Una rivoluzione in atto chiamata automazione domestica

Data: 08/07/2021 / Inserito da: / Categorie: Informazione Tecnica / Commenti: 0

domotica e automazione domestica

La raccomandazione più volte riportata nella quinta monografia della serie dedicata agli impianti tecnici è quella di non automatizzare le funzioni casalinghe fondamentali senza avere la certezza che, in caso di guasti, si possano gestire anche a mano. 
 
Nell’entusiasmo che si prova nell’automazione domestica riferita alle peculiarità abitative come la tapparella di una stanza, ad esempio, sovente si dimentica che se la sua scheda elettronica o il relativo telecomando si guastano, chi è relegato nella stessa deve poterla alzare o abbassare anche manualmente. Nel primo caso, se la tapparella è abbassata e non si può sollevare a mano, finché non interviene qualcuno a riparare il guasto, la stanza è agibile solo tenendo accesa la luce elettrica. Nel secondo caso, chi è abituato a dormire al buio, può trovare molto difficile riposare non solo se entra nella stanza la luce notturna del sottostante vicino lampione, ma anche la luce solare dall’alba in poi.

Uno dei problemi economici da superare per automatizzare i vari dispositivi tecnologici di un’abitazione è data dalla necessità di dotare ogni apparecchio e ogni dispositivo da comandare con una scheda che traduca il linguaggio elettronico usato dallo stesso in quello gestito dalla centrale comune. Dato che verosimilmente la lavabiancheria non è prodotta dalla stessa Casa del televisore o della serranda del box auto, è inevitabile dover tradurre linguaggi di comunicazione dati diversi in quello di comunicazione della centrale.

Recentemente, è apparso sul mercato una scheda prodotta in Svizzera che permette di concentrare tutti i problemi di traduzione in un’unica scheda posta nella centrale di comando e di controllo. 

Ma non è finita: la maggiore rivoluzione è sorta con la assai recente realizzazione di un minicomputer denominato Raspeberry (vedi prima immagine), che costa soltanto 35 dollari, e che sta nel palmo di una mano, in grado di realizzare un centro di controllo dei vari apparecchi e dispositivi domestici, eventualmente unendolo a una scheda denominata Arduino (vedi seconda immagine).
 
Un primo livello di controllo permette di comandare anche a distanza l’accensione e lo spegnimento di qualsiasi apparato, ma nulla vieta di estenderne l’uso al sistema antieffrazione, al controllo delle luci e della temperatura, ad esempio.

Con 240 dollari si può comprare su Amazon un droide R2-D2 (quello di Guerre Stellari: vedi terza immagine) da accoppiare al sistema, in grado di riprodurre messaggi audio, riconoscere i volti delle persone  e di comprendere comandi vocali, per ora in due lingue: inglese e cinese. Non è un giocattolo ma uno dei tanti “pet” elettronici che nel vicino futuro faranno compagnia alle persone sole che non hanno altre opportunità di rapporto sociale.

La scheda elettronica Arduino è un microcontrollore che è stato inventato da un gruppo di esperti di informatica di Ivrea e che così l’hanno denominato richiamandosi al nome di Arduino d’Ivrea (che fu un re italiano nel 1002). 
 
Con Arduino si possono realizzare senza difficoltà dispositivi per controllare luci, velocità dei motori, sensori di temperatura e di umidità. Può essere collegato a un computer e comunicare con qualsiasi altro dispositivo programmandolo opportunamente. Tutto il software a corredo è libero, così come gli schemi circuitali. Arduino è già stato venduto in pochi anni in decine di migliaia di esemplari in tutti i continenti.

 
Nella quinta monografia della collana “Principi di progettazione universale” gli ultimi tre capitoli affrontano in profondità le problematiche relative all’asservimento tecnologico, all’automatizzazione dei vari dispositivi domestici e alla realtà virtuale dedicata anche alla teleassistenza. I costi sociali di assistenza delle perone anziane o diversamente abili che vivono sole a domicilio stanno crescendo rapidamente in tutti i Paesi industrializzati a seguito dell’allungamento progressivo della vita. Già attualmente la voce di costo relativa alle badanti – che sempre in numero maggiore forniscono assistenza a domicilio – tende a non essere più copribile dalla spesa pubblica. I sussidi tecnologici possono del resto essere anche loro adottati soltanto se il loro costo non è elevato, come è possibile in molti casi.

 

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