Il nuovo reale dell’artificiale e il cammino di consapevolezza digitale

Data: 18/02/2021 / Inserito da: / Categorie: Attualità e innovazione, Economia - business, Mondi e Culture / Commenti: 0


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Sono nato nello stesso anno di internet. Abbiamo la stessa era, ops! Età, e come te abito nel suo regno. Internet, la rete delle reti, è diventata un enorme sistema nervoso e tutte le cose ne fanno parte come particelle di un reale e ritmico intero (cit. Nikola Tesla).

Tutte ma proprio tutte, inclusi te e me. La nostra realtà sta cambiando, e noi anche.
 
A scuola ci hanno insegnato che esistono tre regni, minerale vegetale e animale. Poi ho incontrato Ernesto Hofmann e mi ha spiegato che là, sulla frontiera della ricerca sul super-calcolo, il codice digitale fatto di zeri e uni era assai indietro rispetto al codice dell’esistente fatto delle quattro basi del DNA. E che il digitale stava prendendo esempio dalla natura (anche umana) per riuscire a (ri)codificarla.
 
Detto fatto. Arriva Max Tegmark e ci parla di Life 3.0. C’era una volta la vita, intesa come ogni processo capace di preservare la propria complessità e moltiplicarsi, che migliorava il proprio hardware (la forma, il corpo) e progettava il proprio software (le culture umane). Nella nuova era l’evoluzione non è più ‘contenuta’ nei limiti delle possibilità biologiche, progetta pure l’hardware.

Tu chiamala se vuoi era dei cyborg, Tegmark la chiama Life 3.0.
 
Chi è capace di progettare questa nuova vita? La nuova intelligenza, quella artificiale. Un passo indietro. Nel secolo scorso abbiamo preso i calcolatori, alias computer o macchine se vuoi, e abbiamo cominciato a confrontarli con la mente umana.   
 
Un altro genio, Alan Turing, si interrogava sulla macchina intelligente come possibilità. È là che l’informatica ha cominciato a guardare all’umano e al suo cervello per imitarlo, e oggi ha finito col riuscire a insegnare alle macchine a pensare. Di più, hanno insegnato alle macchine a imparare, e anche a imparare a imparare. I computer ci battono a scacchi, al gioco del Go, scrivono articoli sui giornali al posto degli umani, dialogano con noi, leggono le nostre email, lavorano, guidano le auto, redigono paper accademici, cantano, compongono e suonano, e… sì, scelgono cosa desideri, chi ti piace, chi sei.

Sì perché se prendi un sistema nervoso, internet, e lo doti di un cervello, l’intelligenza artificiale, ti accorgi che siamo in effetti tutti particelle di un reale e ritmico intero, l’artificiale. 
 
Così dobbiamo aggiornare i libri di scuola. Scienze: esistono i regni minerale, vegetale, animale e artificiale. Geografia: esiste il mappamondo fisico, politico e digitale. Storia: c’era una volta l’umanità, poi è diventata un algoritmo obsoleto e ha lasciato il posto al postumano, cyborg, replicanti, flussi di coscienza capaci di riprogettare continuamente le proprie forme e muoversi verso l’infinito e oltre, immortali.
 
Fermiamoci un attimo, ho reso l’idea? È una parte di quel che racconto nel libro Più Reale del Reale e ti invito a venire a scoprirlo. Sì perché ora siamo nel mezzo di un turbinoso passaggio tra l’umano per come lo abbiamo sempre conosciuto, tipo tu e io per intenderci, e quel che verrà dopo. E il bello è che dobbiamo deciderlo cosa verrà dopo, tocca a noi, alla nostra generazione, pensa che bella responsabilità. Se lasciata a se stessa e alle libere logiche del marketing, l’intelligenza artificiale è come un incendio che lascerà solo cenere. 

 
Così, come il colibrì della fiaba africana che porta nel becco una goccia d’acqua per affrontare l’incendio della foresta mentre il re leone sta guidando tutti gli animali in salvo, provo a fare la mia parte e nel libro Più Reale del Reale ti racconto non solo come siamo finiti in questa era di passaggio, ma anche come è fatto l’artificiale e ti invito a considerare che abbiamo la responsabilità di vedere, capire e scegliere come andranno le cose per ogni essere vivente in futuro. 

 
Oggi non abbiamo un consapevole potere di scelta, perché la nuova era è governata da un potere che ora è nelle mani di troppi pochi e troppo forti colossi iper-potenti e già parte delle nostre vite, con aspirazioni monopolistiche. E monopolistico nell’era del contesto mercificato (Konrad Lorenz, Zygmunt Bauman, Luciano Floridi, James Williams) significa totalitaristico.

Seguimi un momento. Per fare un’auto ci vuole acciaio, plastica e altro, poi ci metti i vetri. Il vetro è fatto di silice, soda e altro, e per farlo si vanno a prendere le componenti in natura. 
 
Per fare Facebook e TikTok e Google che ci vuole? Tu. Sì certo, i computer e la connettività e a voler proprio dirla tutta anche l’elettricità, ma così come nella filiera delle case automobilistiche si va in natura e si estraggono le sostanze da cui è fatto il vetro, nei social media si va in te, si estraggono emozioni, desideri, paure, sentimenti, conoscenze e istinti. Tu, la sostanza di cui sono fatti i sogni, sei la materia prima della fabbrica digitale, sei la materia prima della filiera digitale.
 
In pratica ogni aspetto conosciuto della nostra esistenza è diventato un flusso di dati che vive in quel reale e ritmico intero sognato da Nikola Tesla, noto come internet e dominato dall’intelligenza artificiale. 

 
In questo nuovo contesto, dove lo spazio e il tempo sono collassati e in cui noi siamo immersi totalmente, che succede, che ci facciamo? Ci viviamo. Il digitale ha creato un reale più reale di prima, estratto dalla nostra interiorità, di cui è una perfetta e funzionante replica artificiale, capace di riscostruire tutto ciò che genera senso per la nostra vita.

Si è nutrito della nostra personalità e socialità e ha ricreato la realtà sfruttando proprio il modo in cui funzioniamo neuro-biologicamente. Il digitale ha connesso il nostro sistema nervoso a internet, ci ha sedotti per fare di noi una parte del nuovo reale artificiale e ha ridefinito, potendo controllare i meccanismi che producono e regolano emozioni e relazioni, il senso di tutto. Ha trasformato l’umano, o meglio lo sta facendo.
 
Tra le mille meraviglie di questo nuovo mondo più reale del reale c’è che è governato da agenti invisibili che sono costantemente all’opera da una parte per estrarre istinti ed emozioni, dall’altra per generare gli stimoli indotti che ci condizionano e provocano un ‘a-ah! ma come ho fatto a non pensarci prima che era proprio ciò che volevo!’. Questi agenti invisibili sono gli agenti di influenza artificiale, gli artificial influencer che descrivo e rendo visibili nel libro Più Reale del Reale. 

 
Sono ubiqui, onnipresenti, iperconnessi e virali, e soprattutto sono nativi digitali. Nel mondo in cui noi ci siamo immersi, transitando dall’abitare il mappamondo fisico e politico al fonderci con quello digitale, loro ci sono nati, moltiplicati e cresciuti. E chi li governa può tutto, perché governa il reale. In un reale artificiale, più reale del reale, che ci ha trasformati in materie prime da cui estrarre potere, sapendo che stiamo andando verso un’era in cui nuove forme di intelligenza possono riprogettare il proprio hardware e il nostro software, c’è ancora spazio per un futuro umano?
 
Scopriamolo nel libro Più Reale del Reale, lì ti accompagno a conoscere e riconoscere le forme dell’influenza artificiale. L’ho scritto sentendo importante e urgente parlartene, e assumendomi la responsabilità di camminare insieme nel reale artificiale.

Quando lo leggerai parliamone, perché c’è ancora tempo e siamo qui insieme, in questo reale, in questo tempo.
Sia che tu lo abbia già letto, sia che tu sia in procinto di farlo, il 25 febbraio terrò un webinar con Francesco Facchini e Filippo Scianna dal titolo “Come potenziare la consapevolezza nell’era digitale”, capiremo insieme come aumentare la nostra consapevolezza con tante buone pratiche per un rapporto più sano con il mondo digitale.
Ti aspettiamo in aula virtuale!

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