Disabilità e interaction design: la progettazione intelligente

Data: 14/05/2021 / Inserito da: / Categorie: Informazione Tecnica, Progettazione - Strutture / Commenti: 0

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L’interaction design è un recente processo di analisi sviluppato nell’ambito delle ricerche per la progettazione e lo sviluppo dei servizi di comunicazione. A un livello più generale, lo stesso è applicabile alla progettazione di prodotti e di servizi, specie se con un elevato contenuto tecnologico, nell’ambito delle metodologie agili. 

 

Le metodologie agili suggeriscono l’uso di particolari criteri per sviluppare un progetto (nel caso originario, di un software) basati innanzitutto per quanto possibile sul coinvolgimento dell’utente-cliente, in modo da garantire una elevata reattività alle sue richieste.   
 
Obiettivo dell’interaction design è quello di raggiungere una migliore comprensione delle relazioni esistenti tra artefatti, persone e contesti (fisici, culturali, storici, virtuali…) per ottenere una più accurata definizione  degli artefatti stessi e del modello di interazione, cioè di investigare più a fondo l’uso che verrà fatto dell’artefatto e il target a cui esso si rivolge. Lo scopo ultimo è quindi quello di innestare il concetto di usabilità nel processo di progettazione, portando l’attenzione sull’interazione tra utilizzatore e funzionalità del prodotto/servizio. Ciò significa che le problematiche legate agli utenti guidano il processo progettuale più di quanto non lo facciano gli aspetti tecnici. 

 
La metodologia adottata per assicurarsi che tutto lo sviluppo progettuale tenga in considerazione le necessità dell’utente è quella di coinvolgere utenti reali per la durata dell’intero processo. In questo modo gli sviluppatori riescono a raggiungere una migliore comprensione dei bisogni dei fruitori, pervenendo alla realizzazione di un prodotto più appropriato e maggiormente usabile. In altre parole, le forze trainanti lo sviluppo di un prodotto dovrebbero essere gli utenti reali e i loro bisogni e non solo le tecnologie viste dal lato del progettista. Su questo principio si basa il processo che porta alla creazione di un artefatto secondo i canoni dell’universal design.
 
Progettare di artefatti con un elevato grado di usabilità – aspetto fondamentale del processo di interaction design -  tiene conto di  chi ne farà uso e del contesto in cui verranno utilizzati, nonché del tipo di attività che gli utenti svolgeranno in interazione con quei prodotti. Ciò avviene applicando i principi di usabilità come: efficienza, efficacia, sicurezza, utilità e facilità di apprendimento e di ricordo delle modalità d’uso, resi operativi attraverso il rispetto di specifici criteri, come indicato in figura.
 
La possibilità di progettare un artefatto godibile, esteticamente piacevole,  facile da usare ed efficiente, è legata alle caratteristiche dell’esperienza d’uso, cioè al modo in cui gli utenti vivono l’interazione con il sistema costituito dal contesto in cui si trovano. Gli obiettivi legati all’esperienza d’uso si distinguono dai più oggettivi obiettivi di usabilità, perché i primi riguardano il modo soggettivo di un utente di vivere l’esperienza di interazione con un certo prodotto, mentre i secondi hanno a che fare con la misurazione di quanto quel prodotto è utile o produttivo.  
 

Le quattro fasi di sviluppo alla base del design dell’interazione possono essere così descritte:

  1. identificazione dei bisogni e definizione dei requisiti;
  2. sviluppo delle proposte di design alternative che rispondano ai requisiti identificati;
  3. elaborazione di un modello che possa essere comunicato e valutate;
  4. valutazione dell’accettabilità. 
 
Va notato che, utilizzando la metodologia dell’interaction design, non ha molto significato isolare l’attività di definizione dei requisiti da quella di progettazione e di valutazione, in quanto questi aspetti risultano interallacciati uno con l’altro.
 
Partendo dal presupposto che l’ottimazione della fruibilità dell’artefatto richiede uno  studio preliminare delle categorie di utenti che lo utilizzeranno e quindi l’analisi dei loro bisogni, verificati nel tempo e nello spazio, questi ultimi costituiscono la base dei requisiti dell’artefatto e definiscono i  parametri di progettazione e lo sviluppo del prodotto stesso. Questo percorso è fondamentale in un approccio centrato sull’utente.

Comprendere che cosa dovrà fare l’artefatto che stiamo sviluppando e assicurarsi che supporti i bisogni degli utenti, sono attività molto importanti nella fase di sviluppo di qualsiasi realtà progettuale. Se i requisiti sono sbagliati, il livello di usabilità dell’artefatto non risulterà ottimale e, nella migliore delle ipotesi, verrà sottoutilizzato.

                                               

Questo piccolo battello è stato progettato per effettuare escursioni sul fiume sloveno Ljunljanica. Il concetto di riferimento è quello dei traghetti che possono agevolmente imbarcare automezzi. In questo caso, il natante risulta molto facilmente accessibile alle persone in carrozzina. Ha avuto il premio BIO 421 Quality Concept Award.

 

Si prenda come esempio un normale servizio igienico di una comune unità abitativa. Quanti progettisti si chiedono in partenza come lo stesso deve essere concepito perché la sua usabilità risulti ottimale non solo in situazioni banalmente normali, ma quando uno dei fruitori, durante il periodo di utilizzo, che può perdurare per decine e decine d’anni, si trova ad avere anche solo per qualche settimana una gamba ingessata  e deve manovrare fra gli apparecchi igienici con due stampelle? E se la stessa persona, se continua ad abitare nello stesso appartamento, diventando anziana e molto anziana, necessita di poter avere un minimo grado di accessibilità allo servizio igienico stando seduta in carrozzina? Se a questa domanda qualcuno risponde che per rendere accessibile a una persona in carrozzina un servizio igienico lo stesso deve avere dimensioni ben superiori in pianta a quelle standard e non sempre queste sono disponibili, significa che possiede una assai limitata capacità progettuale. 
 
La quarta monografia Componenti edili della collana “Principi di progettazione universale” analizza a fondo nei vari capitoli queste specifiche problematiche.

 

 

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