Networking professionale ai tempi dello smart working: dalle relazioni in presenza a quelle in digitale

Data: 13/04/2021 / Inserito da: / Categorie: Attualità e innovazione / Commenti: 0

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Oggi il mondo del lavoro e, più in generale, qualsiasi business è stato stravolto da una serie di accadimenti che si potrebbero tranquillamente definire epocali, non in ultimo la necessità – derivante dalla situazione contingente – di lavorare perennemente online, dematerializzando processi, attività e relazioni.
 
Ognuno di noi si trova oggi di fronte ad importanti interrogativi, ai quali non è facile né immediato rispondere. Come costruire oggi, infatti, dei percorsi professionali soddisfacenti e sostenibili? Come emergere e reagire all’iper-competizione e all’avvento dell’intelligenza artificiale? Come rendere un’azienda o una qualsiasi singola professionalità significativa ed efficace a livello comunicativo nell’era dell’invasione digitale e del distanziamento sociale?  
 
La risposta certamente risiede nelle persone e nella capacità delle stesse di creare relazioni di valore che possano durare nel tempo. Senza trascurare le nuove tecnologie, anzi servendosene nel migliore dei modi. 
 
Il digitale, che in questi lunghi mesi passati ci ha salvati ma anche condannati ad una perenne connessione, ha azzerato le distanze fisiche e reso irrilevanti i luoghi, essendo diventato esso stesso il nuovo e univoco campo di gioco per tutti coloro che hanno necessità di comunicare per lavorare. Si sta assistendo, più o meno gradualmente negli ultimi anni e, più recentemente, sempre più velocemente (a causa di un’accelerazione improvvisa e inaspettata impressa dalla pandemia di Covid-19), all’avvento di un nuovo acronimo di derivazione anglosassone (come sempre): WFH, ovvero Work From Home. Il WFH ha avuto, a partire dai primi mesi del 2020, un boom nel tasso di adozione a livello globale, in conseguenza alle limitazioni imposte dallo stato pandemico ed è letteralmente esploso anche in Italia. A livello terminologico preme sottolineare la differenza che vige tra WFH (lavoro da casa) e il più famoso smart working: nel primo caso ciò che cambia rispetto al lavoro standard è esclusivamente il luogo dove viene svolto (a casa invece che in ufficio), mentre lo smart working (o lavoro agile) presuppone anche un cambio radicale del modo di lavorare. Entrambe le accezioni di lavoro da remoto, tuttavia, sono accomunate dal ricorso agli strumenti digitali per la totalità delle attività da svolgere, comprese, ovviamente, quelle di natura relazionale. 
 
Come si fa, quindi, a costruire e gestire proficue e genuine relazioni di business attraverso lo schermo di un PC, di un tablet, di uno smartphone o di un qualsiasi device? Domanda quanto mai contemporanea e molto più che lecita da porsi in questo momento storico. Gli strumenti a disposizione, per fortuna, sono diversi e gestire dinamiche relazionali professionali anche complesse da remoto non è impossibile. Chiunque lavori da remoto, interagendo attraverso uno schermo, prima o poi sentirà emergere la necessità di non sentirsi solo: si ricercherà, quindi, di costruire una relazione proprio attraverso il rapporto umano, anche attraverso il filtro del digitale.
 
 Il rapporto umano, tuttavia, è un concetto estremamente complesso e sfaccettato e non si limita ai messaggi verbali. I comportamenti non verbali e le emozioni che possono essere comunicati attraverso una relazione in presenza sono, infatti, non replicabili online e ciò potrebbe condurre, inevitabilmente, ad impoverire la relazione. Per ovviare a questo rischio concreto e colmare il gap derivante dall’assenza di fisicità, le relazioni di lavoro digitali possono però essere fortificate dal ricorso ad almeno due ulteriori fattori, il coinvolgimento e la partecipazione. Una connessione emotiva, anche attraverso il mezzo digitale, sollecita infatti l’apertura nei confronti dell’altro e porta a vivere più profondamente il momento presente, quello su cui si sta lavorando insieme e, di conseguenza, aiuta a costruire una relazione ad alto potenziale.
 
 Ciò ovviamente non è valido soltanto tra colleghi di una stessa azienda che si trovino a dover collaborare da remoto, ma è applicabile in qualsiasi relazione professionale mediata da uno schermo e da una connessione dati. Anche nel mondo digitale, far sentire coinvolti i nostri interlocutori, in primis emotivamente, è la chiave per gettare le basi di proficue relazioni di business.
 
 Verrebbe dunque da chiedersi se, in aggiunta a quanto sopra, possa essere individuata una formula magica per produrre e mantenere relazioni digitali vincenti e durature: la risposta ovviamente è no, anche se esistono dei principi che possono essere seguiti e che possono aiutare i vari processi. Innanzitutto, la regola aurea è che non esiste un modo adeguato di comportarsi nella realtà e uno nel mondo digitale. I comportamenti adattati nella vita reale possono andare bene, solitamente, anche nel mondo dei pixel. A partire dal momento in cui, per esempio, ci si presenta: introduco chi sono, spiego cosa faccio e offro dei riferimenti. Su LinkedIn, via e-mail o in qualsiasi altro modo mi devo sempre presentare, come avviene nella realtà quando incontro qualcuno per la prima volta: è solo un esempio basico ma, in sostanza, spiega bene come sia buona norma seguire certe regole basilari di buon senso per non trovarsi mai in difficoltà.
 
 Ovviamente, nel prossimo futuro non bisognerà cessare di fare business networking in presenza, nel modo “classico”: il domani, infatti, sarà certamente caratterizzato da un mix di attività e – quindi – di relazioni tanto fisiche quanto digitali. Il potere di passare dall’uno all’altro piano, senza soluzione di continuità, garantendo il medesimo livello di affidabilità e valore per gli altri, sarà essenziale e ci farà individuare come professionisti vincenti ed efficaci. 
 
 
Il vero vantaggio competitivo per i professionisti del futuro, qualsiasi sia il loro lavoro, risiederà sempre di più nelle rispettive capacità di costruire e mantenere nel tempo relazioni di valore. Comprendere e dominare proficuamente l’attività di business networking va tuttavia oggi interpretato, come scritto poco sopra, non solo nella sfera classica delle relazioni in presenza, ma anche attraverso un’imprescindibile capacità di far leva, intelligentemente, sugli strumenti digitali, LinkedIn in primis. La capacità di connettersi, curare e mantenere relazioni di valore e sostenibili nel tempo, anche grazie all’enabler digitale, sarà dunque la vera fonte di vantaggio competitivo per qualunque business e per ogni professionista. Il mio libro vuole aiutare il lettore a coltivare un business networking migliore fin da subito.

 

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