Le 3 competenze dell’ingegnere forense: focus sulla comunicazione

Data: 19/02/2021 / Inserito da: / Categorie: Informazione Tecnica / Commenti: 0

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L’ingegnere forense
coniuga il sapere tecnico scientifico (proprio dell’ingegnere) con le discipline giuridiche (tipiche dell’avvocato e del magistrato) e, per fare ciò, occorre sviluppare 3 competenze:

  • Tecniche, che derivano dal percorso di studi intrapreso e dalle successive esperienze lavorative
  • Procedurali, che si apprendono in corsi dedicati e in affiancamento con altri periti
  • Comunicative relazionali, alle quali è dedicato questo articolo.

 

Essere un bravo tecnico e conoscere gli spetti procedurali non è sufficiente, perché bisogna individuare le regole della comunicazione per condividere i risultati degli accertamenti e delle verifiche svolte.
 
Studi in materia hanno individuato tre tipi di comunicazione:

  • La comunicazione verbale (quello che dico)
  • La comunicazione para verbale (come lo dico)
  • La comunicazione non verbale (dettata dalle espressioni facciali e dal corpo)

 

Un dato è molto indicativo e ci dà la dimensione dell’importanza delle varie modalità scelte per esprimerci dal punto di vista comunicativo: solo il 7% della comunicazione, infatti, viene trasmessa con la comunicazione verbale.

Nell’ambito dell’ingegneria forense bisogna prima padroneggiare la forma scritta.

Il consulente tecnico (o perito) deve depositare più comunicazioni scritte prima di esporre le sue tesi in forma orale.
 
La comunicazione scritta dunque è molto complessa, perché gli aspetti tecnici vanno condivisi con soggetti ignari di tutti gli aspetti delineati e sprovvisti delle conoscenze tecniche del perito.

Il ritmo del testo, che nel parlato è dato dal verbale e dal non verbale, nello scritto si traduce in frasi scorrevoli, fluide, brevi o lunghe, per approfondire o al contrario essere perentori, andare dritti al punto.
 
Altri elementi che comunicano molte informazioni sono i grafici, particolarmente interessanti e utili dal punto di vista visivo e della comprensione dei concetti.

 
Il linguaggio orale impone la comunicazione: non si può non comunicare. Impone un ritmo e una sequenza di ragionamenti con tempi ben diversi rispetto allo scritto.

Sia nello scritto che nel linguaggio parlato bisogna stigmatizzare il contenuto in parte iniziale, centrale e conclusione.
 
Gli argomenti, cioè, vanno esposti nella sequenza corretta: oralmente posso utilizzare inserti verbali e para verbali, dunque correggermi. Ma nello scritto dovremo esporre in maniera chiara, senza titubanza.

Ecco la regola del 3:

“Di quello che stai per dire, dillo e dillo un’altra volta” (In maniera sintetica).
 
Nel caso delle perizie giudiziarie c’è la cross examination, l’esame incrociato, tecnica in cui si rivolgono una serie di domande per minare la credibilità dell’esperto.
Ovviamente lo scopo è smontare la tesi del perito agli occhi del giudice, affinché non appaia cosi categorica e granitica davanti all’organo giudicante.
 
Il bersaglio finale della comunicazione è sempre il giudice, dobbiamo convincerlo affinché possa emettere la sentenza finale.

Ora che conosciamo le tecniche di comunicazione, non ci resta che usarle anche per l’esame di stato che prevede ben 3 prove scritte e una orale. In bocca al lupo!

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