) in tutti i Paesi maggiormente industrializzati.
 
 L’intera seconda monografia della collana Principi di progettazione universale è dedicata ai vari aspetti concernenti la SEM, come la qualità dell’aria negli ambienti confinati, gli strumenti atti a identificare le fonti d’inquinamento, i materiali inquinanti, i metodi per il miglioramento della qualità dell’aria ambiente, i criteri per definire il benessere ambientale.
 
Nei Paesi industrializzati una parte considerevole della popolazione trascorre  ben oltre il 50% della giornata all’interno di un edificio (abitazione, asilo, scuola, università, posto di lavoro…) e non pochi sono costretti in casa in permanenza. Per essere a norma, sotto ogni profilo, una qualsiasi costruzione abitativa deve rispondere a un numero considerevole di requisiti di legge. Accade tuttavia che, in un edificio del tutto conforme, alcune delle persone che trascorrono al suo interno molte ore in modo ripetitivo, accusano disturbi che non sempre si riesce a imputare a cause precise (nei casi in cui s’interviene, la percentuale degli occupanti che accusa disturbi è in genere superiore al 20%).

Questi disturbi o sono costituiti da una sensazione indefinita di disagio oppure da sintomi più precisi come: 

• bruciore agli occhi e lacrimazione,

• eccessiva sensibilità agli odori, produzione di muco nasale,

• irritazione delle prime vie aeree, tosse secca,

• mal di capo o emicrania,

• disidratazione dell’epidermide, prurito,

• senso di nausea o di vertigine, capogiro,

• disturbi legati alla gravidanza,

• senso d’affanno mentre si cammina, vago senso d’affaticamento, palpitazioni, tremori,

• astenia, crampi muscolari e dolori alle articolazioni,

• eccessivo senso di stanchezza dopo una normale giornata di lavoro,

• torpore, sonnolenza, difficoltà di concentrazione,

• formazione di edemi, epistassi.
 
Se le stesse persone cessano di permanere regolarmente in questi particolari edifici, molto sovente i sintomi elencati scompaiono. Il perdurare di un sintomo in alcuni casi porta dall’effetto fisiologico o psicologico a uno stato patologico e anche a una compromissione grave della salute, al punto che, nelle tabelle dei sintomi, alcuni ricercatori includono casi possibili di aborto e di cancro. Non è tuttavia detto che un determinato sintomo, pure se riscontrato in uno stesso gruppo di persone che frequentano uno specifico edificio, sia necessariamente da valutare in modo drammatico, al di là del fatto che la legislazione sulla sicurezza del lavoro imponga rilevanti parametri di salubrità ambientale del luogo di lavoro.
 
Anche svolgere un’attività lavorativa di concetto in un open space ha i suoi aspetti negativi. Secondo alcune ricerche, fra cui quella della Queensland University of Technology di Brisbane, è deleterio per la salute degli occupanti per più di una ragione. Può essere fonte di stress, causato da tre principali fattori: il sovraffollamento, la mancanza di privacy  e di spazi di riflessione personali, il rumore costante, in certi momenti vicino alla soglia di inquinamento acustico. Stress e irritazione da mancanza di privacy sono stati inoltre associati dagli esperti a un aumento della pressione arteriosa ed è più facile la trasmissione dei virus.

 

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